Raccolto diurno

Raccolto Diurno, Erri De Luca, 2021

Ho sempre un libro di poesie con me. Le poesie mi servono a riempire i silenzi, ad accendere la luce quando è buio, mi servono da fazzoletto per le lacrime, da selfie per un -raro- sorriso, per condividere con me stessa la bellezza.

Erri, si sa, lo adoro, e secondo me è poetico anche quando scrive in prosa.

Poche asciutte parole, e precise. Proprio come deve essere la poesia.

Guardavo ieri sera su RaiPlay “In scena, playlist per la poesia” con Jovanotti e Nicola Crocetti, che tra l’altro è l’editore anche di questo libro di Erri. Un bel programma allegro in cui si sono lette poesie e ci si è commossi. Crocetti dice che la poesia è descrivere le cose in modo preciso, “assoluto”.

Così è Erri, c’è poco altro da aggiungere alle sue poesie assolute, che suonano dentro.

Le metafore di Erri, sempre e anche in questo “Raccolto diurno” che ce l’ha anche nel titolo, richiamano la natura, il bosco, i sentieri di montagna.

Così si spiega la vita, l’amore.

Nessun artificio, nessun effetto speciale, ma c’è quel che serve dire con l’immediatezza di una frase che arriva per la strada più breve, senza rime, con precisione chirurgica.

Mi emoziona con semplicità.

Sono poesie bellissime, ma sentite questa:

Da “Raccolto Diurno”

Giuliana ✨

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A cosa serve la poesia

A quei momenti di vuoto, in cui non sappiamo dare colore ai ricordi importanti. Alla vita che si sta inaridendo dietro alle corse quotidiane, alle giornate frenetiche. A quando la …

E di sostanza sferzante

Capita una sera che prendo cane e marito e vado in direzione di un paesino della Valnerina, uno dei tanti luoghi che ho imparato a conoscere e ad amare con Trekking Art. Direzione Chiesa di Sant’Antonio, sede della mostra fotografica “E di sostanza sferzante“, di Simone Vannelli e Laura Priami, curata da Franco Profili e Isabella Cruciani.

Mi piacciono gli intrecci di storie, persone e luoghi.

L’arte di vedere le cose intorno a noi

Certi libri sono delle rivelazioni improvvise, come un’esplosione che di botto ci sveglia e ci fa tenere, da li in avanti, gli occhi aperti.

Viviamo la nostra quotidianità con una sorta di cecità attenzionale, non facciamo quasi caso a niente, dettagli, particolarità di luoghi e persone, profumi, geometrie, sfumature di colori.

Viviamo così, senza meraviglia e perdiamo informazioni che magari non sono rilevanti ai fini dell’economia del mondo, ma nel bilancio emotivo dei nostri giorni si, eccome.

Mi sono innamorato di Franco

A volte ho l’impressione che del mio passato lavorativo restino solo macerie.

Ma un giorno è arrivato Paolo col suo bagaglio di ricordi.
Quelle deflagrazioni di cui parla non hanno lasciato macerie, anzi hanno sparso in giro scintille di sorrisi, di emozioni belle e di speranza, polvere di stelle e di amore, e sono così orgogliosa e felice di essere “l’amica psicologa” che ha contribuito alla nascita di questo libro piccolo e gentile, pieno di un amore insolito, mai banale, pieno di storie, memorie, dolori e drammi, solitudine e poi sorrisi e gesti delicati e persino fiducia in un futuro che nemmeno pare esistere.

Del mio passato lavorativo alla residenza per anziani Tiffany resta quel che questo libro evoca: un miscuglio perfetto di dolcezza e dolore, lo “sguardo accecante” di chi ti saluta per sempre, una mano ferma che stringe mani che tremano, una presa salda per anime e corpi insicuri e la certezza, non la fiducia, proprio la certezza, che vivere e lavorare con emozione e passione è un pregio e un privilegio.

Grazie Paolo di avermi resa parte di questa avventura, per avermi restituito la forza di guardare con amore al passato e con fiducia al futuro

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La mia terapia

Sono un’anima inquieta, irrequieta, sto bene ad attimi, attimi soltanto, poi non più. Nei miei attimi di luce so chi sono e cosa voglio, ma nel resto del tempo cerco un modo per star bene, per star meglio, una terapia, la mia terapia.

Nei miei buchi neri ci sono pezzi sparpagliati di emozioni da riordinare, puntini da unire e nessun disegno a comparire. Domande senza risposte, incroci di strade senza indicazioni. Come avessi perduto la strada. O me stessa.

Le parole che si compongono sui quaderni a righe o che scorrono sul monitor del mio Mac sono la mia torcia per quando torna il buio, il pettine che districa i nodi, sono l’aspirapolvere e l’igienizzante, sono l’arma contro i mostri, l’excalibur del mio coraggio, l’amen di ogni preghiera, l’inizio di tutte le cose.

Così, da oggi, torno nel mondo con una penna in mano, come una lente per i miei occhi che non hanno mai saputo guardare.

Da oggi sono pronta ad inventare una nuova lingua col mio vocabolario di parole, emozioni, poesie.

Da oggi, dato che serve una mappa, sono pronta a costruire la mia, per uscire da questo labirinto da cui vedo solo il cielo, in cui i miei riferimenti sono libri, poesie, narrazioni, arte, psicologia, luoghi da raccontare e natura.

G.

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