Guido Gozzano. I poeti italiani. L’unità. 1993

Guido Gozzano, (19 dicembre 1883, 9 agosto 1916) l’ho conosciuto al liceo, quando seguivo un percorso tutto mio di poesie e letture. Oggi a cavallo tra 2022 e 2023 lo riscopro tramite questo libretto che veniva distribuito con L’Unità, ormai una vita fa.

Gozzano ha quel ritmo che adoro e un senso e un significato che hanno molto da insegnarmi.

Gli fu diagnosticata la tubercolosi a 24 anni e, da quella diagnosi tremenda, sa di essere un uomo senza futuro (morirà a 33 anni).

E lui che fa?

Continua a vivere con le mani in tasca, con un “vago sorriso leggero”, scrivendo col suo tocco garbato, mai pesante, con la “grazia ironica e svagata”, lucido, consapevole, con un atteggiamento gentile, con la sua poesia del “cedere lentamente il passo”.

Ho da imparare la leggerezza, pur nella gravità delle cose della vita, io che riesco a rendere gravi anche le cose leggere.

Lungi i pensieri foschi!

Se non verrà l’amore che importa?

Giugno al cuore il buon odor dei boschi

Di quali aromi opimo odore non si sa: di resina? di timo? o di serenità?

Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,

mio cuore, bambino che è tanto felice di essere al mondo

La vita? Un gioco affatto degno di vituperio,

se si mantenga inetto un qualche desiderio.

Un desiderio? Sto supino nel trifoglio

e vedo un quadrifoglio che non raccoglierò

Ma dunque esisto! O strano!

vive tra il tutto e il niente,

questa cosa vivente detta guidogozzano!





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