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Viaggio al termine della notte

Viaggio al termine della notte.
Louis-Ferdinand Céline
1932

Ti pare questo il momento di leggere un libro del genere? Cinico, senza speranza, senza luce, pieno di solitudine e non quella scelta, pieno di desolazione e non solo quella intima, ma il riflesso di un mondo grigio, quasi nero, un libro privo di amore, alla ricerca disperata di un po’ di felicità, mai trovata, un libro in cui gli uomini sono tormentati dall’infinito.

Non era esattamente il momento giusto, eppure è un libro incredibile.
Così, Ferdinand Bardamu resterà indimenticato nel mio cuore.

Un personaggio superbo, vive tutte le sue avventure quasi lasciandosi trascinare dalla corrente impietosa della vita, con un po’ di indolenza, ma ricco di un’interiorità sofferente e non priva di grazia. Le sue paure si toccano con mano, sono totalizzanti, parlano anche di me, come se fossi andata anche io in guerra e avessi visto quell’orrore.

Quando, leggendo, ti chiedi dov’è quel sentimento gentile di stupore e meraviglia che tanto cerco nei libri?
Ecco che Bardamu mi parla dei fiori.

Intorno alla nostra capanna, crescevano sparsi, in piena laguna di sabbia torrida, impietosa, quegli strani fiorellini freschi e corti, verdi, roda o porpora, che in Europa si vedono solo dipinti e su certe porcellane … Sopportavano la lunga e spaventevole giornata chiusi sul gambo, e quando si aprivano la sera si mettevano a tremolare gentilmente sotto le prime brezze tiepide.

Quando, leggendo, pensi alla vita come una follia che lascia solo deserto e annienta i sentimenti, ecco che ti commuove.

Evidentemente Alcide faceva evoluzioni nel sublime come se fosse casa sua, per così dire con familiarità, dava del tu agli angeli, ‘sto ragazzo, e aveva l’aria di niente. Aveva offerto quasi senza un dubbio a una ragazzina vagamente apparentata anni di tortura, l’annichilimento della sua povera vita in quella torrida monotonia, senza condizioni, senza mercanteggiare, senz’altro interesse che quello del suo buon cuore. Offriva a quella ragazzina lontana tanta tenerezza da rifare il mondo intero e questo non si vedeva.
S’addormentò di colpo, alla luce della candela. Finì che mi alzai per guardare bene i suoi tratti alla luce. Dormiva come tutti. Aveva l’aria proprio normale. Però non sarebbe poi tanto male se ci fosse qualcosa per distinguere i buoni dai cattivi.

Quando, leggendo, ti chiedi se Bardamu ci è o ci fa, leggi il dialogo con Lola e ti si apre davanti la sua consapevolezza, la ragione nella follia, il dolore, la paura.

«È vero che sei proprio diventato pazzo, Ferdinand? mi chiese lei un giovedì.
-Lo sono! confessai
-Allora ti cureranno qui?
-Non si cura mica la paura, Lola.

È uno dei miei libri più sottolineati, non solo da me, anche dal mio precedente sconosciuto lettore, preciso, che andava di penna rossa e righello, che ha sottolineato altre cose rispetto a me.

È un libro incredibile, così come il modo di scrivere di Céline.

Frasi che come una luce dopo tanto buio regalano una consapevolezza, una visione.

La vita è una scheggia di luce che finisce nella notte.

 

 

 

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