Home Benessere Come diventare e cosa fa un consulente del benessere

Come diventare e cosa fa un consulente del benessere

Il benessere non è più un lusso riservato a pochi. 

È diventato una vera categoria professionale, con una domanda in crescita costante. 

Attorno alla figura del consulente del benessere resiste però ancora molta confusione. 

C’è chi lo immagina come un estetista con qualche competenza in più, chi lo confonde con un life coach. La realtà è diversa.

Chi si occupa di questo settore osserva spesso una costante: le persone cercano questi servizi molto prima di sapere come si chiamano. 

Vogliono sentirsi meglio nella propria pelle, capire quali colori le valorizzano, ritrovare un equilibrio tra corpo e mente. 

Solo in un secondo momento scoprono che esiste una figura professionale dedicata proprio a questo.

Chi è il consulente del benessere

Il consulente del benessere accompagna la persona verso uno stato di equilibrio complessivo. 

Il campo d’azione non riguarda soltanto la forma fisica: comprende alimentazione consapevole, gestione dello stress, cura dell’immagine personale e, in molti casi, armocromia.

La differenza rispetto ad altre professioni sta nell’approccio

Un nutrizionista lavora sul piano alimentare, un’estetista interviene sull’aspetto esteriore. 

Il consulente del benessere tiene insieme i diversi fili, osserva la persona nella sua interezza e costruisce un percorso su misura.

Un punto va chiarito senza ambiguità. Il consulente del benessere non è un medico e non può sostituirsi a figure sanitarie. 

Chi promette diagnosi o cure oltrepassa un confine professionale e normativo che non dovrebbe superare, con conseguenze concrete sia per il cliente sia sul piano della responsabilità.

Il campo d’azione concreto

L’attività di questa figura è più articolata di quanto si immagini. Il primo passo è quasi sempre l’ascolto

Una consulenza seria inizia con un colloquio approfondito, perché senza conoscere abitudini, obiettivi e difficoltà del cliente non è possibile costruire un percorso solido.

Segue la fase operativa, che varia in base alla specializzazione:

  • Consulenza d’immagine e armocromia: analisi del sottotono della pelle attraverso il draping (il test dei tessuti che valuta le reazioni cromatiche del viso), individuazione della stagione di appartenenza tra i quattro macro-gruppi (primavera, estate, autunno, inverno) e definizione della palette di colori più adatta, con indicazioni su trucco e abbigliamento.
  • Benessere fisico: suggerimenti su routine di movimento, tecniche di rilassamento e modifiche graduali delle abitudini quotidiane.
  • Equilibrio mentale ed emotivo: strategie per gestire lo stress, migliorare la qualità del sonno e mantenere la motivazione.

Un aspetto poco raccontato riguarda il monitoraggio nel tempo. 

Il consulente non conclude il rapporto dopo il primo incontro: segue i progressi, corregge l’impostazione quando necessario e verifica i risultati intermedi. 

È in questa continuità che si misura la distanza tra un professionista strutturato e chi si limita a vendere pacchetti standardizzati.

Per approfondire mansioni e competenze specifiche, trovi una guida dedicata al consulente del benessere dove Lucrezia Canossa, professionista del settore, spiega ogni fase del percorso professionale.

Il percorso formativo

In Italia la professione del consulente del benessere non è organizzata in un albo o in un ordine. 

Rientra tra le professioni non regolamentate disciplinate dalla Legge 14 gennaio 2013, n. 4, che ne consente l’esercizio in forma individuale, associata o societaria e prevede la possibilità di aderire ad associazioni professionali riconosciute dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. 

La stessa legge impone al professionista di indicare con chiarezza, nei rapporti con il cliente, l’eventuale associazione di appartenenza e la natura non ordinistica della professione.

La conseguenza è duplice: da un lato l’accesso è libero, dall’altro reputazione e formazione diventano gli elementi che qualificano davvero il professionista.

Per questa ragione la scelta di un percorso formativo serio è determinante.

I percorsi più solidi coprono diversi ambiti:

  • Nozioni di anatomia e fisiologia di base, indispensabili per comprendere il funzionamento del corpo umano.
  • Elementi di psicologia del benessere, utili nella relazione con il cliente e nella gestione delle sue aspettative.
  • Tecniche di consulenza d’immagine, incluse le basi dell’armocromia per chi intende specializzarsi in questo settore.
  • Competenze comunicative e relazionali, spesso sottovalutate ma decisive nel lavoro quotidiano.

Molte scuole rilasciano attestati a valore privato. Non equivalgono a un titolo di laurea, ma certificano un percorso strutturato. 

È opportuno verificare sempre l’ente erogatore, i docenti e i riscontri di chi ha già frequentato il corso.

A questo si aggiunge l’esperienza sul campo, che nessun corso può sostituire. 

Un errore ricorrente tra chi inizia consiste nel forzare i tempi, proponendo cambiamenti troppo drastici che il cliente non è pronto ad accogliere. 

Il benessere non si impone: si costruisce in modo graduale e condiviso.

Le competenze che fanno la differenza

Al di là dei titoli, alcune qualità professionali risultano determinanti

La capacità di ascoltare senza giudizio precede ogni altra competenza: un cliente che non si sente accolto difficilmente si apre.

È inoltre necessario un aggiornamento continuo. Il settore evolve, le tendenze cambiano e vengono pubblicati nuovi studi. 

Le tecniche possono invecchiare, mentre la capacità di leggere correttamente la persona rimane la competenza centrale.

Infine, l’onestà professionale. 

Un buon consulente riconosce quando una situazione esula dalle proprie competenze e indirizza il cliente verso un medico, uno psicologo o un altro specialista. 

Questa consapevolezza dei propri limiti distingue chi esercita la professione con serietà.

Compensi e prospettive

L’aspetto economico merita chiarezza. I compensi variano in funzione dell’esperienza, della specializzazione e della zona geografica. 

Le tariffe orarie per la consulenza d’immagine si collocano indicativamente tra i 65 e i 100 euro, mentre i singoli servizi hanno prezzi differenziati: una consulenza di armocromia si aggira spesso tra i 90 e i 200 euro, e i pacchetti più completi, come la consulenza sul guardaroba, possono superare i 250 euro a sessione. 

Chi ha costruito un nome consolidato e una presenza online strutturata raggiunge naturalmente le fasce più alte.

Anche il modello di lavoro incide. 

Alcuni operano come liberi professionisti, altri collaborano con centri estetici, palestre e spa. 

Negli ultimi anni la consulenza online ha ampliato il bacino di clientela, superando i vincoli geografici.

Una precisazione realistica: i primi mesi raramente risultano redditizi, perché la costruzione della fiducia richiede tempo. 

Le promesse di guadagni facili e immediati non trovano riscontro nella pratica del settore.

Per chi ha senso questa professione

Non è un percorso adatto a tutti. 

Si rivela indicato per chi ha una curiosità autentica verso le persone, per chi comunica con facilità e per chi non si scoraggia di fronte a risultati che maturano lentamente.

Per chi si riconosce in questo profilo, le soddisfazioni possono essere significative, non solo sul piano economico. 

Aiutare una persona a sentirsi più a proprio agio con se stessa ha un valore difficilmente quantificabile.

Un’impostazione graduale è la più sostenibile: seguire una formazione riconosciuta, valutare l’adesione a un’associazione professionale ai sensi della Legge 4/2013, definire correttamente la posizione fiscale (apertura della partita IVA e inquadramento dell’attività) e proporre le prime consulenze a tariffe contenute per accumulare esperienza. 

È un percorso impegnativo, ma per chi lo affronta con metodo offre prospettive concrete.