Scrivere fa bene

Devo mettere in questo foglio una storia.
Pensieri, immagini, emozioni che non si toccano e che spesso non so descrivere devono essere tradotti in un linguaggio, in modo da comunicarli e rendere altri partecipi.
Non agisco più solo le mie emozioni, ma mi fermo, ci rifletto, le prendo in mano, le ordino sulla mia scrivania, le organizzo in modo da tradurle poi su carta per temi o per data o per contenuto.
Attraverso la grammatica e le sue regole do forma e spazio e contenitore a pensieri e emozioni.
Un’emozione gigantesca trova un luogo sicuro dove potersi sfogare senza far danni e va a finire che se la trovo scritta in una pagina me ne distacco un po’, la leggo meglio, ne divento consapevole e va a finire che se l’emozione, o il comportamento ad essa legato, è negativo oltre a staccarmene un po’ l’abbandono, addirittura.
Scrivere fa bene, dunque.
Poi c’è chi raccomanda di non farne uso smodato e solitario, perché occorre l’esperto terapeuta che “contiene” l’elaborazione cognitiva di quanto su carta appena espresso.
Io vi dico invece, scrivete smodatamente e soli (difficile arrivare al nocciolo di sé in compagnia).
D’altro canto alcune tra le più belle scritture di tutti i tempi sono conseguenti a un dolore, a un conflitto interno e sono sicura che certi signori autori si sono sentiti meglio, ad opera finita.

Scrivete, dunque!

Scrivere è Benessere