Sulla traccia di Nives

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Il mio adorato Erri De Luca segue La traccia che Nives Meroi lascia sulla neve delle più alte montagne del mondo.

Con Il turno di notte lo fanno le stelle si parla di montagna e alpinismo, un alpinismo che nel caso di Nives non è individuale ma di coppia, la coppia formata da lei e il compagno Romano.

La loro cordata di due ha scalato tutti i quattordici Ottomila, senza l’uso di ossigeno supplementare né portatori d’alta quota e ha cambiato il nome del K2 in “K in 2”, la loro cordata di due è stato “Un laboratorio d’amore ad alta quota“.

Erri ha seguito Nives in una sua scalata e ne ha raccontato in questo libro; i due, chiusi in una tenda agitata dal vento d’alta quota di un campo base, si dedicano a profonde riflessioni sull’amore

che se non è amore, dev’essere qualcosa di altrettanto violento, scatenato, se non è amore ha la forza di una valanga

sulla montagna che insegna l’umiltà, sul significato del raggiungere la cima, che non è solo salire ma da essa anche riaccendere; sul corpo, dimenticato nella vita di tutti i giorni e altamente presente in allenamento e durante la scalata, venerato, conosciuto, rispettato; sulla capacità di usare non solo la vista ma anche, soprattutto l’olfatto

senza odore non so ricordare

sul viaggio

per me il viaggio comincia quando si va a piedi

sul sonno

è una polverina che si attacca agli occhi. Uno che racconta, con il fiato la sparge.

 

Sulla traccia di Nives è il solito libro di Erri, poetico, intenso, riflessivo, profondo, utile nel bisogno di contatto intimo con la Natura, nel bisogno e nella ricerca di Senso della vita, nel bisogno di mettere un Rallentatore ai ritmi frenetici delle vita.

 

Giuliana

Il viaggio è terapia

foto My Therapy

foto My Therapy

La diversità arricchisce.
Viaggiare è il mezzo privilegiato per avere contatti con la diversità.
Quindi viaggiare arricchisce l’anima e la mente (e impoverisce le tasche, ma questo lo vedremo in un altro post, adesso sogniamo un po’).
Viaggiare ci aiuta a definire i limiti del nostro incommensurabile Ego, che non è affatto infinito, ma percorrendo distanze e spazi, attraverso culture e tradizioni, lo aiutiamo a definirsi piccolo piccolo, ma unico.
La prima volta che mi sono sentita un niente è stato da adolescente a Parigi, era tutto così grande in confronto al mio piccolo paese e alla mia piccola città dalle quali non mi ero mai allontanata! Una lezione di umiltà. Eppure ho gettato le basi per la costruzione della mia personalità di adulta. Guardare, conoscere, scoprire, riflettere, definirsi per differenza.
Viaggiare aiuta a conoscersi, quindi.
Ed è terapeutico.
Lo sa bene Federica Brunini, che ha scritto “Travel Therapy. Come scegliere il viaggio giusto al momento giusto” (Morellini Editore). È pronto da leggere sul tablet di mio marito, vi saprò dire.
È terapeutico, però ci si deve “aprire” al nuovo, è importante che ci si arrischi su strade nuove slegando i legacci delle proprie abitudini, sperimentando il nuovo e cominciando dal cibo (ricordo quasi con orrore le Chicken Swings svedesi, ma è un ricordo integrante di quel viaggio a Stoccolma, il cibo non buono e un tramonto mozzafiato).
Il viaggio è un cambiamento non solo di geografia, ma proprio di prospettiva, del modo di guardare il mondo e se stessi.
Il viaggio è mettere in pausa i problemi di tutti i giorni, per chi può permetterselo, è un interrompere certi ritmi un po’ viziosi, è come una seduta di psicoterapia, in cui si parte dal presente invischiato, si pensa, e magari si annota, cosa portare con sé, si preparano le valigie, si attraversano dei sentieri difficili, dolorosi, pieni di incroci e di paure e di pensieri che uno vorrebbe eliminare ma che ritornano, e poi, magari, si raggiunge la meta, la consapevolezza di sé, l’accettazione di cosa si è, l’amore per se stessi.
Mi torna anche in mente come mi sento dopo la meditazione alla fine della seduta di yoga: tutto il resto è il mondo, io sono questa qui.
Devo accontentarmi dello yoga, dal momento che non posso viaggiare come vorrei.
Di accontentarmi di sentire storie di chi ha viaggiato?
Di viaggiare con la mente?
Di leggere libri di viaggio?
Potrei forse così trovare non tanto nuove terre, ma nuovi occhi, come raccomandava Proust?
Forse.
Potrei iniziare un metaforico viaggio alla ricerca delle risposte a queste domande.
In partenza.
Buon viaggio a me e a chi vorrà farmi compagnia.