Tre storie magiche

“Tre storie magiche”, di Alejandro Jodorowsky (2015), è una raccolta di tre storie in cui l’autore ripercorre il filo conduttore del suo pensiero (l’autore è l’inventore della psicomagia,  una forma d’arte che può portare alla guarigione) e traduce, sotto forma di racconto, l’idea che certe storie contengono quel pizzico di magia che può aiutare il lettore a migliorare la sua vita.

La prima storia è il racconto di un bambino visionario che vuole diventare un pompiere. Tutti bambini sono visionari, tutti i bambini vedono un mondo a cui noi adulti abbiamo smesso di credere, questo ce li rende spesso incomprensibili, ci rende impossibile credere alle loro giustificazioni, eppure questo racconto ci apre gli occhi sulla loro vita interiore, ci fa sospendere il giudizio sulla loro fantasia, che non ha limiti perché è davvero piena di tutto e, se la sappiamo ascoltare e vedere con lo sguardo dell’anima, scopriamo che anche l’asino quando muore assomiglia a una stella. La prima storia comincia così, sentite che poesia:

Io sapevo che con un gesto delle mie mani potevo aprire una porta nel cielo. Sapevo di poter estrarre dalla montagna il suo cuore di cristallo. Mi bastava spiccare un salto con la mente per entrare nella testa di un’aquila e planare sulla valle per una giornata intera. Ero in grado di comprendere i testi sacri che si infiltravano nel mormorio delle foglie. A me le mosche non potevano nascondere di essere regine cadute da un altro mondo. Nel mio corpo bambino abitava una Maga.

La seconda storia è il racconto di un anziano solo, con un mestiere che inevitabilmente lo isola (rende felici con il trucco i cadaveri che in vita hanno rincorso tutto tranne che la felicità). L’uomo incontra una bambina magica dalla carnagione azzurra che lo accetta e lo ama a prescindere da tutto, anche dalle sue mani che sanno di morte, e lui scopre il vero nucleo della sua anima grazie a lei, scopre il senso vero dell’esistenza che è solo l’amore.

Fu allora che apparve Loie, per trasformare il mio deserto in un mondo incantato… L’amore mi sgorgò dall’anima come un torrente impetuoso… il mio giardino non era un luogo immobile, morto, ma cambiava continuamente, passando di bellezza in bellezza.

L’ultimo racconto è la storia di una mosca con coscienza, infelice perché vorrebbe essere qualcos’altro, vorrebbe essere un uomo e intorno a questo desiderio costruisce tutti i giorni della sua vita, ci riesce ma nel momento in cui ottiene successo, vendetta, denaro, riconoscimento sociale, si accorge di essersi completamente snaturata, si accorge che sarebbe stato più semplice accettare la sua autentica natura, si accorge della miseria dell’anima umana che si ferma solo alle apparenze (tranne i bambini visionari), ma ormai è troppo tardi.

Il miracolo che chiamiamo caso ha provocato in me quell’esplosione di coscienza, la staffilata di luce che mi ha colto mentre frugavo con le zampate anteriori in quello che allora mi sembrava uno squisito escremento canino.

È un libro che si legge in un giorno, affascinante e magico, denso di significato e riflessioni, una utile terapia per chi vive i propri giorni senza credere alla magia della vita, impoverendo la propria anima.

Giuliana

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