Leonessa

Nei miei turni d’agosto riesco ad infilare delle pause, a forma di riposo. Raggiungo Leonessa, anzi, San Clemente di Leonessa, dove sono i miei figli coi miei genitori, e mi dedico a scoprire questa terra che amo da morire, ma che conosco pochissimo.

Sapevo di Piè del Poggio che era un gioiello, molto più grande di San Clemente ma non ci ero mai stata a piedi da Leonessa, così ho seguito il Cai locale e mi sono unita in escursione.

La passeggiata è stata facile e gustosa, un sentiero all’ombra, la strada delle Cese, ci ha portato al piccolo borgo, costeggiando il fianco di Colle Collato, col suo santuario in vetta e ammirando l’imponenza di Monte Cambio; prima sosta al colle di San Cristoforo, luogo dove è avvenuta l’ultima benedizione di Leonessa da parte del suo Santo, Giuseppe, che iniziava il suo ultimo viaggio verso Amatrice. Da questo colle si vede Leonessa … lo posso dire … in tutto il suo splendore. Da questo luogo pensi alla benedizione di San Giuseppe, ne avverti persino la spiritualità, ma poi ti volti e senti tutto il dolore della perdita di un figlio. Un monumento ai “Figli in Cielo“, ai figli morti anzitempo, al dolore indicibile di una madre e di un padre, di una famiglia. Un monumento alla memoria.

Fonti, rocche (Angioina e la Rocca del Lupo, il primo insediamento di Leonessa, risalente all’anno mille), edicole sacre, piano piano, fino ad arrivare a Piè del Poggio, che prima ho chiamato “borgo” ma no, non è la parola esatta, borgo mi fa pensare ai castelli lungo la Valnerina, le frazioni di Leonessa si chiamano Ville.

A Piè del poggio ci attende il signor Emidio, 91 anni portati meravigliosamente, con lucidità ci racconta episodi della sua vita e della sua terra, le pecore in transumanza da Capalbio, la festa della trebbiatura, i campi coltivati che oggi sono tutta boscaglia (io li ho conosciuti così), il grano, il farro, i forni, la fratellanza di allora, la comunanza che si cerca di ricostruire oggi con le iniziative dell’associazione Pro Piè del Poggio, il poeta del paese, Angelo Felice Maccheroni (1801-1882) che è l’incipit di questo racconto.

Belle le storie che iniziano coi poeti!

“in questa villa deliziosa e amena che sembra in tutto l’isola cumana vidi del dì la luce alma e serena”

Colle di San Cristoforo

E poi, dopo la poesia, i brividi: Emidio ha sentito arrivare i tedeschi dal rumore delle moto che costeggiavano San Clemente, li ha fatti entrare in casa, hanno preteso di rifocillarsi, asciugarsi, scaldarsi, si sa, il marzo della piana leonessana non ha ancora in serbo il seme della primavera, hanno preteso di avere dei nomi, degli indirizzi ma lui niente, silenzio, una resistenza vera, poi il parroco che si inserisce a proposito e i tedeschi che corrono a fidarsi di una spia, un traditore da coniugare – ahimè – al femminile, che da nomi e indirizzi, lei si, ed ecco l’eccidio del 7 aprile del 1944, in cui furono uccisi 52 civili a Leonessa e nelle frazioni.

La Storia va ascoltata sempre da più fonti e non basta un nome, purtroppo per fare da garanzia e dare certezze.

Insieme a Emidio raggiungiamo il piccolo Museo della civiltà contadina, una raccolta di oggetti d’altri tempi messa insieme dagli abitanti del luogo, ecco la comunanza che dicevo prima. gente che rinuncia a un pezzo, un oggetto, per costruire insieme una storia collettiva, storia di una gente. Meraviglia che esistano storie così, vere e niente affatto d’altri tempi. Prima di riprendere il sentiero di ritorno, il sentiero dei Passanti, abbiamo una piccola anticipazione della chiesa di cui domani ci sarà inaugurazione e riapertura dopo i lavori post terremoto (del ’97 …).

La Chiesa di Santa Maria del Cerreto, chiamata così per la statua in legno che conserva al suo interno, una Madonna del Cerreto trovata nel 1659 proprio a Borgo Cerreto, ma poi ancora una statua del Battista del XVI sec, posta su un altare proveniente dalla Chiesa di San Nicola di Leonessa che non esiste più, e un altro altare di una chiesa anch’essa sparita. Ma la memoria resta.

Insomma una mattinata di passi lenti, di un’accoglienza dal sapore antico, di un’atmosfera semplice e autentica, una mattinata ricchissima.

Biagio

Giuliana

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