Vivere con un cane

foto My Therapy

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Mi sono felicemente giocata ogni possibilità e rischio di soffrire di solitudine.
C’è qualcuno che mi segue come la mia ombra.
Mentre faccio lavori domestici, di stanza in stanza.
Mentre stendo i panni ad asciugare, sempre con gli occhi vigili.
Mentre scrivo, ai miei piedi.
Durante tutto il resto della giornata, insieme alla mia famiglia.
Due mesi di vita e già con un abbandono alle spalle.
Adesso tocca a me dimostrargli che se lo lascio ventisette secondi da solo, non è per sempre, tornerò, torneremo.
Adesso tocca a noi renderlo sicuro di sé e indipendente, autonomo e felice.
So bene che qualcuno rabbrividirà, ma è un pensiero che io faccio sempre, rivolto ai miei figli.
È un cane, non è un figlio!
Si, grazie, lo vedo dai peli che lascia, dai versi che fa (anche se mia figlia adora fare il cane e abbaia spesso come Fulmine e Macchia), dal fatto che ancora lascia qualche bisognino in giro (presto uno spannolinamento collettivo, per il cane e per mio figlio!).
Ma certo, è un cane e ho tutta l’intenzione di trattarlo da cane, proibendogli il divano e il letto, dandogli cibo da cane, educandolo da cane.
Lasciarlo solo, bè questa è un’altra storia.
Quale essere vivente dotato di senno e di emozioni vorrebbe essere lasciato solo a lungo?
Si, ovvio che bisogna saperci stare, in solitudine, è una capacità che è sintomo di un Sé integrato.
Io ci sto bene da sola, ma da quando due bambini con grandi occhi chiari hanno stravolto, sconvolto e meravigliato la mia vita, ho ben capito che meglio della solitudine è il silenzio, giusto ogni tanto.
La mia “amata” solitudine” può essere sostituita da un paio d’ore di tranquillità e riflessione, in buona compagnia di un grooming accurato alle testoline dei miei figli e, a questo punto, del pelo lungo e bianco del mio cane.
Lui, certo, deve imparare a stare solo perché non sempre potrà venire con noi.
Lo sforzo, e il bello, sarà portarlo con noi il maggior numero di volte, nella maggior parte delle occasioni.
Io sono un’appassionata fan della “famiglia unita”, tutti insieme, tutti nello stesso posto, in modo che, quando ci cerchiamo, ci troviamo subito.
La sfida sarà lasciarci soli l’un l’altro il meno possibile.
Adesso, facciamo crescere questo meticcio breton bianco e arancio e poi andremo alla scoperta del mondo con occhi nuovi, con gli occhi di chi vive con un cane e può apparire svantaggiato rispetto a chi un cane non ce l’ha e può frequentare ogni giardino, ogni negozio, ogni ristorante, ogni spiaggia.
Quest’ombra bianca è una fortuna per me e i miei figli, non solo per le risate che ci fa fare, ma anche perché il nostro mondo sarà interpretato sempre con occhi nuovi, quest’ombra bianca fa già da collante, quest’ombra bianca è quell’emozione in più che arricchirà la mia famiglia, e darà serenità, contatto con le cose più importanti della vita, amore e accettazione della diversità, autenticità.

Anche se è un’ombra bianca che non perde occasione per salire sul letto (e lì non soffre di solitudine, il birbante).
Anche se tira giù i pantaloni a mio figlio.
Anche se, coi temporali, non potremo uscire di casa.
Anche se sento di dover pulire la casa ancora di più.
Anche se.
Non c’è nessun se, per fortuna, ma solo la nostra morbida ombra bianca.