Val Venosta Terapia

foto di Emanuele Campili

Abito in un posto turistico, che amo moltissimo e dal quale non andrei mai via.
In questo stesso istante, però, il mio compagno di corso mi fa vedere da google maps due posti di Virgina e Pennsylvania dove vivono i parenti di sua moglie. Non sono posti turistici, eppure è tutto così ordinato, pulito, un verde curato, le case ben disposte, un campo da golf in pieno centro cittadino, ciottoli, viali, un college circondato da alberi e scoiattoli, sembra un disegno.
Anche da me ci sono gli scoiattoli, e certe querce da fare invidia al mondo intero.
Ma le steccionate sono divelte, a ferragosto le macchine parcheggiano, autorizzate, persino dentro il campetto di calcio, i secchi dell’immondizia, posizionati in luoghi ben visibili, fanno fuoriuscire oggetti puzzolenti, intorno al parco le case sono quasi tutte con muri scrostati, l’asfalto è pieno di buche, gli orti sono contornati di baracche di lamiere.
Tutto questo è raccontato dall’omino giallo di google maps, non è solo quello che vedo io ogni giorno.
Peccato.
Eppure da una certa distanza si vede il mio paesello immerso nel verde smeraldo dei boschi (si, d’accordo, adesso molti di questi meravigliosi boschi sono bruciati e passandogli accanto si ha l’impressione di uno tetro deserto lunare).
Eppure non me ne andrei mai, nemmeno per seguire le orme di Hans, l’omino che in Val Venosta raccoglieva, scalzo, le foglie cadute in seguito alla pioggia, mentre ancora pioveva. Mi pareva di scorgere un certo rispetto di Hans per il suo contesto di vita, lo teneva umilmente pulito, se ne prendeva cura amorevolmente e in punta di piedi.
Non sarebbe poi manco difficile far diventare il proprio posto come la cartolina di uno sperduto paese della Pennsylvania. Mica per forza scalzi, ma ci vorrebbe un po’ di rispetto e di amore per i nostri luoghi di vita.

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