Le nostre anime di notte

Le nostre anime di notte, Kent Haruf, NN Editore, è il libro giusto al momento giusto, quello che arriva e mi fa tornare la passione di leggere, che, dopo Le otto montagne e il mio lavoro con annessi e connessi, mi era parsa addirittura indebolita.

Invece arriva Le nostre anime di notte, una storia gentile e delicata, raccontata con una semplicità e una tenerezza che non avevo mai incontrato in un libro, una storia di speranza, di solitudini e vuoti da riempire, senza troppi aggettivi, così, essenziale, le parole precise che dicono esattamente quello che vogliono dire, le parole che accarezzano e sono una cura contro tutte le paure, la solitudine, appunto, la morte, la vecchiaia da guardare dritta in faccia.

E poi l’amore.

L’amore che non è mai troppo tardi, l’amore maturo che è un incontro di solitudini e poi diventa un sentiero da condividere su una strada poco battuta, l’amore che chisse ne frega quello che dice la gente, l’amore della lentezza e della quotidianità che non è mai banale, l’incontro di due anime di notte che superano così l’inesorabilità del tempo e che si innamorano.

La storia è bellissima e meraviglioso il modo in cui è stata raccontata, il che fa di Le nostre anime di notte uno dei libri più belli della mia vita.

Chi riesce ad avere quello che desidera? Non mi pare capiti a tanti, forse proprio a nessuno. È sempre un incontro alla cieca tra due persone che mettono in scena vecchie idee e sogni e impressioni sbagliate. Anche se, ripeto, questo non vale per noi due. Non in questo momento, non oggi.

 

Giuliana

La piccola libreria del destino

la-piccola-libreria-del-destino

La piccola libreria del destino, scritto da Sophie Nicholls, uscito nel marzo del 2016, edito da tre60, mi è stato regalato dalla mia amica Alessia per il mio compleanno, lo scorso agosto. Lo specifico perché un libro regalato va sempre segnalato!

La piccola libreria del destino è un libro che mi ha fatto viaggiare tra lo Yorkshire e San Diego, tra il passato e il presente, tra la vita ordinaria di tutti i giorni e quella meno scontata, straordinaria, della spiritualità.

Mi piace questo tipo di letture, perché credo che un po’ della magia raccontata mi cada addosso come brillantini o come polvere di stelle.

Il bello è che ci credo veramente!
😉

La trama è un avvicendarsi di storie di donne, L’iraniana Madaar che cresce la nipote Fabia, la quale cresce da sola la figlia Ella, la quale ha una figlia, Grace di nome e di fatto. Ad un certo punto compare un’altra donna, Bryony.
Tutte fanno lo stesso sogno e insieme, dopo essersi riunite per via di un compleanno (i compleanni c’entrano, sempre, vedete?) cercano di decifrare questo strano sogno comune grazie a un libro (anche i libri c’entrano sempre!).

Sono donne che colgono i Segnali, che hanno un potere speciale, o forse no, è solo un sapere ascoltare l’istinto, far tacere la mente e dar voce al profondo, al cuore, agli impulsi dell’anima.

È un libro di colori e di profumi, di mille sensazioni tattili, un libro pieno di un po’ di tutto, crisi, cambiamenti, morte, lutto, magia, incantesimi, spiritualità, mancanza di fiducia in se stessi, pazzia, insicurezza, incertezze, tristezza, solitudine, meditazione, emozione, forti legami familiari, distanze, ricongiungimenti, messaggi tra Cielo e Terra.

È uno di quei libri che possiamo inserire nella categoria Libri Magici, uno di quelli che ci spiegano, con una storia,a che la magia consiste nello sfruttare “l’incredibile potere della nostra mente“, e che è fondamentale per una buona salute psicofisica, vivere il presente.

Ricco di descrizioni, di omissioni, di storie celate e poi svelate, mi ha fatto tornare in mente Donne che corrono coi lupi, quando ad esempio Fabia parla della fiaba di Cenerentola (Ah si. Povera Cenerentola, che aspetta di essere salvata dal suo bel principe. È un peccato che ci insegnino ad aspettare qualcuno che venga a salvarci), o quando Madaar cambia versione del finale di Cappuccetto Rosso (Cappuccetto salta sul letto, si mette le mani sui fianchi e grida, a pieni polmoni, Non mi fai paura, Lupo!).

È il libro perfetto per chi vuole più magia nella sua vita, per chi cerca nuovi orizzonti, ispirazione, visioni, meraviglia.

Grazie Alessia!

Giuliana 🙂

La natura esposta

la-natura-esposta

Ho letto piano La natura esposta, di Erri De Luca, senza fretta, per gustarmelo, ho centellinato le parole, sorseggiato le frasi e le emozioni.

L’ho trovato un po’ più difficile degli altri, frasi un po’ meno balsamo e un po’ più intrico di pensieri e di sentimenti, che ho trovato meno immediati, più da sviscerare e da ragionare.

La storia è questa, bellissima e insolita: un uomo solitario e non più giovanissimo, vive tra le “montagne sapute a memoria” e aiuta i profughi spaesati a oltrepassare il confine, prende soldi, ma quando poi lascia le persone, li restituisce.
Gli capita di accompagnare uno scrittore che fa conoscere i suoi gesti di bontà al mondo intero, ma soprattutto alla sua vallata di montanari rudi.
È costretto a lasciare la montagna, sverna in una città di mare, Napoli, qui, data la sua malleabilità lavorativa, trova un impiego grazie a un parroco sudamericano, gli commissiona di riportare all’originale un Cristo crocifisso dei primi del ‘900, che era stato scolpito nudo, come davvero venivano svolte le crocifissioni, ma poi gli era stato applicato un drappo per coprire la nudità, la natura.
Lo scultore solitario ha il compito di esporre la natura.

Inizia il corpo a corpo dello scultore con il Cristo morente, la sua mano, prima dello scalpello, a toccare le costole, le ferite, il dolore di un corpo che muore e che ha fisiologiche ma inaspettate reazioni, “Qui c’è un’opera che si rivela solo alla carezza“.
Nel mezzo della storia, una donna senza nome, che non lascia traccia se non il ricordo di una donna passata.

È una storia che non lascia indifferenti, non leggera e non di quelle storie che servono a dimenticare.
Intensa, dolorosa come un Cristo che muore, terrena come un corpo contratto, solitaria come le montagne, fatta di gente che ti resta appiccicata, come la gente di Napoli.

È una storia utile alla solitudine, al silenzio, all’empatia e persino all’amicizia (il libraio Raimondo lo conoscono bene i fan di Erri) e al naturale, indispensabile, amore per i libri.

Ho detto “grazie Erri”?
Si, un milione di volte.
Lo ridico, Grazie Erri <3

Giuliana

“...esistono libri che fanno provare un amore più intenso di quello conosciuto, un coraggio più scatenato di quello sperimentato. Deve essere l’effetto che fa l’arte: supera l’esperienza personale, fa raggiungere al corpo, ai nervi, al sangue, traguardi sconosciuti. Davanti a questo moribondo nudo si sono commosse le mie viscere. Mi sento un vuoto in petto, una confusione di tenerezza, uno spasmo di compassione. Ho messo la mano sui suoi piedi, per riscaldarli.

Newsletter di My Therapy
My Therapy su Facebook

Harry Potter e la pietra filosofale

harry-potter-e-la-pietra-filosofale-libro-80789-1
Harry Potter e la pietra filosofale è il primo della serie di romanzi scritti da J. K. Rowling che hanno per protagoniste le vicende del maghetto più famoso del mondo, anzi dei mondi, del mondo dei maghi e di quello dei babbani (noi, privi di poteri magici, che leggiamo di lui).
Le circostanze in cui Harry diventa orfano, i terribili zii cui viene affidato che, tra l’altro, lo confinano nel sottoscale, fanno amare sin dalle prime righe il piccolo Harry, che poi si rivelerà essere un coraggioso ragazzo, intelligente, sincero nei sentimenti, amico fidato, atleta talentuoso e molto altro ancora.

La storia è avvincente, rapisce, fa dimenticare la realtà, è la giusta lettura per chi vuole un po’ di evasione e di solitudine, per chi si annoia e non vuole, per chi vuole sentirsi raccontare storie di coraggio.

Leggere Harry Potter e la pietra filosofale vuol dire entrare nel mondo dei maghi e sentirsi dei bambini a cui piace ascoltare le storie narrate dagli adulti, sapendo che saranno storie a lieto fine quelle narrate dalla voce materna della scrittrice, storie in cui, almeno temporaneamente, il male è messo all’angolo, resta solo il bene, il coraggio, l’onestà.

E’ stata la lettura perfetta per questo periodo in cui pare che la terra mi tremi continuamente sotto ai piedi, in cui le paure post terremoto sono prepotenti, ma possono essere messe a tacere, così come temporaneamente è stato messo a tacere Voldemort.

Credo che non potrò evitare di leggere il resto, sarete prontamente aggiornati 😉

Ecco la recensione del secondo volume, infatti: Harry Potter e la Camera dei Segreti.

Io mi schiero contro ciò che si aggira per questa Foresta, Bane, proprio così, e al fianco degli esseri umani, se necessario“.
Parola di centauro.

Le avventure di Tonino l’invisibile

le avventure di tonino l'invisibile

Un bambino di dieci anni, Tonino De Rosa, è triste perché il giorno del suo compleanno, invece di risolvere problemi e di studiare un tot di pagine di storia, dice una bugia alla mamma affermando che non ha compiti, ora però che stava entrando a scuola non sa come giustificare col maestro la sua mancanza.

Desidera essere invisibile.

Diventa invisibile.

A scuola si diverte un mondo a fare gli scherzi, girare la lavagna, aprire le porte, può uscire da scuola, salire sul tram senza pagare il biglietto, insomma, ci sono apparentemente una serie di conseguenze positive all’essere invisibile per Tonino.

Tonino però presto scopre di essere invisibile non solo per le marachelle ma anche agli abbracci, alle parole degli amici, all’affetto della sua famiglia, agli sguardi.

Tonino scopre di essere solo.

Ora so qual è la cosa più brutta del mondo, non è certo il rischio di prendere un quattro a scuola. Non è nemmeno la povertà: i poveri possono aiutarsi. La cosa più brutta al mondo è la solitudine. Se sei solo, non puoi far nulla. Per essere felice degli altri”.

Questo breve racconto illustrato, scritto da Gianni Rodari, ha la solita potenza della semplicità, il solito potere di parlare chiaro ai bambini, ma anche agli adulti, di sottolineare in modo gentile e autentico delle questioni date troppo per scontate, ma mai banali.

E’ un piccolo libro che gli adulti possono leggere ai bambini per ottenere quei benefici emozionali e cognitivi che sono scritti qui, ma è un libro che bambini di sette, otto, fino a dodici tredici anni possono leggere anche da soli, in raccoglimento, avendo a che fare con le proprie paure, con la pigrizia e l’amicizia.

Giuliana

 

Nonno Bach. La musica raccontata ai bambini

Nonno Bach. La musica raccontata ai bambini
Non ricordo come questo libro sia finito nella mia libreria, ma mi serviva un libretto piccolo e maneggevole e l’ho cominciato.
Nonno Bach. La musica raccontata ai bambini, scritto da Ramin Bahrami, uscito nel settembre 2015 davvero fa quel che promette: racconta la musica ai bambini e a quelli come me che di musica ne capiscono poco e niente.

A parlare è proprio Nonno Bach, un vecchietto che si trova nel paradiso dei musicisti e che chissà come incontra un bambino che lo vede vestito in modo bizzarro e gli chiede:

Tu chi sei?
Io sono Nonno Bach.

Comincia così l’intervista che porterà Nonno Bach a raccontare la sua vita piena di musica, di fatiche, di impegno e di dolori.
Con il pretesto della sua vita, spiega con parole semplici e efficaci, alcuni concetti fondamentali della musica:

L’alfabeto della musica è un linguaggio che va imparato piano piano, proprio come una lingua straniera, usando i segni, i suoni, scrivendo e ripetendo la stessa frase tante volte con le dita sullo strumento.

 

L’orecchio musicale è la capacità di riconoscere il linguaggio dei suoni, una dote naturale, ma anche un dono che si affina ascoltando tantissimo e studiando.

 

Il contrappunto, che è il principio della mia musica, è la combinazione di più melodie insieme … note che si guardano e si parlano, proprio come le persone che diventano amiche. La grande musica è un colloquio, qualcosa che unisce le persone e le fa parlare tra loro. E’davvero come nella società, almeno quella ideale, quella che tutti sogniamo: teste diverse, filosofie diverse, sentimenti diversi che si combinano e si parlano e comunicano senza perdere la propria indipendenza. Nella mia musica c’è spazio per tutto. Sarebbe bello, un mondo che fa spazio a tutti.

Nel bel mezzo della discussione il ragazzo chiede a Nonno Bach come mai ha scritto così tante pagine e lui risponde:

Per non sentir abbaiare gli esseri umani. Così li ho ascoltati di meno, più da lontano, in sottofondo, e sono anche riuscito ad ascoltare il silenzio che avevo dentro di me.”
Anche perché “il silenzio è importante per chi è alla ricerca di qualcosa di bello e di grande.

Quindi, dono musicale o no, conta l’impegno, ed anche la solitudine:

Nella solitudine c’è la vera libertà, nel silenzio ci si pongono le grandi domande, si è sinceri fino in fondo, e si lasciano cantare le voci nascoste dentro di noi. Trovate ogni giorno dieci minuti per restare soli in silenzio. Fanno meglio di una medicina.

Nella sua semplicità, questo piccolo libro prezioso mi sembra davvero un capolavoro, adatto a genitori e insegnanti ed anche a bambini che si affacciano nel panorama meraviglioso nella musica da comprendere. Sembra proprio di ascoltare la voce di Bach in persona che dice:

Io la musica l’ho fatta pensando alle stelle, all’universo

e che si raccomanda di difendere sempre il proprio punto di vista e la propria opinione:

Ribellatevi a chi vi offende. Non lasciatevi calpestare da nessuno. Un uomo che non canta, che non balla, che non lotta, che smette di credere nei suoi ideali è un uomo morto.

C’è infine anche un richiamo alla libroterapia:

I libri sono la cassaforte del sapere, ci portano altrove, ci aprono le porte dei mondi che nemmeno immaginiamo. E’ come viaggiare senza dover pagare il biglietto dell’aereo. Sono belli anche da toccare: è un piacere sentire la carta sotto le dita.

Questo libro mi ha aperto le porte di un mondo nuovo, pieno di cose belle.

Giuliana

Walden. Vita nel bosco

walden vita nel bosco

Walden. Vita nel bosco è stato scritto da Henry David Thoreau nel 1854, in seguito a un esperimento che volle fare l’autore, un esperimento di “filosofia pratica”, cioè due anni di vita nei boschi per cercare l’essenzialità della vita, la verità, il significato profondo dell’esistenza.

Con il suo esperimento l’autore mette a verifica la sua idea secondo cui “l’unica certezza è la capacità dell’uomo di scegliere e cambiare”, ciascuno scegliendo il proprio modo.

Questa della vita nei boschi è stato il modo scelto da Thoreau e raccontato nei minimi particolari, con precisione di dettagli economici, ci sono infatti tutti i conti che ha fatto l’autore per dimostrare che la vita in semplicità è equilibrata in entrate e uscite, ma anche dettagli descrittivi della natura e dei suoi pensieri.
E’ senza dubbio un libro che fa venir voglia di bosco, di Natura, di solitudine, di semplicità, di ritiro dal chiasso inutile del mondo.

E’ dedicato a coloro che “sono scontenti e si lamentano pigramente della durezza del loro destino o dei tempi“, a coloro che hanno un bisogno vero di una nuova vita, bisogno più che puro desiderio, bisogno di cambiare di tornare al selvatico, anche perché “dosi abbondanti di selvatico rieducano l’individuo a sentire la vita” scrive Wu Ming 2 nella bellissima introduzione.

E’ un libro che è fatto per essere letto ad alta voce, un libro da sottolineare, sono tantissime le frasi che colpiscono al cuore, la più nota certamente quella letta dal giovane studente Neil nel film “L’attimo fuggente”:

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità, affrontare solo i fatti essenziali della vita, senza scoprire, giunto alla morte, di non aver vissuto. Volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, vivere in modo così risoluto e spartano da sbaragliare tutto ciò che non fosse vita“.

La mia lettura è stata molto piacevole e ispiratrice, anche se ho saltato delle parti (mi ha ricordato un po’ Dalla parte di Swann), non lo nego, non mi sono addentrata nelle descrizioni dettagliate dei procedimenti di costruzioni, della ferrovia, dei particolari del lago Walden, della scoperta della patata selvatica, persino della cruenta battaglia tra formiche.
Sono descrizioni così dettagliate che non fanno mai dubitare del fatto che Thoreau abbia davvero vissuto nei boschi con profondità e consapevolezza, consacrando il suo esperimento con grande saggezza.

Leggetelo se avete bisogno di una lettura di concentrazione, di solitudine, di contatto sincero con la natura.

Giuliana

Il giardino segreto

il-giardino-segreto

Il giardino segreto, scritto da Frances H. Burnett addirittura nel 1911, è la storia di una ragazzina abbandonata, che per caso trova la chiave di un giardino segreto e insieme ad essa ritrova la positività della vita, l’amicizia con un ragazzo magico e la salvezza di un ragazzo solo.

Insieme, prendendosi cura di un giardino fino a farlo vivere, ci si salva, si torna a vivere.

Mi domando perché alle scuole medie mi fecero leggere “Guerra e pace” invece che “Il giardino segreto”, questo libro delicato e magico, destinato ai ragazzi, ma di cui mi sono profondamente innamorata anche da quarantunenne che sono (sempre con l’anima di Peter Pan, va detto).

Un libro che ho rincorso tutta la vita, l’ho voluto sempre leggere senza mai trovare la giusta occasione, io che ho sempre subito il fascino di un giardino segreto, dove gli alberi, i fiori e gli animali sono l’alter ego di me stessa e io da essi posso trarne l’unico nutrimento possibile per la mia anima inquieta.

Proprio ieri parlavo con un amico della necessità di trovare un posto nel mondo che ci faccia stare bene.

Un giardino segreto farebbe al caso mio, un luogo da vivere attraverso il percorso delle stagioni, con i mutamenti che non stancano mai, che però danno solidità e presenza e protezione e solitudine e silenzio e segreto.

E’ un libro che scatena riflessioni e ricordi.

Come quella volta che dopo uno dei primi esami all’università mi distesi su un telo nel giardino che non ho più, e dormii un pomeriggio intero sotto un albero e ripresi le energie e la voglia di ricominciare a studiare. Fu la gratificazione più grande per un esame difficile.

Un giardino appartato mi manca, come mi manca la solitudine e la possibilità di ascoltarmi e riconoscermi attraverso il fruscio delle foglie, i cinguettii degli uccelli, le canzoni del vento.

Mi manca la primavera, questo rifiorire del “fuori” che quasi sempre corrisponde al rifiorire “dentro”.

In questo libro c’è tutto questo: un giardino che rifiorisce e fa guarire, che aiuta ad elaborare lutti, che fa nascere amicizie, fa ritrovare persone perdute, che insegna a credere nella magia, che scatena ricordi, che fa sentire come fosse primavera e invece è solo l’inizio di un gelido e grigio inverno, che insegna il potere dei pensieri positivi.

Un giardino che poi è un libro, un libro che parla come fosse un giardino.

Un libro da tenere con cura per i miei figli, per insegnar loro che “forse il sistema migliore è dire che stanno per accadere delle belle cose, finché non accadono davvero”.

Giuliana

Clicca su questo link se vuoi acquistare Il giardino segreto su Amazon:

Scrivere

scrivere
Scrivere” (Marguerite Duras) è un libro per gli scrittori che si sentono incompresi, che a volte soffocano nella loro solitudine, che si sentono stranieri in questa terra.
D’un tratto vi sentirete – ci sentiremo! – legittimati.
Marguerite Duras ci racconta, con serietà e dolcezza, della vera solitudine propria della scrittura, che solo chi scrive conosce. Le sue parole toccano l’anima e il cuore.
La necessaria separazione dagli altri, la solitudine che “non si trova, si fa“, il silenzio, la “solitudine del corpo” che diventa “dello scritto“.
Sentirsi abbandonati anche se non si è soli, scrivere come necessità, scrivere che è tacere e insieme “urlare senza rumore“, scrivere che è molto più che suonare, perché non si suona soli e nella solitudine solo la scrittura ha senso.
La scrittura come terapia (“se non avessi scritto sarei diventata preda dell’alcol“), solo la scrittura ci salva dal fondo di quel buco di solitudine quasi totale.
La scrittura che ci restituisce una selvatichezza antica, quella delle foreste, quella che ci fa raggiungere l’ignoto che abbiamo dentro.
La scrittura è affrontare temi quali la morte, la guerra, il dolore, il pianto e tutto però riconduce alla scrittura com una “fortuna”, che lascia spazio all’amore per il figlio, nel momento in cui vita, figlio, felicità, casa, tutto si confonde (“La felicità di mio figlio è quella della mia vita“).
Un libretto piccolo, fatto di frasi brevi, come una poesia, che vi lascerà la voglia di creare la vostra di poesia, breve, fulminea, forse unica.

Giuliana