Una foto

foto mytherapy

foto mytherapy

Ho trovato questa foto, usurata e sbiadita.
Sullo sfondo si legge “Biglietti”.
Della lotteria.
Era la festa dell’unità del 2003.
Dieci anni fa.
DIECI.
Io era scheletrica, si vedevano solo gli occhi infossati e il sorriso.
Ero seduta, come sempre, accanto al mio mentore, mio amico, mio mahatma di allora.
Oggi è Senatore.
Più in là il ragazzo di quel solito sorriso sincero, identico a quello che ho visto in Campidoglio, il giorno del suo matrimonio. Dieci anni dopo, lo stesso sorriso, un dono non da poco.
In basso, quello sempre abbronzato, sempre un sorriso appena accennato, di chi la sa lunga, ma non la dice a tutti.
Subito dietro il chirurgo che ha operato più volte mia madre, che mia madre venera, a cui ho chiesto come fosse andata l’operazione dandogli del Lei (non avevo questa foto a portata di mano).
Dietro, sorrisi di persone che incontro che nemmeno mi riconoscono, nonostante questa foto condivisa, e molto altro, condiviso.
Accanto a me, persone che non vedo più, forse, da allora, persone che incontro, persone che mi sono rimaste nel cuore, persone che stanno lottando contro le malattie, persone cui ho voluto un bene sincero, perché ho condiviso questa foto, appunto, con loro, e riunioni fino a tardi, e feste dell’unità, e risate e arrabbiature e amarezze, e tempo, un tempo molto prezioso del mio passato.
Non è facile per me recuperare i ricordi di un tempo e di uno spazio in cui avevo investito molto, ricavandone molte delusioni.
Resta solo questa foto.
E NO!
I sorrisi di alcuni di loro, per me.
La dolcezza e la delicatezza della madrina di mio figlio, per me.
La sincerità, la sobrietà e l’emozione malcelata del marito, per me.
Di politica non ce n’è più.
Di riunioni, nemmeno.
Di incontri qualcuno, nelle loro segrete stanze, lontane anni luce dai momenti autentici seduti al ristorante della festa.
Tutto finisce, prima o poi.
E NO!
Tutto no.
Un foto è una foto.
Conserva emozioni.