Scrivere

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Scrivere” (Marguerite Duras) è un libro per gli scrittori che si sentono incompresi, che a volte soffocano nella loro solitudine, che si sentono stranieri in questa terra.
D’un tratto vi sentirete – ci sentiremo! – legittimati.
Marguerite Duras ci racconta, con serietà e dolcezza, della vera solitudine propria della scrittura, che solo chi scrive conosce. Le sue parole toccano l’anima e il cuore.
La necessaria separazione dagli altri, la solitudine che “non si trova, si fa“, il silenzio, la “solitudine del corpo” che diventa “dello scritto“.
Sentirsi abbandonati anche se non si è soli, scrivere come necessità, scrivere che è tacere e insieme “urlare senza rumore“, scrivere che è molto più che suonare, perché non si suona soli e nella solitudine solo la scrittura ha senso.
La scrittura come terapia (“se non avessi scritto sarei diventata preda dell’alcol“), solo la scrittura ci salva dal fondo di quel buco di solitudine quasi totale.
La scrittura che ci restituisce una selvatichezza antica, quella delle foreste, quella che ci fa raggiungere l’ignoto che abbiamo dentro.
La scrittura è affrontare temi quali la morte, la guerra, il dolore, il pianto e tutto però riconduce alla scrittura com una “fortuna”, che lascia spazio all’amore per il figlio, nel momento in cui vita, figlio, felicità, casa, tutto si confonde (“La felicità di mio figlio è quella della mia vita“).
Un libretto piccolo, fatto di frasi brevi, come una poesia, che vi lascerà la voglia di creare la vostra di poesia, breve, fulminea, forse unica.

Giuliana

Ogni vita è una storia da raccontare

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Ogni vita è una storia e come tale può essere raccontata.
Anzi per dire meglio ogni vita è fatta di tante storie.
Con tutte le storie di vita ascoltate e lette, abbiamo imparato a conoscere il mondo, a conoscere noi stessi e a costruire la nostra identità.
Tutti possono narrare e scrivere le proprie storie di vita.
Chiunque è in grado di fermare con la parola scritta i propri ricordi per condividerli.
Per scrivere la nostra storia di vita non abbiamo bisogno di essere scrittori o letterati, non dobbiamo attingere a fantasia o immaginazione, quello che possiamo fare è andare a cercare le tracce impresse “negli ampi ricettacoli della memoria” dove tutti i ricordi sono raccolti, in attesa di essere risvegliati.
“I ricordi sono come uova d’uccello nel nido, l’anima li scalda per lunghi anni, e d’un tratto essi rompono il guscio disordinatamente, inesorabilmente…”
Anna Giorgini

Nei mesi passati abbiamo “virtualmente” giocato a Scrivere i propri ricordi; il gioco ci ha portato indietro nel tempo.
Per ora stiamo pensando a come continuare quel gioco, ma intanto vi invito a venire ad ascoltare, vedere, sperimentare come lo stesso gioco si svolge nei laboratori di scrittura autobiografica.
Basta cercare su facebook il nuovo evento: Presentazione Laboratori di Scrittura Autobiografica e venirci a trovare a Terni, Venerdì 27 settembre alle ore 17, al Cenacolo San Marco in Via del Leone 12, TERNI.
Vi aspetto!

La soggettività del ricordo

dal web

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Conobbi la memoria, moneta che
non è mai la medesima
J. L. Borges

“Tutti possediamo la facoltà di ricordare ciò che è stato.
Ciascuno di noi condivide con la propria generazione la capacità di ricreare il passato.
Vivere all’ombra del passato è ciò che ci caratterizza come umani.
Tuttavia, i diversi passati che abbiamo sono anche ciò che ci differenzia gli uni dagli altri.
Ciascuno di noi ricorda il proprio passato.
Ma più invecchio, più le discrepanze fra il passato che è soltanto mio e quello che altri condividono con me mi diventano preziose.
Il passato che emerge in questo interstizio fra i ricordi di diverse persone spesso mi sorprende.
Anche quando siamo cresciuti insieme e rievochiamo lo stesso momento che entrambi abbiamo vissuto, la sostanza del mio ricordo è spesso diversa dalla tua.
Non solo, ma a volte le note che il passato fa risuonare in me sono dissonanti rispetto a quelle che evoca nel tuo cuore.
Solo molti anni dopo ho capito che le campane festose di quel matrimonio erano per te rintocchi di morte.
E quella serata deprimente, il cui ricordo mi ha sempre fatto rabbrividire, si è rivestita a festa da quando tu me l’hai raccontata.
Questa è una delle ragioni per cui mi piace rievocare il passato insieme con altri.”
Ivan Hillich, ci fa riflettere su come il ricordare sia un’azione del tutto soggettiva.
La percezione dei ricordi è legata all’emozione che gli eventi, i fatti che rievochiamo hanno provocato in noi al momento in cui si verificarono e alle emozioni che ancora ci provocano.
Possiamo infatti dire che la mente trasforma i fatti: i ricordi non possono essere fotografati.
Quando cerchiamo di ricordare e il ricordo si presenta vivido alla nostra mente diciamo: “mi ricordo come se fosse adesso”.
Quel come se infatti rende bene l’idea di quello che avviene realmente: il nostro ricordo può essere raccontato come se fosse una fotografia.
Quando raccontiamo, narriamo, riferiamo ciò che ricordiamo dei fatti avvenuti, e di cui siamo stati protagonisti, attiviamo delle funzioni della memoria che non rispecchiano la realtà dei fatti stessi, ma che solo sono in grado di tradurli e rappresentarli.
La nostra narrazione è in ogni caso una rappresentazione di quanto accaduto o vissuto.

Anna Giorgini

Scrivo per essere felice

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Scrivo perché non sono mai riuscito a essere felice,
scrivo per essere felice.
O. Pamuk

Che la scrittura autobiografica abbia un valore terapeutico non è scoperta dei nostri giorni. Infatti già Seneca e Marco Aurelio scrissero lettere e “ricordi” in funzione autoterapeutica.
Se si risale indietro nel tempo, filosofi e poeti, influenzati dall’epicureismo e dallo stoicismo, si resero conto del potere della scrittura delle proprie memorie, che dettavano ai loro scribi o ai liberti, ricavandone un senso di pace e di benessere.
Michel Foucault ricostruisce le “pratiche” della “cultura di sé” in Grecia e a Roma, e ricorda Seneca che fu tra i primi a parlare dei benefici derivati dallo scrivere lettere autobiografiche agli amici : “E’ proprio di una mente serena e tranquilla riandare ad ogni parte della propria vita…”.
Quella della scrittura autobiografica è un’arte che richiede tempo, ed è curativa se si rispettano alcune condizioni che ne favoriscano i “poteri analgesici” :

• provare piacere nel rivolgersi al proprio passato e ricordare
• comunicare ad altri i propri ricordi
• costruire trame che ricompongono fra loro i ricordi
• passare dalla rievocazione mnemonica alla scrittura
• prendere le distanze dall’io protagonista usando metodi e strumenti di ricerca.

Queste condizioni fanno sì che il ricordare acquisti un valore autoterapeutico.
Certamente questo non vale nei casi patologici, ma chi decida di dedicare tempo e ricerca al recupero delle proprie memorie scoprirà il senso di pienezza e di “autonutrimento” che deriva dal sentirsi artefice delle proprie storie.
E’ così che la memoria del passato, nel lasciarsi andare della narrazione, diventa sfogo interiore e liberazione.
Anna Giorgini

– Sull’onda di questo recupero di memorie continuiamo a giocare con la forza evocativa delle immagini, per scrivere i ricordi che riemergono, con le loro sensazioni e le loro emozioni.

Ricordi fissati attraverso la scrittura

dal web

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E’ una curiosa creatura il passato…
Emily Dickinson

Avviarsi per un percorso autobiografico significa confrontarsi con le dimensioni del tempo e della memoria.
Il tempo è quello della successione, dove i fatti della nostra esperienza sono i marcatori di un “prima” e di un “dopo” che riescono a riaffiorare solo quando li raccontiamo, a noi stessi o ad altri.
I nostri dialoghi, interiori o rivolti a disponibili ascoltatori, fanno sì che quegli eventi, quegli episodi significativi della nostra vita, diventino storie e come tali si fissino in modo indelebile nella nostra memoria.
“Si conserva solo ciò che è stato drammatizzato dal linguaggio”
Il ricordo del tempo passato suscita uno stato d’animo unico nella sua specificità: sentimenti di malinconia, nostalgia, rimpianto riaccendono passioni apparentemente sopite.
C’è nel ricordare il tempo passato un’emozione che è, allo stesso tempo, fatica della memoria e soddisfazione nel rimettere ordine nei giorni perduti.
L’emozione del ricordo suscita desideri.
Il desiderio di rivisitare luoghi, incontrare persone, risperimentare sensazioni ed emozioni già vissute. Ma per questo ci vuole coraggio, il coraggio di sfidare le quasi sempre, inevitabili delusioni.
“…gli eventi non restano; a differenza dei concetti, che si ripetono, gli eventi non si ripresentano, e sarà per questo che essi costituiscono la radice della nostra sofferenza…”
Per assaporare il buono dei ricordi è bene che essi restino tali e che l’avventura autobiografica sappia accogliere con rassegnazione l’inevitabilità del trascorrere del tempo.
Il desiderio di ritornare sui passi perduti lascia, così, spazio alla consapevolezza che i ricordi sono la sola parte della nostra vita che non può mutare e che nessuno ci può sottrarre, essi ci appartengono in modo perenne.
Attraverso un progetto autobiografico essi, i ricordi, fissati attraverso la scrittura, proiettano nel nostro presente la risonanza del passato.
Anna Giorgini

Quando si comincia

dal web

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Mi studio di ripercorrere la mia esistenza
per ravvisarvi un piano,
per individuare una vena di piombo o d’oro,
il fluire di un corso d’acqua sotterraneo…
M. Yourcenar, Memorie di Adriano

 

Quando si comincia ad inseguire un pensiero autobiografico ci si scopre a guardare alla propria esistenza come spettatori.
Nel ripensare a ciò che abbiamo vissuto è come se ricreassimo un altro da noi che vediamo agire: nelle gioie e nel dolore, nei successi e nelle sconfitte, mentre assistiamo allo spettacolo della nostra vita.
Si inizia quasi per caso a ripensare al proprio passato e poi non si finisce più di cercare, di scoprire, di desiderare di andare a fondo e comprendere.
Come pazienti artigiani si va alla ricerca di tracce e indizi per rimettere insieme quei tasselli d’esistenza, spesso rimossi per l’urgenza di dimenticare o perché non si è avuto il tempo di osservarsi vivere.
Il pensiero autobiografico può trasformarsi allora in un progetto narrativo.
Storia di vita, che avrebbe potuto seguire altri percorsi, che avrebbe potuto conoscere esiti diversi, ma che al momento è la nostra particolare storia individuale. La nostra storia, l’unica che abbiamo.
Ed è così che dal pensiero autobiografico, passiamo al lavoro autobiografico.
Un lavoro che non è più solo mentale ma che cerca la sua concretezza nella parola scritta.
Quella scrittura cui ci siamo rivolti nei diari della giovinezza, nelle emozioni delle segrete poesie, o nelle fantasticherie intorno a scenari di mondi possibili, quando ancora la vita era tutta da inventare.
Ora che i giochi sono stati giocati, la scrittura si alimenta di un materiale variegato che alla giovinezza era ancora negato, depositato nella memoria.
Ed è grazie al voler ricordare, che la scrittura autobiografica diventa prendersi cura di sé.
Di quel sé quasi sconosciuto che la memoria rimanda e che accettiamo di prendere in carico.

Anna Giorgini

Autobiografia, cos’è

foto A. Giorgini

 

“Tutto quello che vivi, lo vivi perché pensi possa un giorno arrivare il tempo per raccontarlo”
Roberto Saviano

 

 

 

E arriva un tempo nel corso della vita in cui si comincia a sentire il desiderio di
raccontarsi.
Avviene questo, quando di vita se n’è fatta già una certa scorta o quando fatti ed
eventi s’affastellano e diventano esorbitanti.
Il desiderio di raccontarsi non sempre coincide con la disponibilità di qualcuno
all’ascolto ed è così che la scrittura diventa lo strumento attraverso cui dare parole e
voce a quella parte di sé desiderosa di uscire fuori.
Da tempi remoti la scrittura ci consente di narrare di noi ciò che abbiamo vissuto in
prima persona.
Testimonianze di vita vissuta arrivano a noi dai graffiti incisi sulle pareti delle caverne
e trasformandosi, nel corso dei secoli, nelle più simboliche forme alfabetiche ci
narrano storie di vita quotidiana e comune.
Raccontare di sé e della propria vita attraverso la scrittura è fare autobiografia.

Anna Giorgini