Non ora non qui

Non ora non qui è il primo libro che Erri De Luca ha pubblicato alla soglia dei quarant’anni (1989), dopo aver percorso innumerevoli strade di vita (operaio, muratore, volontario in Africa, autista …).

Non ora non qui è la storia (breve e intensa, come tutte le storie di Erri) di un uomo di sessant’anni che tiene in mano una vecchia fotografia che ritrae una donna intenta a guardare un bambino in un autobus in transito.

L’uomo riconosce nella donna sua madre che osserva lui stesso, bambino.

D’un tratto il bambino diventa l’uomo che guarda la foto, il quale inizia un dialogo sommesso e accorato con la donna, raccontandole emozioni e storie che hanno trasformato quel bambino nel sessantenne con la foto in mano.

Le emozioni vanno di pari passo alle vicende narrate, le parole usate per narrarle sono semplici, senza arzigogoli, profondissime e evocative.

Non ora non qui va letto per comprendere l’inestimabile valore della memoria, adatto per chi vuole una lettura breve ma coinvolgente, scorrevole ma mai superficiale.

Fa bene al cuore, Erri De Luca, perché evoca di continuo immagini e metafore che districano i pensieri e fanno sentire ancora più in contatto con le cose autentiche della vita:

la terra amata, il rispetto per l’altro, il perdono di se stessi e per il proprio passato, che va accettato pur con un po’ di nostalgia, il rispetto del silenzio, dei modi antichi, delicati e gentili, di toccare cose e persone.

 

Ho in corpo il peso di un ricordo

Splendido, come sempre, il mio amato Erri De Luca, senza tempo.

I lettori affezionati di My Therapy conoscono il mio debole (il mio forte!) per Erri, lo leggo piano, a sorsi, intervallandolo a altro, poi torno ai suoi libri, perché mi fa sentire a casa, in pieno contatto con la mia anima, non con la testa tra le nuvole, come mio solito, ma con i piedi ben piantati in una terra sempre amorevolmente descritta, con il cuore tra le persone sempre così empaticamente raccontate, con la testa tra le parole, sempre così precisamente vicine ai sentimenti.

Ho trovato alcune espressioni, quasi poetiche, che mi hanno in qualche modo riportato a me stessa, ve ne faccio partecipi.

Ero un bambino più assorto che quieto.

 

L’adolescenza era una delle stazioni della pazienza, aspettando di consistere in future completezze. Erano anni stretti e il mondo immenso.

 

Faceva ridere, non se ne risentiva. Per quale miracolo alcune creature non si addolorano delle risate versate sui loro sforzi, sui loro inciampi? Mancò a me sempre la sua grazia in questo.

 

Si cresce tacendo, chiudendo gli occhi ogni tanto, si cresce sentendo d’improvviso molta distanza da tutte le persone.

 

Oltre la calma ti spiaceva anche la mia distrazione: Mi facevo assorbire dalle assonanze. Molte cose finite sotto i miei sensi evocavano un altrove. Ero, lo sono ancora, spesso assente di un’assenza impenetrabile.

Non ora non qui ha avuto la capacità incredibile di raccontare cose di me stessa.

Se non è libroterapia questa, cos’è! 

Giuliana

Nonno Bach. La musica raccontata ai bambini

Nonno Bach. La musica raccontata ai bambini
Non ricordo come questo libro sia finito nella mia libreria, ma mi serviva un libretto piccolo e maneggevole e l’ho cominciato.
Nonno Bach. La musica raccontata ai bambini, scritto da Ramin Bahrami, uscito nel settembre 2015 davvero fa quel che promette: racconta la musica ai bambini e a quelli come me che di musica ne capiscono poco e niente.

A parlare è proprio Nonno Bach, un vecchietto che si trova nel paradiso dei musicisti e che chissà come incontra un bambino che lo vede vestito in modo bizzarro e gli chiede:

Tu chi sei?
Io sono Nonno Bach.

Comincia così l’intervista che porterà Nonno Bach a raccontare la sua vita piena di musica, di fatiche, di impegno e di dolori.
Con il pretesto della sua vita, spiega con parole semplici e efficaci, alcuni concetti fondamentali della musica:

L’alfabeto della musica è un linguaggio che va imparato piano piano, proprio come una lingua straniera, usando i segni, i suoni, scrivendo e ripetendo la stessa frase tante volte con le dita sullo strumento.

 

L’orecchio musicale è la capacità di riconoscere il linguaggio dei suoni, una dote naturale, ma anche un dono che si affina ascoltando tantissimo e studiando.

 

Il contrappunto, che è il principio della mia musica, è la combinazione di più melodie insieme … note che si guardano e si parlano, proprio come le persone che diventano amiche. La grande musica è un colloquio, qualcosa che unisce le persone e le fa parlare tra loro. E’davvero come nella società, almeno quella ideale, quella che tutti sogniamo: teste diverse, filosofie diverse, sentimenti diversi che si combinano e si parlano e comunicano senza perdere la propria indipendenza. Nella mia musica c’è spazio per tutto. Sarebbe bello, un mondo che fa spazio a tutti.

Nel bel mezzo della discussione il ragazzo chiede a Nonno Bach come mai ha scritto così tante pagine e lui risponde:

Per non sentir abbaiare gli esseri umani. Così li ho ascoltati di meno, più da lontano, in sottofondo, e sono anche riuscito ad ascoltare il silenzio che avevo dentro di me.”
Anche perché “il silenzio è importante per chi è alla ricerca di qualcosa di bello e di grande.

Quindi, dono musicale o no, conta l’impegno, ed anche la solitudine:

Nella solitudine c’è la vera libertà, nel silenzio ci si pongono le grandi domande, si è sinceri fino in fondo, e si lasciano cantare le voci nascoste dentro di noi. Trovate ogni giorno dieci minuti per restare soli in silenzio. Fanno meglio di una medicina.

Nella sua semplicità, questo piccolo libro prezioso mi sembra davvero un capolavoro, adatto a genitori e insegnanti ed anche a bambini che si affacciano nel panorama meraviglioso nella musica da comprendere. Sembra proprio di ascoltare la voce di Bach in persona che dice:

Io la musica l’ho fatta pensando alle stelle, all’universo

e che si raccomanda di difendere sempre il proprio punto di vista e la propria opinione:

Ribellatevi a chi vi offende. Non lasciatevi calpestare da nessuno. Un uomo che non canta, che non balla, che non lotta, che smette di credere nei suoi ideali è un uomo morto.

C’è infine anche un richiamo alla libroterapia:

I libri sono la cassaforte del sapere, ci portano altrove, ci aprono le porte dei mondi che nemmeno immaginiamo. E’ come viaggiare senza dover pagare il biglietto dell’aereo. Sono belli anche da toccare: è un piacere sentire la carta sotto le dita.

Questo libro mi ha aperto le porte di un mondo nuovo, pieno di cose belle.

Giuliana