Salire con Stefano Zavka

Salire con Stefano Zavka
Lorenza Moroni
Ricerche&Redazioni
2017

Prima di scrivere di questo libro  devo precisare giusto un paio di cose su di me e Stefano Zavka, su di me e la montagna.

Io Stefano Zavka non lo conoscevo, l’ho conosciuto in quei giorni del K2 quando nella mia città non si parlava d’altro che del giovane alpinista ternano disperso su una delle cime del Karakorum. Il giovane alpinista ternano non è tornato e da allora sono passati dieci anni.

Ho visto documentari e letto interviste di Stefano Zavka e il mio incontro con lui è stato tutto qui, io sul divano, dieci anni fa, in preda a paure di ogni tipo, lui pieno di coraggio sullo schermo della tv, il viso colorito dal sole e seccato dal vento dell’alta quota e gli occhi velati come da un presentimento.

Sono state due e o tre le vette raggiunte dai miei piedi, poche e assai basse, io e la fatica non siamo mai state poi così amiche, però quelle due o tre vette sono state indimenticabili, in poche semplici parole, arrivi fin lassù e senti di aver vicino il senso autentico di questo affannarsi quotidiano.

Le due cose insieme, la montagna e questo sconosciuto alpinista sempre “appeso alle nuvole“, fatto di “luce, vento, roccia, neve“, mi hanno fatto precipitare a cercare questo libro, zoppicando per mezza città,  scoprendo, tra l’altro, che qualche libraio ternano l’ha dimenticato.

Salire con Stefano Zavka è una storia di montagna, di amicizia, di scrittura terapia, quel tipo di scrittura, cioè, che è indispensabile per “sublimare la sofferenza“, come scrive l’autrice nelle prime pagine.

L’autrice, Lorenza Moroni, è un’amica di quelle che ti restano accanto anche quando non ci sei, una di quelle che ti sente e ti parla anche quando te ne sei andato.

Dal momento della morte del suo amico, l’autrice comincia un dialogo silenzioso, quasi mistico, fatto di parole scritte, di lacrime trattenute, di ricordi sempre nitidi e di sorrisi mai taciuti. Il risultato è una storia emozionante e triste, malinconica ma piena di speranza per i rapporti umani (fosse sempre come si racconta in questo libro, non ci si perderebbe mai).

Salire con Stefano Zavka è una storia che andava scritta per non perdere i ricordi, le imprese, l’autenticità e la ricerca dell’essenziale possedute dal giovane alpinista ternano, così come ce lo racconta Lorenza Moroni.

Salire con Stefano Zavka è una storia che andava scritta perché è un altro modo che ha la montagna a di insegnare la vita: far parlare i suoi alpinisti, quelli che l’affrontano con umiltà e determinazione, con un approccio “romantico e etico”.

Salire con Stefano Zavka è una storia che andava scritta perché qualcuno la deve leggere, non soltanto gli amici di Stefano, non soltanto gli amanti della montagna, non soltanto i ternani.

Salire con Stefano Zavka è una storia che va bene per tutti, soprattutto per quelli che sono insoddisfatti della propria vita e che non sanno da che parte cercare e la risposta è lassù sulla vetta, dopo una scalata, o molto semplicemente lì, dietro gli occhi e il sorriso di un amico.

Ho divorato Salire con Stefano Zavka, complice anche il tempo a disposizione per la mia convalescenza, poi ho lasciato le ultime pagine in sospeso, a mezz’aria, quasi per non farla finire la storia di questo ragazzo che ho conosciuto solo per mezzo delle parole, che ho immaginato tante volte nei suoi ultimi momenti lassù, in capo al mondo, dove non è più quasi mondo.

Poi la storia è finita, come finisce tutto.

Eppure qualcosa resta.

Quasi una familiarità con questo ragazzo dal nome impronunciabile, quasi un affetto, quasi un sapore buono che ha reso la mia lettura salutare per l’anima.

Salinger nel suo Giovane Holden scriveva:

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.

Questo è dunque un libro che mi ha lasciato senza fiato, che mi ha richiesto giorni per una specie di recensione che comunque non dice tutto, non dice abbastanza, che mi fa essere grata per questa mia abitudine di leggere.

Leggetelo anche voi, tra l’altro i proventi delle vendite sono destinati al dispensario medico di Askole, in Pakistan, un benessere per l’anima e per il mondo, insomma.

Giuliana

My Therapy is a book

 

Era bello guardarlo arrampicare. Diversamente da quel che accade a molti uomini, che sfruttano in primis la loro forza fisica, trascurano la tecnica, lui, pur possedendo un’innegabile potenza muscolare, si muoveva con leggerezza e stile, era posato nei movimenti, la lentezza del suo incedere era frutto di grazia e ragionamento. Raramente sbagliava un passaggio, raramente cadeva. Univa intuito a logica, in un’armoniosa danza verticale.

 

 

Bel-Ami

Bel-Ami è un arrampicatore sociale di prim’ordine, è un uomo che sa quello che vuole (soldi, potere, piacere) e per ottenerlo usa tutti i mezzi a sua disposizione, infischiandosene della morale.

Bel-Ami ha parecchi dei peggiori difetti dell’uomo, è invidioso, cinico, spavaldo, probabilmente l’unico suo sentimento autentico è l’affetto che prova per la bambina che lo ha soprannominato Bel-Ami (il suo vero nome è Georges Duroy, figlio di due poveri contadini di Canteleu).
Ha dalla sua parte la fortuna di essere bello e di possedere un elegante e naturale portamento, ma non ha altro di positivo, eppure non si può fare a meno di tifare per lui, sotto sotto, e il merito è tutto della penna che lo ha dipinto come un quadro, lo ha reso reale come un uomo imperfetto che, pur cinico e sprezzante, è ironico e divertente.
Allo stesso efficace modo l’autore, Guy de Maupassant, ha tratteggiato le vicende e i luoghi di Parigi di metà dell’Ottocento, rendendo il romanzo anche fondato su verità storiche, ha raccontato, pur nella finzione, una società affatto misogina, dove le donne hanno un potere notevole dato da talenti e intelligenze.

Con un minimo di metodo si ottiene tutto ciò che si vuole.
Madeleine

Bel-Ami è un personaggio che non insegna certo a vivere secondo principi di rispetto e moralità, ma è un libro ricco di sentimenti (l’amore, la paura che è spesso più potente della volontà, l’ambizione, la pazienza, la vita, la morte), è un libro che fa venire più di un batticuore (il duello, il coordinamento di più d’una amante, il matrimonio in Chiesa).

Bel-Ami è un grande classico e come tale fa bene leggerlo per la lettura in sé, scorrevole, emozionante, ai limiti di una perfezione che io personalmente trovo quasi solo nella grande letteratura d’altri tempi, quella che ho racchiuso nel termine “Capolavoro“.

Giuliana

Il vestito dei libri

Il vestito dei libri è un piccolo volume di 62 pagine, pubblicato in Italia da Ugo Guanda Editore nel 2017, scritto da Jhumpa Lahiri, scrittrice londinese con origini bengalesi.

Il vestito dei libri è una riflessione, intima e allo stesso tempo corale, sulla formazione delle copertine dei libri.

È così importante la copertina da scriverci un libro?

La copertina giusta è come un bel cappotto, elegante e caldo, che avvolge le mie parole mentre camminano per il mondo.

La copertina mette in gioco un’aspettativa,

può sedurre il lettore, può tradirlo.

Vale la pena farci una riflessione perché scatena l’atavica diatriba fra apparenza e realtà, anche perché i vestiti dei libri sono come i vestiti che indossiamo, manifestano la nostra personalità, i nostri gusti, i nostri desideri, la nostra persona, quindi riflettere sulle copertine dei libri che leggiamo ci aiuta, in linea teorica, a comprendere di più anche le parole che sono “avvolte” da quel cappotto.

Questo, appunto, in linea teorica, perché le case editrici spesso seguono una loro linea commerciale e decidono una copertina che magari non piace all’autore, per il quale dunque la copertina può essere anche un travaglio, perché rischia di diventare, per il lettore, un inganno.

Questo piccolo libretto, che si legge in un’ora, ci spinge a guardare con cuore e mente le copertine dei libri che scegliamo, chiederci perché li scegliamo, chiederci quali sono le nostre aspettative, cosa ci aspettiamo da quel libro raccolto in quella copertina, ci spinge anche a fare una riflessione su noi stessi (ecco dunque la nostra cara, indispensabile libroterapia), sulle scelte che facciamo per avvolgere le nostre parole, le nostre emozioni, le nostre esperienze.

Inevitabilmente, ho fatto anche io la mia riflessione.

Non mi curo granché dei miei vestiti.

Se ho qualche soldo da spendere ci provo a cercare abiti e accessori, ma poi mi ritrovo sempre tra gli scaffali dell’una o dell’altra libreria. L’apparenza non mi interessa, aspiro alla sostanza. Eppure c’è una vocetta dentro di me che completa il famoso proverbio dell’abito e del monaco.

L’abito non fa il monaco.
Ma lo veste.

Un abito dice qualcosa di chi lo indossa, lascia intendere, comunica, avvolge di bello un contenuto, è l’estetica della sostanza.

E io?
Io riuscirò a smuovere la mia indomita pigrizia e ri-cercare degli abiti che siano all’altezza dei sentimenti che ho?

Giuliana 💃

Che tu sia per me il coltello

Che tu sia per me il coltello è un libro del 1998, scritto da David Grossman (l’autore di Qualcuno con cui correre).

Un uomo, Yair, scorge in un gruppo di persone una donna che lo colpisce nell’anima e comincia a scriverle, una vera e propria scrittura terapia sotto forma di lettere indirizzate alla donna, lunga tre quarti di libro, in cui l’uomo si rivela nel profondo, tralasciando in parte la quotidianità, spesso costruendo storie e immaginazioni che però sono reali nella misura in cui parlano esattamente di quello che l’uomo prova.

L’ultimo quarto del libro è dedicato invece alle parole di lei, che rendono chiaro il motivo per cui l’uomo si è lasciato trasportare dalla sua immagine e ha preso a scriverle: lei, Myriam, è una donna meravigliosa, lei è intrisa di sofferenza e coraggio, lei, con la sua semplicità e autenticità, è davvero il coltello con cui Yair scava dentro di sé per far emergere i lati bui e guarirli.

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.

Che tu sia per me il coltello è un romanzo epistolare unico nel suo genere, intimistico, immaginativo, curativo nella scrittura ma anche nella lettura.

Leggendolo, infatti, mi è venuto in mente Proust che diceva:

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.

Non ho amato molto il personaggio di Yair, anzi mi ha a tratti addirittura indispettito. Mi sono domandata cosa ci fosse in lui a darmi così fastidio, ho riflettuto molto su me stessa e mi sono data delle risposte, seguendo la tecnica di marzulliana memoria.

Concludendo, il libro non mi è piaciuto molto, nonostante sia uno dei libri meglio recensiti, ma è stato davvero terapeutico, è stato letteralmente un coltello con cui scavare e tirare fuori emozioni e comprensioni, una vera e propria libroterapia scritta in forma evocativa, ricca di suggestioni emotive.

Giuliana

“Ti prego solo di non andartene, perché se te ne vai ora non fai più ritorno. Fuggirai oltre i confini del mondo e non vorrai ricordarti di quello che è iniziato qui, tra me e te, quando l’anima si apre così, lentamente e con dolore, verso un’altra persona. Non smettere di scrivere, aggrappati alla penna con la forza che ti è rimasta. Stai tremando per lo sforzo, ma continua a scrivere, affondando in me le tue radici. Non avere paura. Nemmeno di quel pensiero che hai fatto un milione di anni fa, o due giorni fa, quando avresti voluto risvegliarti senza memoria, dopo un incidente o un intervento chirurgico, ricordando a poco a poco, la tua storia e la mia per raccontarla a te stesso, dall’inizio senza sapere, nemmeno per un momento, se in quella storia tu sei l’uomo o la donna. Vorrei che tu potessi ricordare come ci si sente quando si è donna, e come ci si sente quando non si è né uomo né donna. Solo “essere”, prima di tutto, prima delle definizioni, dei pronomi personali, delle parole e dei generi. Forse in questo modo, potresti anche arrivare, quasi per caso, alla possibilità primordiale di essere me.”

 

Harry Potter e l’Ordine della Fenice

Harry Potter e l'Ordine della FeniceHarry Potter e l’ordine della Fenice è il libro di Harry adolescente che entra, un piede dopo l’altro, nel mondo della maturità, un mondo che è ricco di insidie e pericoli, delusioni, dolori atroci, incomprensioni e qualche amicizia nuova, terapeutica (Luna Lovegood ad esempio, un personaggio meraviglioso).

Harry è sempre più coraggioso senza averne scelta, ma Harry ha a fianco un valoroso e fidato esercito che lo sostiene e combatte a fianco a lui. Harry è in pericolo, ma non è solo e questa è la sua forza, la sua incredibile magia, di cui tra l’altro possiamo fare esperienza anche noi “babbani”  (ehi un momento, babbano a chi?).

E’ il libro più lungo della saga, ma, come gli altri, non lascia scampo fino al termine della lettura che fa collezione di begli aggettivi: piacevole, commovente, divertente, rilassante, intrigante.

E’ una storia d’amore, di coraggio, di amicizia, di onestà, di dedizione, ci insegna il valore della famiglia, il rispetto delle creature diverse da noi, ci ricorda, semmai ce ne dimenticassimo, gli effetti devastatori che la guerra ha su cose e sentimenti.

Si trovano tutti, nell’Ordine della Fenice gli elementi positivi per quella che ho chiamato Harry Potter terapia e mi viene proprio da chiedermi che ne sarà di me quando avrò terminato la lettura (semplice, ricomincio da capo!).

Ho chiesto a Babbo Natale se gli va di portarmi gli ultimi due, così tante volte dovesse farmi un regalo giudicando che non sono stata poi così male in questo 2016.

Nel frattempo, però, mi sono dedicata a altre letture, soprattutto perché sono in convalescenza dopo un piccolo intervento al piede e sono stata inchiodata a un letto e a un divano, una immobilità forzata che mi ha innervosita non poco, non foss’altro per il dolore al piedone, ma … fortuna i libri!

Presto avrete le recensioni terapeutiche di “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” di Anthony De Mello, LIbroterapia 2 di Miro Silvera, e In cordata di Mario Curnis e Simone Moro.

Inoltre sono a più della metà della vicenda stupefacente del Conte di Montecristo di Alexander Dumas.

Insomma come vedete le letture per distrarmi non mancano, ma Harry è sempre Harry, lo prendo a sorsetti, lo gusto piano piano, per farlo durare di più.

Se avete voglia leggete le recensioni degli altri libri:
Harry Potter e la Pietra Filosofale
Harry Potter e la Camera dei Segreti
Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban
Harry Potter e il Calice di Fuoco

Invece, proseguendo su questo cammino, si presenta a noi Harry Potter e il Principe Mezzosangue.

Come al solito, vi metto qui il link di Amazon nel caso voleste acquistare Harry Potter e l’Ordine della Fenice:

 

Giuliana

5 dicembre

Avevo un cane speciale, sensibile e delicata nelle relazioni, tanto che feci alcuni studi sulle attività e terapie assistite con gli animali e subito dopo feci degli esperimenti, dei giochi più che altro, momenti di gioco e relax, pura emozione soprattutto con chi aveva le emozioni sepolte sotto una crosta di rughe, gli anziani di una residenza protetta in cui lavoravo come psicologa.

Gli studi mi portarono a conoscere una fisiatra, Chiara e uno zooantropologo, Nicola e di conseguenza conobbi anche l’Istituto di Formazione Zooantropologica (www.siua.it) fondata dall’etologo Roberto Marchesini, che grazie a Nicola potei conoscere in un congresso a Bellinzona.

La zooantropologia è “la disciplina che si occupa della relazione tra l’essere umano e le altre specie“, considerando valore la diversità specie specifica e l’approccio rispettoso per le diversità di ciascuna specie.

Poi il mio cane speciale se ne andò e ne arrivò un altro, grazie a Silvia.
Un pelosissimo e candido batuffolo che ha sovvertito tutte le mie convinzioni sui cani, ha scombinato casa, famiglia e relazioni e siccome io avevo fortissimamente voluto un compagno di vita per i miei bambini, ma il candido animale tutto sembrava tranne che aver voglia di bambini, ho deciso di affidarmi a mani esperte, a competenze approfondite che mi aiutassero a capire il piccolo cane pazzerello e a gestire meglio le relazioni.

Dopo diversi tentativi non molto fruttuosi ecco che trovo lei, Barbara Corrai, Educatore cinofilo Siua della mia città, Terni. Per me “Siua” era una garanzia, così senza esitare Barbara cominciò a far parte delle nostre relazioni umano-canine un pò scombinate.

barbara-corrai

 

Ebbene, il piccolo peloso Biagio cominciò ad essere decifrato, una vota capito è stato facile rispettare le sue necessità, la voglia di spazio, il bisogno di conferme, l’essere un pò restio alla manipolazione fisica e così via.

 

 

Tornando al nostro Avvento dei Libri, oggi ci lasciamo consigliare un libro proprio da Barbara Corrai.

Ricordi di animali, di Roberto Marchesini.

Un romanzo biografico del Fondatore della approccio cognitivo-zooantropologico in pedagogia cinofila. Bello avvincente e terapeutico perché ci racconta come il rapporto con gli animali possa aiutarci a vivere meglio, poi in contatto con noi stessi e quindi più felici!

Barbara

Oggi i miei bimbi hanno trovato nella casellina numero 5, oltre i cioccolatini, la parola SECONDO e due poesie di Lord Byron, quella che dedicò alla Cascata delle Marmore e quella che dedicò al suo cane.

Lord Byron, la Cascata e un Cane.

Cominciare la giornata con parole così belle e commoventi fa tornare a guardare il mondo dalla giusta angolazione.

PS: se volete seguire l’Avvento dei Libri sappiate che My Therapy is a Book è presente sui vari social, seguiteci e avrete tante belle idee per i regali di Natale.

A domani con il consiglio terapeutico di Roberta Isceri!

Giuliana

Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri

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Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri, perché i libri curano l’anima, è un libro del 2007 scritto da Miro Silvera e edito da Salani.

Il libro si apre con una domanda: che cos’è un libro?
Una pillola?
Una bomba a tempo?
Un veicolo di libertà?

Qualunque cosa esso sia, significhi, il libro guarisce.

Il fatto è che noi esseri umani siamo formati, oltre di carne e di ossa, soprattutto di sensazioni, ricordi e sentimenti. Ed è proprio l’opera d’arte a poter suscitare in noi connessioni magiche con ciò che sappiamo, immaginiamo e ricordiamo.”

Dal nostro passato provengono a volte certi fantasmi coi quali occorre scendere a patti, che vanno esorcizzati, per questo difficile compito di enorme aiuto è la parola (Freud basò tutta la sua rivoluzione di pensiero proprio sul concetto che le parole curano).
Inoltre, per essere felici, “abbiamo bisogno del senso di una storia coerente per la nostra vita, di una connessione significante tra gli episodi principali, e della ragionevole speranza che un giorno tutto abbia una conclusione soddisfacente.”

Niente ci aiuta in questo come i libri.
Che siano romanzi, racconti, poesie (che trasformano “il malanno personale in bellezza“) o favole, il libro ci aiuta a lenire “il nostro infelice senso di inferiorità“, oppure ci rincuora per le nostre vicende che ci appaiono tristi, ma a ben vedere e a ben leggere storie di altrui sofferenze, non lo sono affatto.

Dunque “Chi cerca trova sempre qualcosa, e chi cerca risposte nei libri quasi sempre le incontra a propria misura. Perché i libri curano ogni male“.

Nel libretto piccolo e facile ci sono alcune indicazioni di libri da leggere per risolvere alcune questioni spinose della nostra anima, potete leggerlo, e potete anche seguire le notizie di My Therapy, nella newsletter o nella pagina facebook, o in tutti gli altri social.

Basta cercare My Therapy is a Book.
Basta cercare il libro giusto!

😉

Giuliana

Libri-Terapia per il Benessere

My Therapy è una raccolta di Libri-Terapia per il Benessere.

Leggere il libro giusto al momento giusto ci aiuta a star meglio, a star bene con noi stessi, a capire cosa siamo, cosa vogliamo diventare, di cosa abbiamo bisogno per essere felici.
C’è un libro giusto per ogni desiderio, per ogni interrogativo, per ogni aspirazione dell’animo umano.
My Therapy è una raccolta di libri-terapia, dove a ogni bisogno e desiderio corrispondono dei consigli terapeutici che hanno fatto effetto su di me, che continuamente cerco di togliere lo sguardo dalle stelle e posarlo qui, in questa terra, nella mia vita, dove è giusto che i desideri si realizzino.

La vita è una creazione. È la nostra ispirazione.
I libri, le parole di altre esperienze di vita, sono lo strumento per questa creazione, sono un sostegno, un mezzo di comprensione della nostra e altrui anima, una terapia che trasforma il disagio psicologico in Benessere.
C’è il libro giusto per ogni battito di cuore, per ogni volo di pensiero, per ogni stanchezza e per ogni desiderio.
Scegli il tuo desiderio.
Cerca il tuo Libro-Terapia.

 

Illusioni

illusioni

Un pilota d’aereo, che ogni giorno sceglie un diverso grande campo americano per vendere dei viaggi ai turisti a 3 dollari l’ora, incontra un altro pilota qualsiasi, un altro che vende viaggi a 3 dollari l’ora.
In realtà non è un pilota qualsiasi.
Egli è il “messia”, è colui il quale gli rivelerà che la vita è come un film, è solo un’illusione.

Illusioni (Richard Bach) è uno di quei “Libri magiciutili per coloro che sono alla ricerca del senso della vita, a coloro i quali non riescono a lasciar andare il passato, a quelli che hanno paura del futuro.
C’è un obiettivo da raggiungere per far fronte a tutto ciò: vivere il presente.
Non leggetelo, però, se credete che esiste solo quello che vedete, che esiste solo il mondo che vivete.
Non leggetelo se credete al destino e vivete aspettando che esso aggiusti le cose per voi.
Leggetelo se avete voglia di mettere un po’ di magia nella vostra vita!
Leggetelo se sospettate che gli artefici, i maghi, gli alchimisti siete proprio voi stessi!

Giuliana

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