Emma

Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un buon carattere, sembrava riunire in sé alcune delle migliori benedizioni dell’esistenza, ed era al mondo da quasi ventun anni con pochissimo ad affliggerla o contrariarla.

Comincia così il romanzo Emma, di Jane Austen, pubblicato per la prima volta anonimo nel 1815 e, come ogni incipit ben fatto ci illumina sulle caratteristiche della protagonista, persino l’autrice disse: “Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa”.

Emma è un personaggio che in linea di massima non piace, viziata, snob, piena di sé, pensa di aver facoltà di giocare con i sentimenti delle persone, ha deciso di non sposarsi mai, ma intende combinare i matrimoni che dice lei, tra chi dice lei.

Eppure alla fine del romanzo siamo disposti a perdonarla, un po’ perché quel che intende fare è solo a fin di bene e conseguenza delle sue inesauribili fantasticherie, un po’ perché diventa consapevole dei suoi limiti e cerca di rimediare, un po’ perché sappiamo che non è colpa sua, lei è sempre stata la prediletta di papà e non è stata mai messa in discussione, l’unico che l’ha sempre fatto sempre è colui che poi la salverà, colui che l’ha sempre amata, Mr Knightley, “spirito irremovibile, a cui non interessavano sorrisi e inchini“.

Non riesco a paragonare Emma a Orgoglio e Pregiudizio, ma Emma è comunque una bella storia d’amore che ci regala momenti e ambienti d’altri tempi, racconti che impreziosiscono la nostra vita.

Le trapassò la mente, con la rapidità di una freccia, l’idea che Mr. Knightley non poteva sposare altra donna che lei!

 

P.S. Come vi dicevo qui, sono andata in libreria, ma non ho trovato tutto quello che cercavo.
Ora sono divisa a metà tra le poesie (di Franco Arminio e di Chandra Livia Candiani) e le parole (Bradbury).
Ma sono sempre in cerca di un altro libro, che vi dirò.

Iscrivetevi alla newsletter se volete notizie di sempre nuovi consigli di libri-terapia, oppure seguite My Therapy sui social (sulla home in alto a destra trovate i pulsanti).

Il diario di Mr Darcy

Se avete amato Orgoglio e Pregiudizio, il romanzo del 1813 di Jane Austen, se grazie ad esso avete sognato, se vi siete pettinati i grovigli dell’anima grazie a questa storia che parte da orgoglio e pregiudizio e arriva all’amore, c’è modo di continuare a farlo, leggendo Il diario di Mr Darcy, scritto da Amanda Grange, edito da Tre60 e pubblicato nel 2013, in occasione del bicentenario dell’uscita del libro della Austen.

E’ la stessa intensa, emozionante storia, raccontata dal punto di vista di lui, il ricco tenebroso altero Fitzwilliam Darcy, sempre serio e taciturno, che si svela, quasi dalle prime pagine del suo diario, un’anima elegante e appassionata.

Lo stile di scrittura ricalca con efficacia quello della Austen, questa scrittura d’altri tempi che evoca atmosfere ottocentesche, in luoghi e atteggiamenti di nobiltà, in tempi e società dove le difficoltà dell’epoca sono tutte riassunte nella descrizione della sconveniente Mrs Bennet, dove la purezza d’animo e la bontà delle intenzioni è raccontata dalla delicatezza della visione di Darcy.

C’è modo di amare ancora di più quello che in Orgoglio e Pregiudizio appare come un imperscrutabile personaggio: sappiamo che non è arrogante e superbo come sembra, ma le sue parole nel diario ci svelano come, neanche troppo lentamente, cambiano i suoi sentimenti, conosciamo la sua fatica di resistere a un sentimento che si fa forte malgrado la sua volontà.

C’è modo di concedersi all’adorazione senza riserve di Elizabeth Bennet, cosa che avevamo fatto già nella versione originale, ma Elizabeth vista con gli occhi di Darcy è davvero quell’incantevole, decisa ragazza che non accetta compromessi e che, con la sua determinazione, con quella visione chiara delle cose di mondo, fa esplodere all’esterno il temperamento passionale e intimo di Darcy.

Amanda Grange spesso usa i dialoghi e le espressioni della Austen, è interessante e divertente leggere Il diario di Mr Darcy con la copia di Orgoglio e Pregiudizio a portata di mano; inoltre la Grange ci regala un po’ più di storia, ci racconta anche i primi tempi del matrimonio di Elizabeth e Fitzwilliam, il che equivale, come un po’ tutta la lettura, a un sogno che continua un altro po’.

Vi è mai capitato di svegliarvi con un sogno bellissimo ma lasciato a metà e di aver esitato ancora un po’ nel letto per tentare di continuarlo?

Ecco, Il diario di Mr Darcy soddisfa straordinariamente questo bisogno.

Sognate ancora un po’ con Il diario di Mr Darcy!

Giuliana

My Therapy is a Book 🌼

Che tu sia per me il coltello

Che tu sia per me il coltello è un libro del 1998, scritto da David Grossman (l’autore di Qualcuno con cui correre).

Un uomo, Yair, scorge in un gruppo di persone una donna che lo colpisce nell’anima e comincia a scriverle, una vera e propria scrittura terapia sotto forma di lettere indirizzate alla donna, lunga tre quarti di libro, in cui l’uomo si rivela nel profondo, tralasciando in parte la quotidianità, spesso costruendo storie e immaginazioni che però sono reali nella misura in cui parlano esattamente di quello che l’uomo prova.

L’ultimo quarto del libro è dedicato invece alle parole di lei, che rendono chiaro il motivo per cui l’uomo si è lasciato trasportare dalla sua immagine e ha preso a scriverle: lei, Myriam, è una donna meravigliosa, lei è intrisa di sofferenza e coraggio, lei, con la sua semplicità e autenticità, è davvero il coltello con cui Yair scava dentro di sé per far emergere i lati bui e guarirli.

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.

Che tu sia per me il coltello è un romanzo epistolare unico nel suo genere, intimistico, immaginativo, curativo nella scrittura ma anche nella lettura.

Leggendolo, infatti, mi è venuto in mente Proust che diceva:

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.

Non ho amato molto il personaggio di Yair, anzi mi ha a tratti addirittura indispettito. Mi sono domandata cosa ci fosse in lui a darmi così fastidio, ho riflettuto molto su me stessa e mi sono data delle risposte, seguendo la tecnica di marzulliana memoria.

Concludendo, il libro non mi è piaciuto molto, nonostante sia uno dei libri meglio recensiti, ma è stato davvero terapeutico, è stato letteralmente un coltello con cui scavare e tirare fuori emozioni e comprensioni, una vera e propria libroterapia scritta in forma evocativa, ricca di suggestioni emotive.

Giuliana

“Ti prego solo di non andartene, perché se te ne vai ora non fai più ritorno. Fuggirai oltre i confini del mondo e non vorrai ricordarti di quello che è iniziato qui, tra me e te, quando l’anima si apre così, lentamente e con dolore, verso un’altra persona. Non smettere di scrivere, aggrappati alla penna con la forza che ti è rimasta. Stai tremando per lo sforzo, ma continua a scrivere, affondando in me le tue radici. Non avere paura. Nemmeno di quel pensiero che hai fatto un milione di anni fa, o due giorni fa, quando avresti voluto risvegliarti senza memoria, dopo un incidente o un intervento chirurgico, ricordando a poco a poco, la tua storia e la mia per raccontarla a te stesso, dall’inizio senza sapere, nemmeno per un momento, se in quella storia tu sei l’uomo o la donna. Vorrei che tu potessi ricordare come ci si sente quando si è donna, e come ci si sente quando non si è né uomo né donna. Solo “essere”, prima di tutto, prima delle definizioni, dei pronomi personali, delle parole e dei generi. Forse in questo modo, potresti anche arrivare, quasi per caso, alla possibilità primordiale di essere me.”

 

Se domani farà bel tempo

se-domani-fara-bel-tempo

Se domani farà bel tempo è un libro scritto da Luca Bianchini, pubblicato nel 2007, edito da Oscar Mondadori.
Sono stata molto indecisa se considerarlo o no un libro terapeutico e vi spiego i motivi.
È la storia di un ventisettenne molto ricco, genitori separati, scuole di altissimo livello, ville con piscina sparse per i luoghi più alla moda del mondo, nessun lavoro per cui alzarsi al mattino e solo la preoccupazione di trovare coca da sniffare.
Non vi fa venire i nervi?
A me si, ma ho continuato la lettura perché dalla quarta di copertina ho saputo che in qualche modo Leon, il ventisettenne sniffatore, si sarebbe andato a redimere in una tenuta vinicola, e poi anche perché, devo essere sincera, lo stile di Bianchini è scorrevole e divertente, sa tenere incollati i lettori alle pagine, nonostante un linguaggio troppo pieno di volgarità (di parole e di immagini) che a me in genere disturbano parecchio.
La seconda parte, come immaginavo, è molto più bella.
La vendemmia scandisce i tempi di lavoro e relazioni e Leon in effetti prende coscienza di se stesso, del proprio corpo disabituato alla fatica, dei tempi scanditi dal sole e dalla pioggia, lontano dalla vita mondana, dalla movida milanese e soprattutto dalla coca.

Va da sé che in questa sorta di miglioramento, di crescita personale che il protagonista compie, la lettura è consigliata, anche perché si snoda tra leggerezza e umorismo, cosa che non fa affatto male, come abbiamo detto anche qui.
Dopo qualche riflessione, dunque, vi consiglio di leggerlo.
Poi magari ditemi che ne pensate nei commenti qui sotto!

Giuliana

PS: Ricordatevi che se vi iscrivete alla newsletter di My Therapy sarete subito aggiornati sulle recensioni di libri terapeutici e riceverete in omaggio un ebook antistress!

A noi donne piace il rosso

a-noi-donne-piace-il-rosso

Nel bel mezzo della lettura affascinante di “A noi donne piace il rosso” di Daniela Farnese (Newton Compton Editori), in piena notte, mi si scarica l’Ipad.
Così resto col finale in attesa, trepidante, mi sembro un’adolescente e al mattino dopo decido di terminarlo, ho da fare per prima cosa una doccia, e sotto il getto caldo del phon, l’IPad si fa perdonare e mi lascia arrivare a fine storia d’amore, con un leggero tocco di indice.
Una storia d’amore, si, una di quelle storie d’amore che fanno tornare ai batticuore dei quindicenni e fanno bene all’animo, perché non è mica detto che per trovare “terapeutico” un libro bisogna tuffarsi solo tra le pagine dei grandi classici e dell’alta letteratura.
A noi donne piace il rosso” scorre via tranquillo e fa dimenticare il mondo, con le sue descrizioni precise, che pare di starci e di vedere e riconoscere i personaggi.
E’ curioso come mi sia capitato tra le mani questo libro.
Chi segue My Therapy sui vari social sa che c’è questa abitudine di festeggiare i compleanni degli scrittori, così scopro Daniela Farnese.
Vado a leggere di lei e scopro questo suo libro, “A noi donne piace il rosso“.
C’è da fare una precisazione, io non ho mai bevuto vino, mi sono creduta per lungo tempo astemia, poi qualcosa è cambiato e d’un tratto mi sono ritrovata nel bel mezzo di un corso per sommelier.
Così ultimamente il vino è un territorio affascinante da esplorare, e non potevo non iniziare a leggere le prime pagine di “A noi donne piace il rosso” e subito comprare l’ebook non potendo aspettare l’arrivo del cartaceo (anche perché, assaggia tu che assaggio anch’io, continuo davvero a preferire il rosso!).

E’ un libro che può ben essere “somministrato” a chi è poco abituato a leggere, il linguaggio è fresco e moderno e la storia, che ricorda un po’ il film “Un’ottima annata“, scorre con lo stesso batticuore del film, provoca simili suggestioni e attrazione.

E’ un libro che può leggere chi subisce il fascino del vino e dintorni, ci sono molti riferimenti alle vigne, alla produzione e alla degustazione del vino.

E’ un libro che deve leggere chi ha fretta, chi vive di fretta, chi non sa cosa sia la pazienza, il respiro del cielo, il rumore delle piante che crescono, il suono del vento e delle nuvole.
La vigna insegna la pazienza.

E’ un libro che è pieno d’amore per la propria terra e chi mi segue sa che è una caratteristica fondamentale della mia vita. Archeofantasia ne è testimone.

Io ve lo consiglio e se vi va aggiungete la vostra recensione terapeutica nei commenti sotto 😉

Giuliana

Le copertine dei libri hanno tutte l’aspetto invitante di porte spalancate su altri mondi”.

“Mi aveva insegnato che i libri erano l’unica, efficace medicina contro il terrore del tempo che passa”.

“Ogni volta che leggevo un romanzo che mi appassionava, mi fissavo con un nuovo lavoro. E’ incredibile che potere abbiano i libri“.