Miranda Est.

Sorge su un colle a 569 metri sul livello del mare e, come dice la probabile etimologia del suo nome, è da ammirare, soprattutto nelle assolate giornate di un inverno che ha già dato, ma non del tutto.

Un castello medioevale conteso nei secoli dallo Stato Pontificio e dai suoi abitanti, appartenuto a Narni, ai Trinci di Foligno, al Comune di Terni, di cui resta ben impresso lo stemma proprio sulla porta di accesso al borgo.

porta di ingresso al borgo di Miranda

Distante circa 5 chilometri dalla (mia) Cascata delle Marmore, ci si arriva a piedi attraversando un bosco davvero rigenerante, soprattutto se il figlio maschio non si lamenta, la figlia non discute col padre, il cane non abbaia.

Un silenzio che quasi riesce a placare le paure e le fatiche del mondo.

Lungo la strada in salita di soste se ne possono fare a volontà, ma è inevitabile quella alla fontana di Rancio. Niente di speciale, in verità, come dice l’etimologia, solo un pezzo di pianura rubata al pendio, ma c’è acqua fresca e corrente, un richiamo primordiale.

rancio
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Il castello di Miranda si vede già dalla pianura dopo la salita, pare proprio che sia in attesa, con un po’ della tristezza tipica di chi si sente solo.

miranda

Vicoli, scale e archi, un paio di stendini coi panni ad asciugare, gatti, l’aria pulita che scompiglia i sogni, qualche cane cha abbaia in lontananza, una panchina ad aspettarci di fronte al belvedere.

Ancora silenzio.

Terni vista da qui è bellissima, l’importante è guardare oltre, avanti, lontano (qui sotto c’è un po’ di immondizia).

panorama da Miranda

L’oratorio e la torre sono chiusi, ma c’ero già stata durante qualche Sagra della Castagna, dalla torre si vede tutto, avete presente tutto? La valle del Nera, da Ferentillo a Narni, la valle del Serra, Cesi, San Gemini, l’intera valle ternana (quella che il prof. Passalacqua chiama, prendendo in prestito le parole di Thomas Jones, la valle incantata).

Prima di ridiscendere, si allunga un po’ la strada, anche senza troppi lamenti, verso la Chiesa di San Liberatore, chiusa anch’essa, un luogo davvero mistico, protetta dalla valle, solitaria senza paura, solida certezza accanto a acqua che scorre in libertà.

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Miranda è un borgo solitario, un centro storico poco abitato, un panorama mozzafiato che fa bene un po’ bene al cuore e un po’ lo riempie di malinconia.

Volendo tradurre Miranda in poesia, mi viene in mente questa:

Si va in giro per piccole storie,

incerte mete,

intimità provvisorie.

FRANCO ARMINIO

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