Una goccia di splendore

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L’edizione in brossura di Una goccia di splendore. Autobiografia per parole e immagini (a cura di Guido Harari, Rizzoli, 2007) mi è stata regalata dagli amici il giorno del mio quarantesimo compleanno, circa un anno e mezzo fa.
Da allora questo gioiello è su un mobile in orizzontale, perché in verticale ho paura che si rovini, lontano dagli altri libri, perché ha una storia da raccontare tutta sua, da non confondere con le altre storie, è una storia speciale, di speciale disperazione.
Questo libro è un privilegio, un vero tesoro.

Io non sono di quelli che hanno passato l’adolescenza ascoltando Fabrizio De André, io l’ho scoperto più tardi, quando avevo un’anima più o meno radicata in un certo modo, una personalità più o meno definita, da quando l’ho scoperto mi si è radicata l’anima ancora meglio e la personalità ha finito di definirsi.
I suoi versi cantati sono acqua fresca nella calura, il balsamo che districa i grovigli interiori.
Non potrei più fare senza e può testimoniarlo un episodio di qualche anno fa, in cui, mentre cambiavo uno degli ultimi pannolini a mia figlia, lei sdraiata sul fasciatoio canticchiava A cimma.
Mia figlia, la stessa che torna a casa e mi chiede:
“Ma chi sono ‘sti One Direction?”
“Non ne ho idea, vuoi ascoltarli? Li cerchiamo su internet”
“No”.
Decisa, sicura, prende il suo iPod con le canzoni mie e di suo padre, e si mette ad ascoltare ancora A cimma. O a canticchiare Don Raffaè.
Mio figlio invece, animo più rustico, preferisce Il pescatore.
Ma non è merito mio, né del loro padre, il merito è suo, di Fabrizio, che canta degli ultimi, che da voce a chi voce non ha, e ti fa sentire parte di una unica umanità, ascoltando il segreto bisogno di ognuno di appartenenza, di pace, di arricchimento grazie alla diversità.
La sua vita è raccontata in questo meraviglioso volume, tramite foto, canzoni, lettere, parole scritte dalla sua stessa mano, molte inedite; è raccontata la sua vita, ma anche la vita della sua famiglia e persino dell’Italia che lo ha visto nascere, crescere come uomo e artista (artigiano, direbbe lui), morire, non senza essersi prima chiesto quale sarà la mano che illumina le stelle?.

Fabrizio De André è la goccia di splendore che da voce alla Smisurata Preghiera di ognuno.

Giuliana

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