Ora tocca all’imperfetto

L’amore è una bella parola

Ora tocca all’imperfetto è un libro di poesie e io non sono capace di recensire un libro di poesie. Io credo che le poesie dicano di volta in volta quello che abbiamo bisogno di sentirci dire.

Questo libro, Ora tocca all’imperfetto, Cesare Viviani, Einaudi, 2020, letto appena uscito e poi letto ancora e riletto, oggi mi parla di guarigione.

L’armonia di se stessi che non si misura con l’attenzione al consenso, gioia che ognuno ha dentro di sé, “lascia andare via i pensieri”. Trovare pace nei bambini, nei reperti archeologici, nei mosaici dorati, nell’amato bosco. In tutto ciò che libera dal tempo. Entrare piano nel mondo delle fate. 

Qualcuno che dice: “Ricominciamo”.

Ma no, rispondo, troppa fatica,

andiamo avanti, completiamo.

Parole che mi richiamano alla mente un’altra poesia, che ascolto sempre negli ultimi giorni. 

Hai dentro la tua malattia

Hai dentro la tua cura

Hai pioggia dentro il sole

Hai ruggine e caprioleOgni saggezza come ogni follia

La gioia è la sua nostalgia

Quelle parole che non trovi mai

Come quelle che scordare non puoi

Tutto è dentro

(Niccolò Fabi)

Ecco leggere le poesie, trovare rifugio nelle poesie, anche in alcune meno esplicite, che comprendo poco con la logica ma mi risuonano dentro, ecco questo è il mio grande pregio, la mia cura, la strada verso la guarigione (purché a dover guarire non siano le mie imperfezioni).

Perché ora tocca al mio imperfetto. 

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Mozart e la pioggia

La serenità e la leggerezza sono fuori dalla portata di tutti, in questo periodo in cui è evidente che siamo in balia della terza ondata.

Io ho il mio piccolo rifugio, tra le poesie.
Il tempo si sospende.
Le paure sono in fermo immagine.
Le ansie sono in disparte e stanno a guardare.

Le poesie mi danno fiato.
Pochi respiri profondi, mente sgombra, cuore pieno.

Christian Bobin l’avevo letto già (Abitare poeticamente il mondo) e lo cito anche nel battello letterario, per convincere i turisti, i viaggiatori, i naviganti che si possono guardare le cose della vita con meraviglia, che si può anche fare i turisti in modo poetico.
Non ne ho scritto, perché l’altra mia terapia, la scrittura, l’ho messa in un angolo, quasi come in una vocazione alla sofferenza.

“Mozart e la pioggia” è dolce, preciso, musicale, quasi una ballerina sulle punte, è una nuvola che regala la pausa dall’afa, è il raggio di sole inaspettato, è la musica con cui mi addormento, è una carezza, una mano che asciuga le lacrime, è la spinta a prendere la penna.
E’ pausa, cuore che batte, medicina da leggere piano, da somministrare in piccole dosi, nella durata di questi giorni difficili, quando ad esempio, a fine giornata, il divano, le coperte e il cane mi aspettano per il mio viaggio piccolo.

 

Che ci siano, in questo istante in cui scrivo, due persone che si amano in una stanza, due note che chiacchierano ridendo, è abbastanza per rendermi la terra abitabile.

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