Le nostre anime di notte

Le nostre anime di notte, Kent Haruf, NN Editore, è il libro giusto al momento giusto, quello che arriva e mi fa tornare la passione di leggere, che, dopo Le otto montagne e il mio lavoro con annessi e connessi, mi era parsa addirittura indebolita.

Invece arriva Le nostre anime di notte, una storia gentile e delicata, raccontata con una semplicità e una tenerezza che non avevo mai incontrato in un libro, una storia di speranza, di solitudini e vuoti da riempire, senza troppi aggettivi, così, essenziale, le parole precise che dicono esattamente quello che vogliono dire, le parole che accarezzano e sono una cura contro tutte le paure, la solitudine, appunto, la morte, la vecchiaia da guardare dritta in faccia.

E poi l’amore.

L’amore che non è mai troppo tardi, l’amore maturo che è un incontro di solitudini e poi diventa un sentiero da condividere su una strada poco battuta, l’amore che chisse ne frega quello che dice la gente, l’amore della lentezza e della quotidianità che non è mai banale, l’incontro di due anime di notte che superano così l’inesorabilità del tempo e che si innamorano.

La storia è bellissima e meraviglioso il modo in cui è stata raccontata, il che fa di Le nostre anime di notte uno dei libri più belli della mia vita.

Chi riesce ad avere quello che desidera? Non mi pare capiti a tanti, forse proprio a nessuno. È sempre un incontro alla cieca tra due persone che mettono in scena vecchie idee e sogni e impressioni sbagliate. Anche se, ripeto, questo non vale per noi due. Non in questo momento, non oggi.

 

Giuliana

Un terremoto a Borgo Propizio

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Borgo Propizio è un piccolo Borgo medioevale dove alcuni si rifugiano e altri scappano, un paesino che risplende del suo Castelluccio e di alcuni suoi personaggi molto umani, fatti di carne, errori, sogni, delusioni cocenti, dolori, tradimenti, ritrovamenti, gioie.

Un terremoto a Borgo Propizio è il terzo della saga di questo Borgo, dopo Borgo Propizio, E le stelle stanno a guardare, dell’autrice Loredana Limone, tutti editi da Salani.
Cominciare a leggere le vicende dal terzo volume potrebbe apparire quanto mai inutile ai fini della comprensione, invece no, è tutto molto chiaro, i riferimenti alle storie passate non mancano e la scrittura, densa e ricca di aggettivi, aiuta ad affezionarsi a coloro i quali, più che personaggi, sembrano persone, appunto. Ma soprattutto, nelle poche pagine iniziali, la narrazione aiuta ad affezionarsi al Borgo, tanto che quando si verifica il terribile terremoto che apre una ferita nel centro storico, si soffre come soffrono gli amanti non corrisposti.

Tuttavia, l’amore per la propria terra, per il proprio piccolo paese incontaminato e libero dai fumi delle città, supera ogni difficoltà, persino gli effetti di un misterioso delitto che ha luogo al Borgo e che crea suspence e fa divorare le pagine fino a che l’assassino è scovato, pure se pareva impossibile che fosse uno degli abitanti del Borgo.
Sul finale, si percepisce che Borgo Propizio rinascerà non per miracolo, ma per la buona volontà e l’amore dei personaggi, che hanno smarrito per un momento solo le stelle come guida, si sono lacerati, dilaniati, ma la terra poi ha smesso di tremare, è tornata stabile, certa, come la speranza.
E’ una storia ricca di speranza, che regala forza e coraggio e fa passare alcune ore letteralmente in balia delle vicende, come rapiti da Borgo Propizio, tanto che pare di sentire il profumo di un paesino antico di montagna, pieno di ricordi e di sentimento.

Borgo Propizio è anche questo: un balsamo per il cuore, un posto da favola dove vivere una fiaba, un luogo che ha il sapore delle ricette riuscite. Borgo Propizio è terapeutico.

Giuliana

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Il Lorax

il lorax

Il mondo sembra andare a rotoli.
A meno che.
A meno che non leggiate ai vostri bambini questo libro meraviglioso, arrivato a casa mia sempre per quella famosa catena di cui parlavo in Un libro.
Il Lorax, di Theodor Seuss Geisel, in arte Dr. Seuss, è una favola scritta nel 1971 in cui si racconta della foresta di Lecci Lanicci in cui compare ad un certo punto Il Lorax, appunto.

Sembrava un umano. Ma come era strano!

Era bassotto. Anzianotto.
E parlava con voce
prepotente e pungente
“.

Il Lorax parla per gli alberi che non hanno voce.
Figuriamoci, già mi piace.

Il Lorax si rivolge all’imprenditore Chi-fu, che arriva a devastare l’intera valle dei Lecci Lanicci per pura economia, solo per soldi. Chi-fu abbatte gli alberi ad uno ad uno per costruire un oggetto multiuso che secondo Il Lorax nessuno comprerà, invece sbaglia perché gli uomini che comprano sono capaci di tutto.
Gli uomini che non rispettano la natura sono capaci di tutto.
Gli uomini che non si rispettano l’un l’altro sono capaci di tutto.
L’industria di Chi-fu cresce sempre di più, ma abbatte tutti i Lecci Lanicci, inquina lo stagno, affumica l’aria, caccia tutti gli animaletti, restano solo “un cielo fumoso che non ha più colori” e Chi-fu.
Anche Il Lorax se ne va e lascia un mucchietto di pietre e una scritta.
A meno che“.

A meno che in quella grigia valle desolata e affumicata arrivi un bambino e prenda a cuore la questione, niente andrà meglio.

Il Lorax è una favola in rima che insegna il rispetto per la natura e la speranza di cambiare la desolazione con impegno e dedizione.

Ce lo siamo letto io e i miei bambini stretti stretti nel lettone e ci siamo addormentati con un sacco di poesia nel cuore e la segreta speranza di poter costruire un mondo migliore.

Giuliana

Furore

Furore
Furore, di John Steinbeck (1939) è il racconto del viaggio terribile attraverso Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona, fino in California, affrontato dalla famiglia Joad, costretta a lasciare casa e terra a Sallisaw per cercare un avvenire, diventando immigrata nella sua stessa nazione.
Sono i tempi della Grande Depressione, c’è un mezzadro che “è un tutt’uno con la sua terra, ne è parte integrante”, poi però arrivano le trattrici ai comandi delle Banche. “Strariparono le strade, invasero i campi, penetrarono dappertutto, strisciando come dinosauri dotati dell’incredibile forza degli insetti”. Il governo, invece di appoggiarsi su chi lavora la terra, “appoggia il margine del profitto”.
Famiglie intere sono costrette a cercare il futuro via dalle proprie terre.
La famiglia Joad diventa errante, nomade, cerca di vincere la fame, di non morire e di stare al mondo dignitosamente.

Il nobel per la letteratura Steinbeck arriva al cuore con questo suo scrivere elegante e poetico.
Ecco il giorno. Sembra d’argento”.
… distinse chiaramente il sospiro e il respiro del fuoco”.
… fichi che si tengon chiuso il fiore nel cuore”.
… e vide nei suoi occhi riflesse con le stelle anche le nuvole nere”.
La sera mi coricavo sulla schiena e contemplavo le stelle. Al mattino contemplavo il levar del sole; a mezzogiorno contemplavo la pianura dalla sommità d’un poggio; al tramonto osservavo il sole sparire. Ogni tanto continuavo a pregare come prima, ma non riuscivo più a capire a chi rivolgevo le mie preghiere, ed a qual fine le pronunciavo. C’era il sole, c’eran le stelle, la pianura, le colline, e tutto era parte di me: si era una cosa sola. Ma questa cosa era sacra”.

Quel che bisognerebbe fare, nella vita, per superare le difficoltà del vivere è scritto qui, in questa meravigliosa storia, tragica eppure piena di speranza.

furore
Rispettare il legame ancestrale con la propria terra, che una volta lasciata ci snatura, ci rende estranei a noi stessi, ma se si cura con valore ci rende noi stessi.
Ci ho pensato bene, tutta la notte. Questo è il mio paese. Io son di qui. Me ne frego degli aranci e dell’uva. Io non vado via. Questa terra non è più buona, lo so, ma è la mia terra. Voialtri andate pure. Io resto”.

Dare senso al NOI.
Da soli non abbiamo senso.
Da soli non sopravviviamo.
Bisogna aiutarsi l’un l’altro”, perché il Noi è la salvezza, da difendere con la forza.

I personaggi sono meravigliosi.
Mamma Joad da oggi ha il posto d’onore tra le figure femminili dei libri del mio cuore.
“Ma più balsamica che la gioia era la calma che palesava. LA famiglia sapeva di poter contare sull’imperturbabilità della mamma. E dall’alta, umile posizione che occupava in casa, ella aveva derivato dignità, e una nitida, calma bellezza. Dalle loro funzioni risanatrici le sue mani avevano derivato sicurezza, freschezza ed efficienza. Nelle sue funzioni di arbitro ell’era diventata remota ed infallibile come una dea. Si rendeva conto che se vacillava lei la famiglia tremava; se lei tentennava o disperava, la famiglia crollava.”

E poi Tom.
All’inizio esce di prigione e sembra un delinquente qualunque.
Poi lentamente nella narrazione appare sempre più un personaggio bellissimo: saggio, come quando dice all’uomo con un occhio solo di darsi una smossa, buono, che non capisce che bisogno c’è di uccidere una biscia che attraversa la strada, mediatore con le ire e la sfiducia di uno dei fratelli.

Se di libri perfetti ne esistono, Furore è uno di essi.

Se ci fosse qualcuno di chi ci governa in ascolto, Furore sarebbe per lui.

Se ci fosse qualcuno che perde la speranza, Furore è il libro adatto.

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Giuliana