I “miei” Uffizi

A proposito di bellezza.

Il mio rapporto con l’arte parte da me, da lontano, dai libri e dalle parole, che poi a volte le parole non bastano.

Sono stata in silenzio e mi sono lasciata incantare, riempire. Ho sognato, desiderato, rimpianto, pianto, sorriso, ho messo una mano sul cuore per contenerlo, ho stretto la mano ai miei figli per trasmettere quello che provavo, senza probabilmente riuscirci, ma ogni cosa ha il suo tempo e la mia vita doveva andare così.

Quel che conta adesso è che ho trovato la mia terapia nei volti di donna, nelle mani di un bimbo che cercano il collo della mamma, nella luce che si sprigiona da un abbraccio, nell’oro, nelle stelle, nel rosso dei vestiti, nelle ali degli angeli, nei paesaggi raccontati o solo accennati.

Quel che conta adesso è scuotere via la polvere dalla mia anima.

“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” Pablo Picasso

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Memorie di Adriano

Memorie di Adriano. Marguerite Yourcenar (Pubblicato per la prima volta nel 1951). Bellissimo. Avevo già iniziato a leggerlo ma non era il suo momento. Ho ricominciato quando lavoravo a Carsulae e me ne sono innamorata. È di Publio Elio Traiano Adriano la voce, uno dei “buoni imperatori” di Roma, successore …

Il Parco Campacci

Dietro di me l’ingresso del Belvedere Superiore.
Intorno a me il Parco Campacci.
A 377 metri sul livello del mare, il parco dei Campacci si trova ai piedi del monte Voto (594 m), accanto al paese di Marmore (“io so’ de Marmore eh”).
Per essere un parco ha un po’ troppo asfalto e traffico nei giorni di festa, anche se da Google Map non sembra.

Piuttosto da Google Map vedo la sua forma a cuore, ma io non faccio testo, sono troppo romantica, vedo cuori dappertutto.
Se il parco fosse una persona, sarebbe qualcuno che non completa mai il lavoro che ha iniziato, sempre in procinto di diventare migliore, ma fermo, statico, cambiano i governi della città, ma rimane sempre uguale a se stesso, e non è detto che sia un male.
All’interno dei metri quadri del parco c’era e c’è un po’ di tutto.
C’erano i caminetti con tetto d’amianto e non ci sono più, c’erano i tonfi sordi degli spari del tiro a volo e non ci sono più, c’era un’isola ecologica, che era sì un’isola, ma mica tanto ecologica, e per fortuna non c’è più, c’è un campeggio, un laghetto, una colonia di gatti, un monumento commemorativo al campione di motociclismo Libero Liberati, condotte sotterranee che hanno fatto la storia della città, l’inizio (o la fine) di due sentieri del Parco della Cascata delle Marmore, querce secolari, prati, boschi con o senza sentieri, con o senza radure.
Il parco è l’ultima parte del pianoro (ma sentite che bella parola), poi c’è la rupe, è una specie di confine fra territori diversi, morfologicamente e culturalmente. Come tutti i territori di confine è passato di proprietà in proprietà, è un po’ di qua e un po’ di là, è su e si può guardare giù, una terra di Mezzo fra due mondi, una raccolta di storie e fantasmi buoni.

La storia

Fino a tutto il XIII secolo il territorio era governato dai monaci dell’Abbazia di Farfa, che aveva inglobato tutte le altre abbazie minori, quando poi i monaci se ne andarono, il pianoro di Marmore fu diviso tra i castelli di Papigno e rocca Accarina: il territorio della sinistra idraulica del Velino fu accorpato al castello di Papigno, la destra idraulica, quindi il parco Campacci, alla rocca Accarina.
(La storia della Rocca e del suo territorio guardatela in questo video Rocca Accarina).
Il 15 ottobre 1238, in seguito alla morte dei proprietari Accarino e Ottonello, la Rocca fu ceduta al Comune di Spoleto.
Rocca Accarina e il suo territorio, all’inizio del XV, secolo divennero di proprietà dei Trinci di Foligno, un’antica famiglia guelfa che voleva fondare uno stato autonomo dal potere della Chiesa.
L’ultimo dei Trinci, Corrado, era un despota odiato dalla popolazione, fu sconfitto dal cardinale Vitelleschi nel 1439 e i castelli di Piediluco, di Miranda e di Polino tornarono alla Chiesa.
Dei suoi piani politici non facevano parte i castelli di Collestatte e Torre Orsina e, volendo forse Corrado concentrarsi sulla zona di Piediluco, nel 1435 vendette il territorio della Rocca Accarina proprio a Collestatte e Torre Orsina.
“Tra il 1661 e il 1665 i diritti feudali su Collestatte e Torreorsina furono ceduti alla famiglia ternana dei Manassei”.
Dal 1927 i Campacci fanno parte del Comune di Terni.

I Campacci a primavera sono scintillanti di rugiada e di verde nuovo di zecca
I Campacci d’estate sono pieni di gente, turisti, marmoresi, ternani che cercano sollievo dal caldo, e lo trovano.
I Campacci d’autunno sono uno spettacolo di foglie cadute, tappeti morbidi, la musica delle foglie sotto ai piedi che non è mai malinconia, sembra dirti così, che ora tutto sta per diventare freddo e spoglio, ma qui si conserva il sole.
I Campacci d’inverno sono silenziosi e solitari, ma conservano ancora il calore dell’estate, i colori non sono mai spenti.
“Io so’ de Marmore”, dicevo sopra con un certo orgoglio, è uno dei miei segni distintivi, hai voglia la Szymborska a dire “incanto e disperazione”, io soprattutto sono di Marmore. Sono cresciuta ai Campacci, qui si sono svolte le tappe più importanti della mia vita e non ve le sto a raccontare, ve ne faccio solo vedere alcune.

A pensarci bene, la poesia “Il cielo” si adatta molto bene a questo luogo.

Il cielo

Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L’ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva dal basso.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n’è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciosi,
infuocati e aerei,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio cielo, evacuo cielo.
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.

WISLAWA SZYMBORSKA

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Dell’amore e di altri luoghi

Dell’amore e di altri luoghi è la parte di My Therapy dedicata al racconto dei luoghi che vivo, anche solo che attraverso, che mi porto comunque dietro per sempre e in cui lascio necessariamente qualcosa di me. Un pensiero, un pezzetto di cuore, un’emozione.

La partenza è il mio luogo del cuore per eccellenza: la Cascata delle Marmore, una specie di base solida in cui tornare ogni volta che voglio, non solo fisicamente, anche “soltanto” con il mio cuore e con i ricordi.

Procedo poi per alla scoperta dei luoghi intorno, più o meno da lei distanti, che tuttavia non si misurano dalla distanza da lei, ma dall’emozione che provo conoscendoli e vivendoli, anche per breve tempo.

Della Cascata delle Marmore non parlerò, non ancora (ne ho parlato fin troppo 😄 )

E allora, parto.

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Gli stessi luoghi, con occhi nuovi, con piedi doloranti e testardi, sempre instabile, sempre a rischio di scivolare giù dalla rupe, il telefono in una mano per fotografare, carta e penna in tasca, in solitudine come piace a me, ma non escludo viaggi in compagnia, in compagnia, questo sì, delle tante parole di cui la mia testa è piena, seguendo sentieri che dal centro portano intorno e poi tornano al centro.

Ci sono pochi luoghi in una vita, forse persino uno solo, in cui succede qualcosa; dopodiché ci sono tutti gli altri luoghi

Alice Munro

Non so cosa “dell’amore e di altri luoghi” effettivamente sia. Un diario, una cronaca emotiva, un racconto di luoghi che forse conoscete o forse vi pare di conoscere. Ci vorrebbero sempre occhi nuovi, o, nel mio caso, un cuore che racconti.

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In alto a sinistra

Anche “In alto a sinistra”, come tutti i libri di Erri De Luca nessuno escluso, ha il sapore delle confessioni intime dal significato universale, anche qui ci sono parole come poesie scritte da un “visionario” che sa fare paragoni da lasciare incantati: “Da adulto ho trovato negli occhi delle donne …

Il più e il meno

Quando ho ascoltato Erri De Luca dal vivo in Salento, l’ho sentito parlare della sua prosa come lontana dal concetto di poesia, per lui le poesie sono soltanto “righe che vanno troppo spesso a capo”. Lui dice di scrivere prosa. Tuttavia, io credo, anzi sento, che nella sua prosa ci …

L’amica geniale

Mi sono fidata delle recensioni lette in giro e ho fatto bene, la storia de “L’amica geniale” è un avvincente racconto che non tralascia le sfumature emotive, anzi, le rende importanti quanto la storia stessa. Li per lì pensavo fosse Lila l’amica geniale. Lila, bambina intelligentissima e poi ragazza sfolgorante, …

Quando arriverà la primavera

“Quando arriverà la primavera” è una raccolta di cinque racconti ambientati a Monaco, che è la protagonista assoluta di questo piccolo libro scritto da Franco Casadidio, ternano doc con la passione per “la più settentrionale delle città italiane”. Cinque storie, narrate con pacatezza e precisione, raccontano la quotidianità, il passato …