Ingredienti per una vita di formidabili passioni

Questo libro è una raccolta di brani che riassume la vita di formidabili passioni di Luis Sepúlveda: i suoi primi amori, la poesia, Neruda, Salvador Allende, l’etica e l’estetica, il suo (e mio!) amato Gabo, l’impegno politico che ha segnato la sua vita e ha dato senso al suo scrivere.
Certi racconti sono appassionanti e fanno emozionare: la storia degli operai nelle miniere di carbone delle Asturie, l’oscurità, il fumo, il pericolo, gli spazi stretti, la mancanza d’aria, la lotta, gli scioperi per conservare la nobiltà di un lavoro terribile.
E poi ancora, l’addio doloroso alla sua compagna cane dopo 14 anni di vita insieme, i racconti del terremoto in Cile del 2010, racconti terrificanti che fanno male alla mia gente di questa Italia centrale così duramente provata, ma parole che danno speranza perché la gente degli appennini mi sembra assomigliare ai cileni, solidi, solidali, tenaci e caparbi, ostinatamente impegnati nello sguardo in avanti.
La visita al campo di concentramento di Bergen Belsen, durante la quale ha letto poche parole impresse accanto ai forni crematori, “Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia“, una frase che ha dato senso al suo essere scrittore: esserlo per dare voce a chi voce non ha, esserlo per unire etica e estetica.
L’avvicendarsi dei ricordi del suo “vecchio” ai momenti del presente in cui è lui stesso il “vecchio” di una numerosa famiglia, al “vecchio” spetta l’asado ed è una consapevolezza non nostalgica ma piena di tenerezza e orgoglio per tutto ciò che è stato.
E poi ancora, il Cile, la sua patria. Alla domanda “di che nazionalità sei?”, lui risponde sempre e comunque “io sono cileno” (anche se la dittatura gli tolse la cittadinanza, anche se vive in un altro posto).

Sono un cileno privo di documenti che lo accreditino come tale, ma non importa, ovunque mi trovi mi basta guardare verso sud per sentire sulla faccia l’aria australe, che nella mia memoria ostinata profuma sempre di solidarietà, di fratellanza e della volontà di costruire un paese migliore.

È un racconto fatto di parole semplici, quasi un diario, una confessione, parole che incitano a “non dimenticare mai la poesia delle piccole cose“, parole utili a chi le legge per guardare oggettivamente e ironicamente alla realtà (è divertente il capitolo sui troll, quelli che dovrebbero cucirsi le labbra per pura “igiene sociale”, quelli che, come si dice dalle mie parti “aprono bocca e gli danno fiato”, senza pensare e sapere quello che dicono, quelli che oggi coi social hanno un potere incredibile ma farebbero bene a stare zitti per inquinare il meno possibile la vita sociale di tutti.

La sua vita di scrittore pare cominciare nel momento in cui gli giunse una consapevolezza:

L’amore per le parole mi si rivelò come un amore fedele, che non mi avrebbe mai tradito.

Nè l’amore per i figli lo tradirà e una domanda, sul finale della lettura, squarcia il velo della quotidianità e dei ritmi frenetici e inconsapevoli della vita:

Perché diavolo facevo il corrispondente in Angola, Mozambico, Capo Verde , El Salvador, se quello che più desideravo era stare con i miei figli?

Ingredienti per una vita di formidabili passioni è una bellissima lettura, ricca di grandi spunti di riflessione, è una lettura che fa bene perché ci spinge a domandarci, a essere critici anche con i nostri ricordi, per questo può risultare una lettura non facile, è come un ago sulle ferite aperte della nostra anima, ma, buone notizie, siamo ancora in tempo per avere la vita che vogliamo, una vita che non trascuri, anzi si basi proprio sulle formidabili passioni di ciascuno.

Giuliana

Altri libri terapeutici di Luis Sepúlveda:

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

Il mestiere di scrivere

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Erano anni che volevo leggere Il mestiere di scrivere, di Raymond Carver, poi quando è tempo, ecco che il libro mi ha fatto l’occhiolino dallo scaffale della libreria, mi ha detto “prendimi no? Che aspetti?” Ed è venuto con me.

Il mestiere di scrivere parla di scrittura e di lettura, ma anche della vita di uno scrittore particolare come è stato Raymond Carver, umile, umano, non lo scrittore che dal suo presunto Olimpo dispensa presunte sagge parole, ma l’uomo che fa anche le lavatrici, Carver riflessivo, ricercato, attento, pacato, Carver dal tocco leggero, empatico, incoraggiante.

Questo libro è come lo scrittore che lo ha scritto, profondo ma semplice, realista ma incoraggiante.

Così, insieme a questo desiderio di farmi una cultura, avevo un altrettanto forte desiderio di scrivere; era un desiderio talmente forte che continuai a scrivere anche dopo che il buon senso e i freddi fatti, la dura realtà della mia vita mi avevano consigliato ripetutamente che avrei fatto meglio a lasciar perdere, a smetterla di sognare, a rassegnarmi e a tirare avanti facendo qualcos’altro.

Carver sa regalare frasi terapeutiche che ti scovano sentimenti profondi, che ti scoprono ferite nascoste e, dopo aver aperto tutti i cassetti, ti lanciano per aria i sogni manco poi tanto segreti.

Per tentare di rimanere coi piedi per terra, ho riassunto qui sotto, per punti, alcuni consigli di Carver ai giovani che vogliono fare gli scrittori.

  1. Vale ciò che si racconta, ma anche ciò che non si racconta affatto
  2. Scrivendo si deve generare inquietudine
  3. Bisogna nascondere la fatica del fare
  4. E’ necessario scrivere ogni giorno, senza speranza e senza disperazione
  5. Per scrivere un romanzo un scrittore dovrebbe vivere in un mondo dotato di senso, un mondo in cui poter credere
  6. Bisogna dire ciò che si vuole dire e usare il minimo numero di parole possibile per farlo
  7. Bisogna scrivere di cose che stanno a cuore
  8. E’ importante scrivere qualcosa che diventi parte dell’esperienza del lettore
  9. Bisogna ricordare le parole di Santa Teresa: “Le parole conducono ai fatti. Preparano l’anima, la rendono pronta e la portano alla tenerezza”.

Concludo con una frase ancora di Carver, che segna il senso di My Therapy e anche della mia vita:

Le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste.

 

Giuliana

 

Scrivere

scrivere
Scrivere” (Marguerite Duras) è un libro per gli scrittori che si sentono incompresi, che a volte soffocano nella loro solitudine, che si sentono stranieri in questa terra.
D’un tratto vi sentirete – ci sentiremo! – legittimati.
Marguerite Duras ci racconta, con serietà e dolcezza, della vera solitudine propria della scrittura, che solo chi scrive conosce. Le sue parole toccano l’anima e il cuore.
La necessaria separazione dagli altri, la solitudine che “non si trova, si fa“, il silenzio, la “solitudine del corpo” che diventa “dello scritto“.
Sentirsi abbandonati anche se non si è soli, scrivere come necessità, scrivere che è tacere e insieme “urlare senza rumore“, scrivere che è molto più che suonare, perché non si suona soli e nella solitudine solo la scrittura ha senso.
La scrittura come terapia (“se non avessi scritto sarei diventata preda dell’alcol“), solo la scrittura ci salva dal fondo di quel buco di solitudine quasi totale.
La scrittura che ci restituisce una selvatichezza antica, quella delle foreste, quella che ci fa raggiungere l’ignoto che abbiamo dentro.
La scrittura è affrontare temi quali la morte, la guerra, il dolore, il pianto e tutto però riconduce alla scrittura com una “fortuna”, che lascia spazio all’amore per il figlio, nel momento in cui vita, figlio, felicità, casa, tutto si confonde (“La felicità di mio figlio è quella della mia vita“).
Un libretto piccolo, fatto di frasi brevi, come una poesia, che vi lascerà la voglia di creare la vostra di poesia, breve, fulminea, forse unica.

Giuliana

Ogni vita è una storia da raccontare

scrivere
Ogni vita è una storia e come tale può essere raccontata.
Anzi per dire meglio ogni vita è fatta di tante storie.
Con tutte le storie di vita ascoltate e lette, abbiamo imparato a conoscere il mondo, a conoscere noi stessi e a costruire la nostra identità.
Tutti possono narrare e scrivere le proprie storie di vita.
Chiunque è in grado di fermare con la parola scritta i propri ricordi per condividerli.
Per scrivere la nostra storia di vita non abbiamo bisogno di essere scrittori o letterati, non dobbiamo attingere a fantasia o immaginazione, quello che possiamo fare è andare a cercare le tracce impresse “negli ampi ricettacoli della memoria” dove tutti i ricordi sono raccolti, in attesa di essere risvegliati.
“I ricordi sono come uova d’uccello nel nido, l’anima li scalda per lunghi anni, e d’un tratto essi rompono il guscio disordinatamente, inesorabilmente…”
Anna Giorgini

Nei mesi passati abbiamo “virtualmente” giocato a Scrivere i propri ricordi; il gioco ci ha portato indietro nel tempo.
Per ora stiamo pensando a come continuare quel gioco, ma intanto vi invito a venire ad ascoltare, vedere, sperimentare come lo stesso gioco si svolge nei laboratori di scrittura autobiografica.
Basta cercare su facebook il nuovo evento: Presentazione Laboratori di Scrittura Autobiografica e venirci a trovare a Terni, Venerdì 27 settembre alle ore 17, al Cenacolo San Marco in Via del Leone 12, TERNI.
Vi aspetto!

Perché non mi fido di uno scrittore di successo

perché non mi fido di uno scrittore di successo
Siamo abituati a confondere l’amore per la scrittura con quello che viene pubblicato e distribuito nelle librerie in franchising: punta di un iceberg, il quadro che ne esce è abbastanza deleterio. In questo guest post ti dirò perché non mi fido di uno scrittore di successo, a meno che non scriva un vero capolavoro.
Non mi fido perché lo scrittore di successo si conta sulle vendite.
Lo scrittore di successo è tale perché ha superato un certo numero di vendite. Più questo numero è alto, più lo scrittore è di successo. Nello scrivere le parole non sono macigni, sono diamanti: il “numero”.
I lettori sono un numero indistinto e lo dimostrano le recensioni: in migliaia di blog e siti inseriranno la propria recensione dell’ultimo libro di… Un grandissimo bestseller, ma le recensioni dei lettori, anima della scrittura, dove sono?
Non mi fido perché lo scrittore di successo non cambia
Molti autori che hanno raggiunto le case editrici più importanti nel panorama italiano e internazionale seguono il concetto di “ricetta vincente non si cambia”. Risultato? Argomenti, storie e sogni sono identici, se non con qualche piccolo dettaglio che farà gridare i media alla “Rivoluzione del genere”.
Se “ricetta vincente non si cambia”, non c’è motivo di ammazzarsi e rinnovare il proprio stile, ma questo diventa uno sbarramento per chi inizia, perché l’editore penserà a testi che catturino e vendano a quel modo, giudicando la diversità come un pericolo rischio.
Non mi fido perché oggi ha successo, e domani?
I classici sono intramontabili, perché sempre attuali. Lo scrittore di successo è attuale oggi, poi chissà. Il risultato è che il lettore tipo si trova quel libro che andava “di moda” anni fa, ora non dice più nulla. Era una moda, nell’attesa avrà fatto altri cinque, sei libri. Poveri alberi e poveri dati (rispettivamente per libro cartaceo ed e- book)!
Non mi fido perché l’idea di fondo non mi piace

L’idea di fondo è che i lettori sono numeri, i libri stessi sono numeri e si deve avere la certezza di fare numero prima di pubblicare. Invidia per non aver fatto gli stessi numeri?
Sinceramente poca, se poi si arriva ad associare a un personaggio il tuo nome e questo risuona in tutto quello che scrivi successivamente come una maledizione (penso a J.K Rowling oggi, ma non solo). L’idea di fondo è che bisogna scrivere tutti uguali. Anzi, ancora peggio: ai nuovi autori e ai lettori si dice che la letteratura è questa. Il distacco è giusto e ampliamente motivato.
Non mi fido, ma non smetto di leggere
Per questi motivi, non mi fido di chi si auto-definisce o viene definito “scrittore di successo”, ma ho una predilizione per chi lo è nei canoni commerciali, ma continua felice la propria letteratura come vocazione… È il caso di Roberto Saviano, che leggo sempre con piacere.
Sono contraria ai pregiudizi sulla letteratura: ho sempre pensato che un libro non dovesse essere giudicato dalla copertina o dal metodo di pubblicazione, ma quando vedi le mode in libreria…
Annarita Faggioni, copywriter freelance, gestisce da due anni e mezzo il blog letterario Il Piacere di Scrivere.it. Motto: “Keep writing and read”.

Casa Terapia

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La “casa” dei miei sogni somiglia tanto alla casa di De Gregori. Né ferro, né cemento, né tetto, né pavimento, solo quattro porte per far entrare il cane, dovesse aver paura dei temporali.

Di legno e di cartone, meglio ancora di carta pura, da scrivere, tutta da scrivere.

Senza inizio e senza fine, piuttosto sul confine, sulla linea imprecisa che mi separa dal mondo, sempre indecisa se star meglio da soli o nel mondo, meditando o ascoltando musica di sottofondo, giocando o correndo, scrivendo o leggendo.

Quattro rose, noi quattro, quattro spine, quattro paure sempre dietro l’angolo di casa, che raccontano la vita e l’amore, da portare dentro al cuore.

Le vigne nel verde, il vino e il campo, la terra e il sole, più fuori che dentro.

La scommessa, dunque, è che io voglio amare sempre la mia casa e quel che c’è dentro e ci gira intorno.

La scommessa è, infine, prendermi cura della mia casa di fuori (mura, mobili, ordine e pulizia) con la stessa intensità con cui mi occupo della mia casa di dentro (anima e cuore, pensieri e sogni).

Vinco la scommessa ogni volta che rientro a casa e mi sento bene, meglio, al sicuro, circondata da tutto questo amore e da tutti questi libri.

Giuliana

Libri che parlano di CASA:

Spaceclearing, libera il tuo spazio trasforma la tua vita
Manuale di pulizie di un monaco buddhista

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Cane e uomo

foto Luca Ortenzi

foto Luca Ortenzi

Adesso me ne torno verso casa.
Una passeggiata è solo una passeggiata, uno scampolo di tempo senza pretese, ma è uno scampolo di tempo fermo, mentre lo spazio si muove. È intenso questo muoversi sulla terra morbida insieme al mio compagno fedele, muoversi allo stesso ritmo e con uguale curvatura di schiena e di gambe. È respirare aria buona e solitaria, è essere soli essendo in due, è insieme la perfezione di essere in tre, io, lui e questa natura buona, accogliente seppure fredda che mi gela la punta del naso. Il mio compagno mi osserva da lontano e sorride dentro, senza farsi vedere. C’è un sole che, nonostante il gelo, scalda e questa differenza di temperatura ti fa sentire vivo. Molto più del normale tran tran quotidiano di sonno, cibo, passeggiata al parco sotto casa, pochi dialoghi sospesi con poche altre creature. Siamo appena usciti dal bosco e questo pezzo di strada tra il bosco e la realtà è come un limbo tra paradiso e purgatorio, che già una macchina prima di noi ha attraversato, che già gli alberi freddi da lontano hanno guardato.
Adesso è l’ora di tornare verso casa, la città ci sta aspettando.
C’è anche un granello di gioia nel lasciare un luogo amato, perché quando poi, domani o la prossima volta, lo si ritrova l’amore aumenta e la gioia invade il corpo ancor più di quanto è stato nel mio passato. Adesso torniamo a casa ed io finirò legato al palo fuori dal bar, mentre lui si prende l’orzo macchiato. Resto al palo in attenzione, ma con la fiducia cieca che – se mai un uomo abbandona il suo cane – questo non è il mio caso, perché il mio compagno tornerà col biscottino e omaggeremo insieme i nostri spazi senza tempo sui prati di neve, passeggiate senza pretese fatte di grande rispetto per noi e per il bosco, la strada, il freddo, il camminare uguale e l’invecchiare insieme.

Scrivere fa bene

Devo mettere in questo foglio una storia.
Pensieri, immagini, emozioni che non si toccano e che spesso non so descrivere devono essere tradotti in un linguaggio, in modo da comunicarli e rendere altri partecipi.
Non agisco più solo le mie emozioni, ma mi fermo, ci rifletto, le prendo in mano, le ordino sulla mia scrivania, le organizzo in modo da tradurle poi su carta per temi o per data o per contenuto.
Attraverso la grammatica e le sue regole do forma e spazio e contenitore a pensieri e emozioni.
Un’emozione gigantesca trova un luogo sicuro dove potersi sfogare senza far danni e va a finire che se la trovo scritta in una pagina me ne distacco un po’, la leggo meglio, ne divento consapevole e va a finire che se l’emozione, o il comportamento ad essa legato, è negativo oltre a staccarmene un po’ l’abbandono, addirittura.
Scrivere fa bene, dunque.
Poi c’è chi raccomanda di non farne uso smodato e solitario, perché occorre l’esperto terapeuta che “contiene” l’elaborazione cognitiva di quanto su carta appena espresso.
Io vi dico invece, scrivete smodatamente e soli (difficile arrivare al nocciolo di sé in compagnia).
D’altro canto alcune tra le più belle scritture di tutti i tempi sono conseguenti a un dolore, a un conflitto interno e sono sicura che certi signori autori si sono sentiti meglio, ad opera finita.

Scrivete, dunque!

Scrivere è Benessere