Perché non mi fido di uno scrittore di successo

perché non mi fido di uno scrittore di successo
Siamo abituati a confondere l’amore per la scrittura con quello che viene pubblicato e distribuito nelle librerie in franchising: punta di un iceberg, il quadro che ne esce è abbastanza deleterio. In questo guest post ti dirò perché non mi fido di uno scrittore di successo, a meno che non scriva un vero capolavoro.
Non mi fido perché lo scrittore di successo si conta sulle vendite.
Lo scrittore di successo è tale perché ha superato un certo numero di vendite. Più questo numero è alto, più lo scrittore è di successo. Nello scrivere le parole non sono macigni, sono diamanti: il “numero”.
I lettori sono un numero indistinto e lo dimostrano le recensioni: in migliaia di blog e siti inseriranno la propria recensione dell’ultimo libro di… Un grandissimo bestseller, ma le recensioni dei lettori, anima della scrittura, dove sono?
Non mi fido perché lo scrittore di successo non cambia
Molti autori che hanno raggiunto le case editrici più importanti nel panorama italiano e internazionale seguono il concetto di “ricetta vincente non si cambia”. Risultato? Argomenti, storie e sogni sono identici, se non con qualche piccolo dettaglio che farà gridare i media alla “Rivoluzione del genere”.
Se “ricetta vincente non si cambia”, non c’è motivo di ammazzarsi e rinnovare il proprio stile, ma questo diventa uno sbarramento per chi inizia, perché l’editore penserà a testi che catturino e vendano a quel modo, giudicando la diversità come un pericolo rischio.
Non mi fido perché oggi ha successo, e domani?
I classici sono intramontabili, perché sempre attuali. Lo scrittore di successo è attuale oggi, poi chissà. Il risultato è che il lettore tipo si trova quel libro che andava “di moda” anni fa, ora non dice più nulla. Era una moda, nell’attesa avrà fatto altri cinque, sei libri. Poveri alberi e poveri dati (rispettivamente per libro cartaceo ed e- book)!
Non mi fido perché l’idea di fondo non mi piace

L’idea di fondo è che i lettori sono numeri, i libri stessi sono numeri e si deve avere la certezza di fare numero prima di pubblicare. Invidia per non aver fatto gli stessi numeri?
Sinceramente poca, se poi si arriva ad associare a un personaggio il tuo nome e questo risuona in tutto quello che scrivi successivamente come una maledizione (penso a J.K Rowling oggi, ma non solo). L’idea di fondo è che bisogna scrivere tutti uguali. Anzi, ancora peggio: ai nuovi autori e ai lettori si dice che la letteratura è questa. Il distacco è giusto e ampliamente motivato.
Non mi fido, ma non smetto di leggere
Per questi motivi, non mi fido di chi si auto-definisce o viene definito “scrittore di successo”, ma ho una predilizione per chi lo è nei canoni commerciali, ma continua felice la propria letteratura come vocazione… È il caso di Roberto Saviano, che leggo sempre con piacere.
Sono contraria ai pregiudizi sulla letteratura: ho sempre pensato che un libro non dovesse essere giudicato dalla copertina o dal metodo di pubblicazione, ma quando vedi le mode in libreria…
Annarita Faggioni, copywriter freelance, gestisce da due anni e mezzo il blog letterario Il Piacere di Scrivere.it. Motto: “Keep writing and read”.