Era tanto che volevo vedere la costa dei trabocchi in Abruzzo, quelle speciali palafitte che i pescatori usavano per pescare senza doversi avventurare in mare aperto. Finalmente ci sono riuscita.

La destinazione del gruppo di amici era proprio il Trabocco Turchino, famoso per essere uno dei pochi trabocchi ancora autentici, non trasformati in ristorante, e perché posto sotto l’eremo dannunziano, il luogo in cui D’Annunzio visse un’estate d’amore con la sua amante e dove scrisse “Il trionfo della morte”.

Non amo molto D’Annunzio, tant’è che ho con me un libro su Leopardi, un libro che racconta di come il destino possa diventare destinazione, una riflessione che mi porto dietro da alcuni giorni.

Fatto sta che, mentre tutti erano posizionati sui ciottoli caldi e duri della spiaggia “Maruccio”, io mi sono incamminata da sola verso il Trabocco Turchino, che vedevo piccolo piccolo in lontananza.

C’è una pista pedonale e ciclabile di velluto che, insieme al blu del mare accanto, non mi hanno fatto percepire tanto il caldo del sole. Un po’ si, tanto che, dopo mezz’ora di cammino, sono scesa alla spiaggia per vedere da vicino il trabocco e mi sono tuffata.

È stato un bel momento.

Nonostante la decadenza lavorativa di questo mio momento, io sono pur sempre una romantica in cerca di senso e di poesia.

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