Scrivere per star bene: in punta di penna

In punta di penna. Percorso di Benessere e Scrittura Terapia

Leggere è la mia terapia, alla pari di scrivere.
Le parole, in sostanza, sono la mia terapia.
Con le parole gioco, lavoro, comunico, invento, creo.
Il potere delle parole è il faro che illumina la mia vita, io credo profondamente nel Potere salvifico delle Parole.

Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.

Buddha

Il potere della parola scritta è raddoppiato, scrivere aiuta a comprendere le profondità del nostro animo, sviscerare tesori nascosti e districare nodi fastidiosi.

Se volete cominciare un viaggio dentro voi stessi alla ricerca del Benessere, My Therapy vi offre non la strada, ma una mappa per realizzare il benessere, scrivendo.

In punta di penna è un percorso in cinque tappe in vista del benessere emotivo e dell’equilibrio psicofisico, è progettato (dalla psicologa che è in me) in dispense che saranno spedite in cinque settimane via mail ai lettori di My Therapy. In ogni dispensa c’è del materiale per cominciare a scrivere e a lavorare sulla propria anima.

Basta soltanto iscriversi alla newsletter con il modulo in questa pagina, in alto a destra, e poi inviare una mail a info@mytherapy.it indicando nell’oggetto “In punta di penna”.

Riceverete le dispense ogni lunedì per cinque settimane.

Cinque settimane che rappresentano il tempo del viaggio dentro voi stessi.

Giuliana

Per informazioni scrivete qui: info@mytherapy.it

 

Scrivere

scrivere
Scrivere” (Marguerite Duras) è un libro per gli scrittori che si sentono incompresi, che a volte soffocano nella loro solitudine, che si sentono stranieri in questa terra.
D’un tratto vi sentirete – ci sentiremo! – legittimati.
Marguerite Duras ci racconta, con serietà e dolcezza, della vera solitudine propria della scrittura, che solo chi scrive conosce. Le sue parole toccano l’anima e il cuore.
La necessaria separazione dagli altri, la solitudine che “non si trova, si fa“, il silenzio, la “solitudine del corpo” che diventa “dello scritto“.
Sentirsi abbandonati anche se non si è soli, scrivere come necessità, scrivere che è tacere e insieme “urlare senza rumore“, scrivere che è molto più che suonare, perché non si suona soli e nella solitudine solo la scrittura ha senso.
La scrittura come terapia (“se non avessi scritto sarei diventata preda dell’alcol“), solo la scrittura ci salva dal fondo di quel buco di solitudine quasi totale.
La scrittura che ci restituisce una selvatichezza antica, quella delle foreste, quella che ci fa raggiungere l’ignoto che abbiamo dentro.
La scrittura è affrontare temi quali la morte, la guerra, il dolore, il pianto e tutto però riconduce alla scrittura com una “fortuna”, che lascia spazio all’amore per il figlio, nel momento in cui vita, figlio, felicità, casa, tutto si confonde (“La felicità di mio figlio è quella della mia vita“).
Un libretto piccolo, fatto di frasi brevi, come una poesia, che vi lascerà la voglia di creare la vostra di poesia, breve, fulminea, forse unica.

Giuliana

Scrivere fa bene

Devo mettere in questo foglio una storia.
Pensieri, immagini, emozioni che non si toccano e che spesso non so descrivere devono essere tradotti in un linguaggio, in modo da comunicarli e rendere altri partecipi.
Non agisco più solo le mie emozioni, ma mi fermo, ci rifletto, le prendo in mano, le ordino sulla mia scrivania, le organizzo in modo da tradurle poi su carta per temi o per data o per contenuto.
Attraverso la grammatica e le sue regole do forma e spazio e contenitore a pensieri e emozioni.
Un’emozione gigantesca trova un luogo sicuro dove potersi sfogare senza far danni e va a finire che se la trovo scritta in una pagina me ne distacco un po’, la leggo meglio, ne divento consapevole e va a finire che se l’emozione, o il comportamento ad essa legato, è negativo oltre a staccarmene un po’ l’abbandono, addirittura.
Scrivere fa bene, dunque.
Poi c’è chi raccomanda di non farne uso smodato e solitario, perché occorre l’esperto terapeuta che “contiene” l’elaborazione cognitiva di quanto su carta appena espresso.
Io vi dico invece, scrivete smodatamente e soli (difficile arrivare al nocciolo di sé in compagnia).
D’altro canto alcune tra le più belle scritture di tutti i tempi sono conseguenti a un dolore, a un conflitto interno e sono sicura che certi signori autori si sono sentiti meglio, ad opera finita.

Scrivete, dunque!

Scrivere è Benessere