Vino al vino

Vino al vino è un viaggio di scoperta dei vini genuini d’Italia, dalla Sicilia alla Val d’Aosta, pubblicato per la prima volta nel 1969, scritto da Mario Soldati.

Si corre il rischio di credere che Vino al vino sia solo un elenco dei vari vini naturali delle diverse regioni italiane di quegli anni, eppure Vino al vino è un immersivo diario di viaggio che scandaglia in profondità non solo le uve, la terra, il vino, ma anche i suoni delle sillabe, la forma delle nuvole, il vento.

Una lettura che avvolge e cattura, stimola i quattro sensi, e ci fa capire che il vino è come una persona, vivo, diverso, unico e il nome dice del vino una infinitesima parte di ciò che quel vino, quella persona, effettivamente è.

L’autore dice di scrivere soltanto le sue “impressioni personali provate e fuggitive” del mondo del vino, eppure non mancano descrizioni dei dettagli, dei sorrisi, dei capelli, degli sguardi delle persone che incontra.

Scrive delle strade acciottolate, dei cieli immacolati, delle bettole, del mare. Scrive delle emozioni che certi vini, dopo esser stati a lungo cercati, gli fanno provare.

Scrive di vini non famosi, “vini umili o gloriosi, talvolta quasi ignoti“, ma vini genuini che corrispondono “a un atto di fede, a una religione segreta“, vini rispettosi della tradizione, oltre che della natura nel senso più ampio del termine. Scrive di piccoli vini e di grandi vini, la cui differenza è segnata non dall’etichetta (“Esistono piccoli vini sublimi e grandi vini mediocri”), ma dalla genuinità e sincerità del metodo di allevamento e produzione.

Il vino buono è in grado di partecipare alla vita di ciascuno di noi più direttamente dell’opera d’arte.

Vino al vino è un libro dettagliato e terapeutico perché intende vino come un miracolo che “ha anche fare con quanto ciascuno di noi possiede di più segreto, vitale e difficilmente comunicabile“.

Fate un viaggio nel mondo del vino, scoprirete più cose di voi stessi che in una seduta di psicoterapia.

Al contrario di molte persone che conosco, non ho mai bevuto per consolarmi di qualche guaio, o per obliterare qualche tristezza. Ho sempre rispettato troppo e il vino e il dolore per non evitare di mescolarli. Se ho avuto dell’indulgenza verso l’alcol è sempre stato per il motivo opposto: sentendomi felice , per esserlo ancora di più; per abbandonarmi tutto alla felicità.

Vino al vino è dunque un viaggio ricco di nozioni, vitigni, territori e ricco di suggestioni, ma è anche l’espressione di una filosofia, di un modo di intendere il vino, non schematico, non didascalico, ma ricco di tecniche per la comprensione di questa idea affascinante di un vino vivo che va descritto partendo da se stessi.

Il vino lo si giudica proprio da questo, che aiuta, nel ricordo o nella speranza, nella riconoscenza o nel desiderio, a sognare. E non si può descrivere il gusto del vino se non si ricorre in qualche modo al sogno. E siccome il sogno ha una struttura individuale e irrazionale, bisogna pure che ciascuno si rassegni a descrivere il gusto di un vino partendo da se stessi, riferendo le proprie sensazioni con assoluta sincerità e confidando che gli altri, al momento buono, provino sensazioni non troppo diverse.

Conservo questo libro ricco dei post-it di quando l’ho letto, da l’idea di quanto sia stata ricca la lettura e di quanto spesso io andrò a cercare qualcosa (cosa? Il racconto di una terra, di un vino, di una suggestione, di un’amicizia) tra quelle pagine, e di certo lo troverò.

Meglio, tante volte, un piccolo vino che un grande vino. Meglio, altrettante volte, un vino senza etichetta che un vino con l’etichetta. Meglio, infine, un vino qualunque bevuto in compagnia di un amico, che un Romanèe-Conti da centinaia di nuovi franchi la bottiglia bevuto da solo. Che cos’è un vino senza gli amici? Dirò pane al pane e vino al vino: dirò che un vino senza gli amici è poco più di niente.

 

Giuliana

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