Se lo ami lascialo libero

foto Edy Mostarda

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Se ami qualcuno lascialo libero. Se torna da te, sarà per sempre tuo, altrimenti non lo è mai stato” (Richard Bach)

C’è solo un problema.
Mio figlio non è mio.
Le sue maestre, ascoltando a volte la sorella, mi hanno fatto notare che sono solita dire “quello là” o “quella là” riferendomi ai “miei” figli.
All’inizio ho pensato, che modo brutto che ho di parlare di loro.
È un tentativo di distaccarmi da loro perché non ne voglio sapere niente? Perché me ne voglio lavare le mani e non mi ritengo responsabile di quello che dicono e fanno?
O semplicemente è il mio modo per convincermi, e non è facile, che loro sono due persone diverse da me, che io non sono la loro proprietaria, come non lo ero della mia compagna cane, loro non mi appartengono, il fatto che mi siano cresciuti nella pancia non fa si che debbano continuare a crescere nella mia vita, hanno le loro vite, hanno i loro sogni, desideri, caratteri, hanno il loro modo di camminare, di mangiare, di dormire.
Io devo accettare in toto “quello là” con le sue impunità, mica solo coi suoi sorrisi, con il suo modo di dormire a strattoni, mica solo col suo modo rilassante a vedere di mangiare.
Devo accettare “quella là” con le sue preferenze di giochi maschili, mica solo con la sua intelligenza logica e essenziale, devo amarla e aiutarla a essere sicura di sé, anche se è timida e più impacciata.
Insomma il compito di me, madre, è accompagnarli nella crescita circondandoli di amore senza riserve, accompagnarli nelle loro esperienze di vita non con un piglio da maestrina né con la libertà di esser loro amica, ma con complicità e riservatezza, certezza di una base solida a cui tornare quando loro vogliono.
Questo devo costruire per “quelli là”: una base solida, fatta di una casa accogliente, sincerità tra me e il loro padre, che non è solo padre ma mio marito, mio compagno di vita, mio amico, mio consigliere tecnologico.
Una base solida.
E ti pare facile.