La parola contraria

la parola contraria
Un libretto piccolo da leggere in un’ora, l’ideale per trasformare in un lampo un’intera esistenza, questo è “La parola contraria” di Erri De Luca.
L’ho ascoltato dal vivo, in una piazza gigantesca di un paesino sperduto nell’entroterra del Salento, nel bel mezzo della mia vacanza, ho riempito i miei occhi di lacrime quando l’ho sentito dire che leggere ci piace tanto perché le parole degli altri spesso sanno esprimere i nostri sentimenti, le parole sono come una luce che ci danno consapevolezza, alcuni libri sono ciò che ci istigano a un sentimento di giustizia.
Ho nel mio cuore libri magici, libri d’amore, libri di poesie, saggi e romanzi.
E ho questo libro, come un tesoro, che mi istiga ad aprire gli occhi e guardarmi intorno e non solo curarmi del mio ombelico.

L’utopia non è un traguardo ma il punto di partenza

Questo libro istiga a cominciare il viaggio a partire dall’uso della parola, qualunque parola, non sia che un politico, un magistrato, un cittadino qualunque limiti il vocabolario!

Rivendico il diritto di adoperare il verbo sabotare come pare e piace alla lingua italiana“.

In aula non vado a discolparmi ma a mettermi di traverso alla censura che vuole la parola contraria su un binario morto“.

“La parola contraria” è una terapia per il mondo, compratelo, costa solo 4 euro, leggetelo, è quel libro che “fa alzare d’improvviso e lasciare il libro perché è montato il sangue in faccia, pizzicano gli occhi e non si può continuare a leggere.
Andare alla finestra, aprirla, guardare fuori senza vedere niente, perché tutto sta succedendo dentro
“.

Giuliana