Valentino. Il segreto del Santo innamorato

Mi sono cimentata in una lettura insolita per me, che miro sempre alla crescita personale, alle letture terapeutiche, alle storie magiche e terapeutiche.
Ho tra le mani un romanzo storico, “Valentino il segreto del Santo innamorato”, di Arnaldo Casali, edizioni Dalia.
A guidarmi in questa scelta due motivi principali:
il primo, é quasi il giorno di San Valentino e io ho bisogno di una lettura che mi parli d’amore senza dover passare per le banalità.
Il secondo, è che qui si sta parlando di “casa” mia, la mia città, di queste mie radici così profondamente innamorate di questa terra.
La storia comincia con un istinto improvviso, quello che prova il narratore nel prendere un libro preciso tra tanti, un istinto che conosco bene e mi ha salvato un sacco di volte e assecondo sempre.
La lettura è avvincente e questo continuo cambio di prospettiva temporale mi fa un po’ girare la testa, ma mi lega al romanzo e non posso fare a meno di andare avanti saltando in ordine sparso dall’anno 198, al 1590, al 1884, poi indietro al 201 poi al 1606, fino al 2011, e ritorno.
Poi c’è il fatto che certi autori mi fanno affezionare ai personaggi e questo Valentino, che per me finora è stato solo lo sconosciuto Patrono della mia città e degli innamorati, questo Vescovo martire morto decapitato, ora mi appare un uomo, uno che ha fatto una scelta di vita e per la sua missione ha sacrificato la vita stessa, Valentino era un bambino e fa niente se la papera Oranga in realtà non sia stata davvero sua amica, ma rifletto sul fatto che Valentino sia stato un bambino e un uomo innamorato (di una donna, dell’amore, di un ideale, non cambia).
Quanto di vero e quanta immaginazione c’è in questa narrazione ricca di storia?
In realtà non mi importa saperlo. D’altra parte, sapere quanta verità c’è, ad esempio, in “Una piccola libreria a Parigi”, non cambia il mio parere sul libro.
Come può essere un romanzo storico terapeutico?
Ecco questa è già una domanda più stimolante.
Conoscere la categoria a cui appartiene una storia che leggo è un’altra questione che non mi importa.
E’ una storia che parla d’amore, di un sacco di tipi d’amore.
L’amore che emerge dalle parole dell’autore per la sua (e mia!) terra, che emerge anche dalla lotta impari che un giovane decide di intraprendere contro Thyrus, per la salvezza della sua città.
L’amore di un uomo per una donna, di una donna per un uomo.
L’amore di un uomo per un ideale, un sogno, una verità, una rivelazione, qualunque essa sia, anche quella del giovane William, che ci insegna che le occasioni non tardano ad arrivare per un uomo che sa esattamente cosa vuole.
Ve lo devo dire, però, a tratti non è una lettura facile, occorre un po’ di impegno, occorre un po’ di cuore e di cognizione, come per tutte le cose profonde di questo mondo.
Ma a tratti c’è una poesia che mi lascia incantata: “Li osservava commosso, ma non per la tragica sorte che aveva reciso quei fiori così giovani e belli. Piangeva per quell’amore, quell’amore così fragile eppure così forte, così eterno. Capace di sfidare la terra e il cielo”, o quando d’un tratto mi trovo lì con loro, Valentino, Lorenzo e Cecilia a guardare le stelle: “Capelli tra l’erba. Pelle a pelle con il mondo. Libero di perdersi nel cielo”, o quando a Valentino chiedono di ripudiare la sua sposa perché pagana e lui risponde “no, mai, io l’amo” (in fondo l’amore non ha tempo né religione), o quando all’improvviso appare lo scintillio della Cascata, il suono di rami spezzati, Byron che canta, strapiombi, il bosco e poi il lago, alla ricerca di Eco.

Dappertutto, in “Valentino. Il segreto del Santo innamorato”, c’è questo amore generalizzato e mai scontato, perciò, se non l’aveste capito, ve lo consiglio!

Giuliana

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