Fahrenheit 451

Immaginate una società dove i libri sono illegali.

Dove i Vigili del fuoco non spengono incendi, ma li appiccano nelle case dove sono stati scoperti libri.
Immaginate un mondo dove gli unici passatempi per sconfiggere la noia sono le pareti-televisione e correre a velocità pazzesca nella città centrando pedoni.
Immaginate una famiglia che alla televisione preferisce le serate passate a conversare.
Immaginate un vigile del fuoco, Guy Montag, che conosce una ragazza della strampalata famiglia di cui sopra, Clarisse.

Benché lei abbia solo diciassette anni, gli insegna a pensare in un altro modo, a vedere la rugiada e le stelle, gli consegna una modalità nuova di vedere la vita.

Poi la ragazza è vittima di uno di quegli incidenti a velocità pazzesca e a Montag resta il dubbio di dover far prendere alla propria esistenza un’altra direzione.
Infine c’è la guerra e si salverà solo chi si è ribellato al regime, chi ha salvato i libri, chi ha la missione della conoscenza, della verità e della libertà che passa attraverso di essi.

Questo è Fahrenheit 451, Ray Bradbury, 1953.
Un romanzo che nel 1953 era fantascienza, oggi non tanto.

Si legge velocemente e scardina le visioni della vita non abbastanza critiche.
A me è sembrato bellissimo e più di questo non riesco a dire, posso solo scrivere qui le tante parti che mi hanno fatto emozionare.

La sua testa era parzialmente china per osservare le scarpe che agitavano le foglie intorno,  la faccia era sottile e bianca come latte, ed era una specie di fame gentile quella con cui si chinava su ogni cosa con instancabile curiosità. Un’espressione, quasi, di pallida sorpresa; i neri occhi erano così intenti al mondo, che non sfuggiva loro alcuna mossa.

 

Alle volte mi coglie il dubbio che gli automobilisti non sappiano che cosa sia l’erba, o come siano i fiori, perché non li hanno mai visti, non ci sono mai passati vicino con lentezza.

 

“Ma ci sono altre cose che io so e voi non sapete! Per esempio, c’è della rugiada sull’erba la mattina presto”. A un tratto, Montag si accorse di non riuscire a ricordare se questo lo avesse mai saputo o no e la cosa lo rese nervoso. “E se guardate bene – ed ella indicò il cielo col mento – c’è un volto umano sulla luna“. Era da gran tempo che lui non guardava la luna.

 

Perchè quante persone hai mai conosciuto che riflettessero la tua luce proprio verso di te? Le persone erano più spesso come torce, che si consumano fiammeggiando fino a spegnersi con un sibilo. Quanto raramente le facce degli altri s’imprimevano della tua immagine e ti rimandavano la tua stessa espressione, il tuo più segreto, incerto pensiero!

 

Perché non siete come gli altri. Ne ho visti alcuni; so di che si tratta. Quando parlo, voi mi guardate. Quando dissi non so più che cosa della luna, avete guardato la luna. Nessuno ha più tempo per gli altri. Voi siete uno dei pochissimi che mi danno retta.

 

Ci deve essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia.

 

Non possiamo dire in quale preciso momento nasca l’amicizia. Come nel riempire una caraffa goccia a goccia, c’è finalmente una stilla che la fa traboccare, così in una sequela di atti gentili ce n’è infine uno che fa traboccare il cuore.

 

Non c’è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell’Universo per mettere insieme un mantello onde rivestirci.

 

Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.

 

Del resto, quand’anche avessimo tutti i libri che ci servono, andremmo ancora in cerca, per fare il salto dal più alto precipizio.

 

Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche. Non chiedere garanzie, non chiedere sicurezza economica, un siffatto animale non è mai esistito; e se ci fosse, sarebbe imparentato col pesante bradipo che se ne sta attaccato alla rovescia al ramo di un albero per tutto il santo giorno, ogni giorno, passando l’intera vita a dormire. Al diavolo» diceva il nonno «squassa l’albero e fa’ che il pesante bradipo precipiti al suolo e batta per prima cosa il culo!

 

Giuliana