Ogni vita è una storia da raccontare

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Ogni vita è una storia e come tale può essere raccontata.
Anzi per dire meglio ogni vita è fatta di tante storie.
Con tutte le storie di vita ascoltate e lette, abbiamo imparato a conoscere il mondo, a conoscere noi stessi e a costruire la nostra identità.
Tutti possono narrare e scrivere le proprie storie di vita.
Chiunque è in grado di fermare con la parola scritta i propri ricordi per condividerli.
Per scrivere la nostra storia di vita non abbiamo bisogno di essere scrittori o letterati, non dobbiamo attingere a fantasia o immaginazione, quello che possiamo fare è andare a cercare le tracce impresse “negli ampi ricettacoli della memoria” dove tutti i ricordi sono raccolti, in attesa di essere risvegliati.
“I ricordi sono come uova d’uccello nel nido, l’anima li scalda per lunghi anni, e d’un tratto essi rompono il guscio disordinatamente, inesorabilmente…”
Anna Giorgini

Nei mesi passati abbiamo “virtualmente” giocato a Scrivere i propri ricordi; il gioco ci ha portato indietro nel tempo.
Per ora stiamo pensando a come continuare quel gioco, ma intanto vi invito a venire ad ascoltare, vedere, sperimentare come lo stesso gioco si svolge nei laboratori di scrittura autobiografica.
Basta cercare su facebook il nuovo evento: Presentazione Laboratori di Scrittura Autobiografica e venirci a trovare a Terni, Venerdì 27 settembre alle ore 17, al Cenacolo San Marco in Via del Leone 12, TERNI.
Vi aspetto!

Scrivo per essere felice

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Scrivo perché non sono mai riuscito a essere felice,
scrivo per essere felice.
O. Pamuk

Che la scrittura autobiografica abbia un valore terapeutico non è scoperta dei nostri giorni. Infatti già Seneca e Marco Aurelio scrissero lettere e “ricordi” in funzione autoterapeutica.
Se si risale indietro nel tempo, filosofi e poeti, influenzati dall’epicureismo e dallo stoicismo, si resero conto del potere della scrittura delle proprie memorie, che dettavano ai loro scribi o ai liberti, ricavandone un senso di pace e di benessere.
Michel Foucault ricostruisce le “pratiche” della “cultura di sé” in Grecia e a Roma, e ricorda Seneca che fu tra i primi a parlare dei benefici derivati dallo scrivere lettere autobiografiche agli amici : “E’ proprio di una mente serena e tranquilla riandare ad ogni parte della propria vita…”.
Quella della scrittura autobiografica è un’arte che richiede tempo, ed è curativa se si rispettano alcune condizioni che ne favoriscano i “poteri analgesici” :

• provare piacere nel rivolgersi al proprio passato e ricordare
• comunicare ad altri i propri ricordi
• costruire trame che ricompongono fra loro i ricordi
• passare dalla rievocazione mnemonica alla scrittura
• prendere le distanze dall’io protagonista usando metodi e strumenti di ricerca.

Queste condizioni fanno sì che il ricordare acquisti un valore autoterapeutico.
Certamente questo non vale nei casi patologici, ma chi decida di dedicare tempo e ricerca al recupero delle proprie memorie scoprirà il senso di pienezza e di “autonutrimento” che deriva dal sentirsi artefice delle proprie storie.
E’ così che la memoria del passato, nel lasciarsi andare della narrazione, diventa sfogo interiore e liberazione.
Anna Giorgini

– Sull’onda di questo recupero di memorie continuiamo a giocare con la forza evocativa delle immagini, per scrivere i ricordi che riemergono, con le loro sensazioni e le loro emozioni.

Desiderare di raccontarsi

foto A. Giorgini

foto A. Giorgini

 

Se ricordo chi fui, diverso mi vedo,
e il passato è il presente della memoria
F. Pessoa

 

Desiderare di raccontarsi con la scrittura autobiografica segna una fase nel proprio percorso verso la maturità. Non importa l’età in cui questo desiderio si manifesta (può accadere a trent’anni o a settanta), quello che conta è cominciare a pensare che è giunto il momento di percepirsi con modalità nuove.
Nella scrittura autobiografica il narrante è, al tempo stesso, il protagonista del proprio racconto, entrare in questa forma di pensiero (il pensiero autobiografico) vuol dire gettare uno sguardo nuovo su quegli aspetti di sé e del proprio passato che, apparentemente, fissi e cristallizzati possono tornare a rivestirsi di ulteriori significati di senso.
E’ così che il pensiero autobiografico s’insinua come un’urgenza nelle pieghe della quotidianità, non come semplice desiderio intimistico ma come un esercizio introspettivo.
Il momento è quando chiedersi “chi sono?”, “chi sono stato?” vuol dire riportare a galla un insieme di ricordi, e porsi domande che non chiedono solo risposte della mente, ma la disponibilità a rimettere in gioco sensazioni, emozioni, sentimenti ritenuti, a volte, sopiti nell’oblio della memoria.

Anna Giorgini