Zen in the city

 

Il sottotitolo di Zen in the city (Paolo Subioli, Edizioni Mediterranee, 2015) fa il riassunto preciso sull’utilità esistenziale di questo libro:

L’arte di fermarsi in un mondo che corre.

Un’altra bella indicazione ce la dà la citazione di apertura:

Non dico che gli uomini del deserto o i monaci conoscano per forza più gioia degli uomini di città, dico soltanto che le privazioni in cui vivono offrono loro minori occasioni di sbagliarsi sulla natura della loro gioia.

Antoine De Saint- Exupéry.

 

Semplificare la propria vita, eliminare il superfluo, di cose e di pensieri, rilassarsi e meditare.

Queste sono le indicazioni che ci regala questo libro, perché vale la pena fermarsi mentre il mondo corre, perché la vera pace è nel respiro, nel presente, nella consapevolezza, solo così si viene a contatto con il nucleo vero di se stessi e si raggiunge la gioia.

Ci sono ben 72 esercizi da fare per fermarsi mentre il mondo corre, per portare la filosofia zen nella nostra quotidianità, nelle nostre città, dalle file, ai semafori, alle giornate seduti in ufficio, tutti volti a ristabilire il contatto con le proprie emozioni.

Possiamo esercitarci a questo contatto in ogni momento della nostra vita, persino fermi al semaforo rosso

Il semaforo è un grande maestro zen. Uno dei più generosi che esistano, oltre tutto, perché non smette un attimo di lavorare al nostro servizio. Sa regalarci eccezionali occasioni di ricarica, benessere e crescita personale. E’ una campana di consapevolezza. Il semaforo ci allena all’equanimità, rendendo evidente quanto sia inutile prendersela con il rosso, anche se stiamo arrivando in ritardo a un appuntamento decisivo.

Il contatto con le nostre emozioni non prescinde dall’attenzione, dalla cura e dalla consapevolezza del corpo in ogni momento.

E’ una grande cosa prenderci cura della nostra salute in ogni momento , tramite la consapevolezza: fermarsi un attimo e capire in che posizione si trova il nostro corpo, alzarsi spesso dalla sedia, fare esercizi, scegliere di salire le scale a piedi, di parcheggiare l’auto lontano dall’ufficio, e così via.

Anche perché

Finché non riusciamo a stabilire il contatto per lo meno con il nostro corpo, sarà molto difficile farlo con le altre persone.

Zen in the city è pieno di doni.

C’è anche lo sfondo una immagine realizzata da Thich Nhat Hanh con pennello su carta di riso, secondo la tradizione zen, e condivisa in occasione della sua visita in Italia nel 2012.

L’autore suggerisce di utilizzarla come sfondo dei nostri dispositivi, per ricordarci sempre che

E’ un tale sollievo realizzare che non dobbiamo essere niente!

(Tony Packer)

 

 

 

 

 

 

Giuliana

 

 

 

 

 

 

 

La piccola libreria del destino

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La piccola libreria del destino, scritto da Sophie Nicholls, uscito nel marzo del 2016, edito da tre60, mi è stato regalato dalla mia amica Alessia per il mio compleanno, lo scorso agosto. Lo specifico perché un libro regalato va sempre segnalato!

La piccola libreria del destino è un libro che mi ha fatto viaggiare tra lo Yorkshire e San Diego, tra il passato e il presente, tra la vita ordinaria di tutti i giorni e quella meno scontata, straordinaria, della spiritualità.

Mi piace questo tipo di letture, perché credo che un po’ della magia raccontata mi cada addosso come brillantini o come polvere di stelle.

Il bello è che ci credo veramente!
😉

La trama è un avvicendarsi di storie di donne, L’iraniana Madaar che cresce la nipote Fabia, la quale cresce da sola la figlia Ella, la quale ha una figlia, Grace di nome e di fatto. Ad un certo punto compare un’altra donna, Bryony.
Tutte fanno lo stesso sogno e insieme, dopo essersi riunite per via di un compleanno (i compleanni c’entrano, sempre, vedete?) cercano di decifrare questo strano sogno comune grazie a un libro (anche i libri c’entrano sempre!).

Sono donne che colgono i Segnali, che hanno un potere speciale, o forse no, è solo un sapere ascoltare l’istinto, far tacere la mente e dar voce al profondo, al cuore, agli impulsi dell’anima.

È un libro di colori e di profumi, di mille sensazioni tattili, un libro pieno di un po’ di tutto, crisi, cambiamenti, morte, lutto, magia, incantesimi, spiritualità, mancanza di fiducia in se stessi, pazzia, insicurezza, incertezze, tristezza, solitudine, meditazione, emozione, forti legami familiari, distanze, ricongiungimenti, messaggi tra Cielo e Terra.

È uno di quei libri che possiamo inserire nella categoria Libri Magici, uno di quelli che ci spiegano, con una storia,a che la magia consiste nello sfruttare “l’incredibile potere della nostra mente“, e che è fondamentale per una buona salute psicofisica, vivere il presente.

Ricco di descrizioni, di omissioni, di storie celate e poi svelate, mi ha fatto tornare in mente Donne che corrono coi lupi, quando ad esempio Fabia parla della fiaba di Cenerentola (Ah si. Povera Cenerentola, che aspetta di essere salvata dal suo bel principe. È un peccato che ci insegnino ad aspettare qualcuno che venga a salvarci), o quando Madaar cambia versione del finale di Cappuccetto Rosso (Cappuccetto salta sul letto, si mette le mani sui fianchi e grida, a pieni polmoni, Non mi fai paura, Lupo!).

È il libro perfetto per chi vuole più magia nella sua vita, per chi cerca nuovi orizzonti, ispirazione, visioni, meraviglia.

Grazie Alessia!

Giuliana 🙂

Cabaret mistico

cabaret mistico

Quando mi sono stancato di partorire opere che erano soltanto uno specchio del mio ego, ho abbandonato l’arte per due anni“.

Comincia così Cabaret mistico di Alejandro Jodorowsky, e già fa da terapia facendo riflettere sul proprio ego, sul proprio stare nel mondo e sul modo di relazionarsi agli altri; poche parole bastano per riflettere sull’essere e sull’apparire e sulla necessità di cambiare il mondo.

Non posso cambiare il mondo, però posso cominciare a farlo“.

Come si cambia il mondo?
Si parte ridimensionando il proprio ego, riuscendo a comprendere che non siamo il centro del mondo, si prosegue con la visione spirituale di noi stessi, degli uomini, di tutto ciò che appartiene a questo pianeta, infine si utilizza la “risata salvifica“, si cerca la saggezza nell’arte letteraria più umile, la barzelletta, in cui affonda l’inconscio collettivo, il senso critico, la filosofia naturale.

L’umorismo ci aiuta ad allargare il nostro punto di vista, a creare il nostro Dio interiore, quello che vive nel nostro inconscio e non nell’alto dei cieli, un Dio che è dentro di noi e che crea e distrugge le nostre cellule, che trasforma le nostre esperienze in Coscienza Sublime, che consola le nostre sofferenze, che ci insegna ad amare tutte le creature.

Dice Jodorowsky, “Questo essere intimo deve essere il nostro modello. Giorno dopo giorno ci inventiamo la nostra realtà, quindi possiamo anche inventarci la nostra divinità“.

Possiamo creare la nostra realtà, e la nostra divinità, ricercando la luce sacra nelle barzellette, sapendo che “se cambiamo i nostri pensieri, cambieremo il mondo“.

Tra una barzelletta e una storiella zen, ho trovato delle intuizioni che mi hanno fatto un gran bene; mi è capitato questo libro tra le mani proprio quando stavo facendo una riflessione con me stessa sul mio bisogno di approvazione altrui, sulle mie insicurezze, sulle maschere che metto per sentirmi più forte e per farmi dire brava.
Leggo Jodorowsky che dice:
Sovente, non sapendo chi siamo, per vivere con gli altri indossiamo una maschera che corrisponde a quello che essi credono che noi siamo“,
oppure
Uno non è obbligato a giustificarsi, può avere tutti i “difetti” che vuole. Non importa quello che gli altri pensano di lui, ma quello che lui pensa di se stesso“.

Impegnata com’ero a ascoltare il giudizio altrui, mi scordavo di ascoltare il mio.

Impegnata com’ero a lamentarmi, mi perdevo le positività della mia vita.
Se ci alimentiamo di pensieri negativi insozzeremo il mondo con pensieri negativi. Siamo ciò che mangiamo, mangiamo ciò che siamo. Se ci nutriamo di Coscienza, offriremo Coscienza al mondo” e, udite udite, la Coscienza si può raggiungere solo con la meditazione.

Impegnata com’ero a costruirmi per il futuro, mi perdevo il presente.
Quel che vogliamo essere, lo siamo già“.

Impegnata com’ero a raggiungere la perfezione, perdevo la grazia.
Ricercare l’eccellenza significa fare quel che si deve fare al meglio“.

Impegnata com’ero a fuggire la realtà con la letteratura e vivendo con la lettura le vite altrui, mi allontanavo da me stessa (insomma a volte va bene fuggire la realtà, è terapeutico, purché non ci si dimentichi di se stessi).

E’ un libro per chi ha bisogno di ridere, per chi si ammala piuttosto che ammettere di non ricevere abbastanza amore, è il libro che contiene la risposta giusta da dare ai genitori che si chiedono perché i bambini dicono tante bugie (“Per formarsi bene, il bambino deve ricevere un giusto sguardo da parte dei suoi genitori. Essi devono vederlo come lui è e non come vogliono che sia“), è un libro per chi è confuso e non sa che strada prendere (l’occhio interiore ci indica la verità), è un libro per chi ha sempre paura (“Quando non hai paura, sei quel che sei“) , è un libro che ci riporta a noi stessi, è un libro per chi cade e non ha la forza di rialzarsi (“La terra su cui cadiamo è la stessa che ci aiuta a risollevarci”).

E’ un libro che ci aiuta ad accettarci così come siamo.

Accettiamo con riconoscenza di essere quello che siamo. Niente da eliminare. Niente da aggiungere.”

Dunque, questa sono io, niente da eliminare, niente da aggiungere.

Giuliana

Shamata Terapia

Il benessere emotivo, la consapevolezza e l’aiuto delle stelle

Nella drammatica situazione di crisi della nostra città e della nostra società, c’è solo una salvezza.
L’aiuto reciproco.
L’ascolto profondo.
Essi sono elementi che seguono la conoscenza di sé, l’accettazione e l’amore che ognuno di noi merita di provare per se stesso.
Noi stessi, dunque, al primo posto.
Noi che non siamo solo mente o inconscio.
Noi siamo il nostro corpo, il nostro respiro di quest’aria che ci circonda, noi siamo l’aria che respiriamo, noi viviamo in questo ambiente come un tutt’uno e in questa vita siamo chiamati ad essere felici.
Avendo cura delle nostre emozioni.
Di cui prima necessariamente dobbiamo averne consapevolezza, ed esercitarci alla consapevolezza quotidianamente, respiro dopo respiro.
E’ come un circolo virtuoso che parte dal centro di noi stessi, attraversa il nostro spazio intorno, le persone con cui condividiamo questo tratto di vita e poi torna a noi stessi, trovandoci migliori.
Con queste basi, in aggiunta a quelle teoriche, in aggiunta a una visione positiva della vita, possiamo aiutare gli altri, non prima, però d’aver imparato a chiedere aiuto.
L’aiuto è una scienza e un’arte.
La formazione è indispensabile, meglio quella che decidiamo di intraprendere non perché va di moda ma perché ci parla di noi stessi. La formazione ci da delle linee teoriche, delle strategie da seguire, dei modelli di riferimento, una bussola nel mare aperto, le indicazioni precise del cielo stellato.
L’arte è ciò che porta alla sintonia, alla compatibilità in una relazione d’aiuto, l’arte è qualsiasi forma di creatività che porta all’espressione estetica e non c’è produzione d’arte migliore di quella che libera la conoscenza e libera l’immaginazione portando benessere alla propria e altrui emotività.
Shamata vi chiede di avere compassione e cuore aperto.
Shamata vi farà scoprire i tesori dentro di voi, quelle ricchezze che non sapete ma che sono in grado di salvare il mondo.
Shamata vi darà uno spazio di ascolto profondo. Uno spazio. “una stanza tutta per sé”, dove potete liberamente essere voi stessi, senza paure, dove non sarete soli, sarà con voi un ascoltatore competente che partirà dall’inevitabile punto di partenza: l’accettazione incondizionata.
Shamata vi fornirà gli strumenti teorici perché, dopo aver compreso e accettato la persona che abita il vostro corpo, saprete farlo con chi vi chiederà aiuto, nei modi più diversi, più o meno efficaci.
Non senza sacrifici si raggiunge il benessere, tuttavia.
Shamata vi chiederà di sacrificare alcune parti di voi stessi, il passato che ha ferito, un futuro troppo atteso, sarete chiamati a vivere il vostro presente, col vostro corpo, la mente e il vostro respiro, con la buona notizia che le ferite, sebbene restino sotto forma di cicatrice, possono essere “sovrascritte” con eventi migliori, con tatuaggi colorati, con segni di sole.
Siamo a Terni, a due passi dalla Cascata delle Marmore.
La possiamo intendere come una metafora di ciò che faremo con Shamata.
Un fiume quieto che d’un tratto diventa fragore.
Un fragore che non dimenticherete mai, perché come disse Byron “scuote l’abisso” persino quello che ognuno ha dentro di sé.
L’abisso non vi farà più paura, perché in fondo c’è un altro fiume tranquillo, più ricco e consapevole.

Giuliana Pitti

La vita che sei

la vita che sei
Di questo libro vi posso dire tanto.

A cominciare dalle critiche dei presunti letterati infastiditi dal fatto che “la moglie di Ligabue” scrive un libro e dopo 24 ore va in stampa la seconda edizione.

Stiamo parlando, si, della moglie di Ligabue, ma, che dire, anche Alice Munro è la moglie di qualcuno. Questo per dire che non ci interessa di chi è la moglie, ecco.

L’autrice si chiama Barbara Pozzo ed è una terapista della riabilitazione che fonda la sua professione su un trentennale studio delle correlazioni fra corpo e anima.

E’ un libro spirituale, non sembra neanche di avere un libro tra le mani, è impalpabile, quasi come un’emozione che non vediamo, ma sentiamo. E’ un libro che parla all’anima, dell’anima.

Non è per tutti, eppure potenzialmente potrebbe essere un libro per ciascuno.

Sono 24 brevi racconti a tema, da leggere preferibilmente a piccole dosi, un po’ al giorno, e rifletterci.

E’ un libro che aiuta a prendere consapevolezza di noi stessi e cambiare la nostra vita, perché la nostra vita cambia se cambiamo le nostre prospettive e il nostro atteggiamento nei confronti della vita stessa.

Partiamo da questo presupposto, che la felicità é transitoria e non può coesistere col dolore. Siamo d’accordo? Bene, come secondo step considerate che la gioia é uno stato d’animo, é un atteggiamento verso la vita, qualunque cosa accada.

Avete mai pensato di provare ad ascoltare l’Universo? Non sappiamo esattamente cosa sia questo Universo, eppure esso, se lasciamo aperto il cuore, ci manda un messaggio di gioia, di amore, ci dice che siamo qui per uno scopo e dobbiamo trovarlo.

Ma per ascoltare questo messaggio bisogna eliminare il rumore che abbiamo dentro. Fare silenzio. Così riusciamo a leggere i segnali e a capire la mappa.

Ecco, il viaggio verso noi stessi, verso la vita che siamo, é iniziato.

L’Universo, che ci crediate o no, ha dei progetti per noi, la luce ci aspetta.

Siamo parte di un tutto. Più le nostre parole sono gentili, più l’Universo, che é il nostro riflesso, ci restituisce gentilezza e amore, che lo crediate o no.

Questo libretto piccolo, maneggevole, economico, ci lascia un messaggio gigantesco: anche nel più buio dei giorni possiamo trovare la luce dentro di noi e scorgere il sentiero.

Se siamo confusi, se siamo tentati di abbandonare i nostri sogni, dobbiamo imparare la responsabilità, dobbiamo imparare a camminare con gli occhi dell’anima ben aperti.

Potete leggerlo se pensate di non avere ciò che meritate, se vi lamentate sempre, se siete concentrati sempre solo su ciò che vi manca, più che su ciò che avete, se pensate male di voi stessi e del vostro corpo.

Ecco questo libro vi capita tra le mani al momento giusto.

Cominciate a essere buoni con voi stessi, a trattare il vostro corpo come fosse un “tempio sacro”, ricominciate a desiderare, anche come mezzo di analisi di voi stessi, in fondo “i desideri sono la forza creatrice più potente che esista”.

Ascoltate la vostra anima e assecondatela se vi suggerisce dei sogni.

Tra le varie “meditazioni”, una in particolare la dedico a me stessa con tutta l’anima, alla pigrizia che è in me: “ricordati sempre di scegliere di alzarti”!.

Si, io lo metto senza dubbi nella categoria Libri Magici.

Voi siete tra quelli che ironizzate sulla magia dei libri?

Avete due possibilità.

Andare a leggere “La storia” di Elsa Morante, meraviglioso e terreno, e fermatevi a riflettere con malinconia sulle bassezze del mondo.

Oppure potete scegliere di alzare la vostra anima un po’ più in alto, per poter vedere anche il sublime del mondo, e se proprio, con “La vita che sei” non potrete far cambiare vento, avrete almeno imparato a governare le vele!

Giuliana

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Siddharta

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Siddharta è il figlio del brahmino, bello, dal passo garbato e snello, studioso, stimato, amato da tutti, fortunato.
Eppure inquieto, con lo spirito assetato, scontento, non gli bastano i bramini, non bastano i samara, perfino Buddha non basta.
Siddharta vuole scendere dentro se stesso, non vuole dottrine, vuole trovare la verità solo attraverso se stesso.
Soffre e sperimenta, guarda il mondo con diffidenza, si trova da solo, cerca la sua patria in questo mondo, attraverso il suo corpo.
Fa esperienza anche dell’amore corporeo, del commercio, degli affari.
D’un tratto la rivelazione dell’Om gli fa capire la pochezza delle cose di mondo, quanto effimero sia il piacere dei sensi, gli agi della vita, la ricchezza dovuta al commercio, i cibi che gli fanno ingrassare il ventre.
Capisce qual è stata finora la sua malattia: il “non saper amare nulla e nessuno”.
Poi quando incontra l’amico di una vita gli rivela che “l’amore, o Govinda, mi sembra di tutte la cosa principale”.
Siddharta ci insegna a riappropriarci di noi stessi, a vedere il mondo attraverso i nostri occhi, a viverlo attraverso il nostro corpo, tutto come una unica entità, come un respiro solo, al suono dell’Om, della perfezione.
Ci insegna il valore dell’ascolto profondo, della meditazione, dell’attenzione al presente, per il raggiungimento della felicità e della pace interiore.
Nelle sue pagine tutto ci parla, perfino il fiume.
Un fiume che fa da spartiacque tra due vite di una stessa persona, un fiume che ride, che deride, che ascolta, parla e insegna.

Siddharta, 1922, è un romanzo di Hermann Hesse enormemente famoso, ma non è un libro facile.
Parla di noi stessi e della nostra natura profonda e divina e non lo capiamo se non siamo pronti a capirlo, a capire noi stessi.
Io non so se l’ho capito, a dirla tutta.
So che la prima volta che lo lessi, al liceo, una vita in trasformazione fa, non mi piacque nemmeno un po’.
Oggi, in questa nuova trasformazione di me stessa, lo trovo uno dei libri migliori che io abbia avuto tra le mani, uno di quei gioielli che faccio fatica a lasciare perché non ho trovato ancora un posto abbastanza speciale.
Siddharta è mio fratello, mio amico, mio compagno di irrequietezze e di ricerche.
Qualcosa ho trovato, viva il cielo: un altro spirito assetato.

Giuliana

Manuale del Guerriero della Luce

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Il Manuale del Guerriero della Luce, Paulo Coelho, è del 1997, ma attualissimo per coloro che vivono una crisi di qualunque tipo.
É un libro utile per tornare a fidarsi del proprio cuore, dell’istinto, dell’intuito, della meraviglia, della semplicità. Vi ricorda che è indispensabile integrare cuore e mente e non lasciarsi sopraffare da una eccessiva razionalità.
Se sentite, in questo momento della vostra vita, mancanza di fiducia o indecisione, se siete di fronte a una sfida importante e avete bisogno di una iniezione di coraggio, leggetelo, vi farà bene.

Vi farà bene anche se tendete a enfatizzare le sofferenze e se vivete in un momento in cui vi sembra che il male si accanisca.
Armatevi di spada e coraggio e responsabilità e cominciate a elaborare!

Aiuta a conoscere e credere in se stessi e nei propri pensieri, allontanandosi dalla paura e dai sensi di colpa. Quel che dovete imparare è a credere nei vostri sogni!

E’ un libretto piccolo, scritto a paragrafi, non dovete necessariamente iniziarlo e finirlo, lasciatelo sul comodino, potreste leggerne poche frasi quando ne sentite il bisogno e lasciarvi ispirare le vostre notti e i vostri sogni.

Sarete portati a riflettere su alcune parole destinate a cambiarvi la vita, se saprete metterle nel vostro cuore e nella vostra vita.
Perseveranza, Entusiasmo, Positività, Pacifica convivenza, Pace, Avventura, Risveglio, Quotidianità, Relax, Riposo, Piccole cose, Meditazione.

Cominciate ad abituarvi alla luce!

“Un guerriero della luce presta attenzione agli occhi di un bambino. Perché quegli occhi sanno vedere il mondo senza amarezza. Quando desidera sapere se chi sta al suo fianco è degno di fiducia, cerca di vedere la maniera in cui lo guarda un bambino”.

Giuliana