Geografia commossa dell’Italia interna

Geografia commossa dell’Italia interna è un libretto piccolo piccolo, denso e morbido come il burro, profumato come il pane, colorato e caldo come le foglie d’autunno.
L’ho scelto dopo la folgorazione di Cedi la strada agli alberi, dello stesso Franco Arminio, l’ho ordinato perché introvabile e l’ho letto a fine settembre, come testimoniano i turni di ottobre scritti sulla quarta di copertina (i miei libri sono diventati una specie di diario, dato che non scrivo quasi più).

Comincia così:

Sono partito dalla percezione del corpo, perché il corpo mi dava pensieri, il corpo faceva salire alla testa pensieri più che sensazioni. Questi pensieri si mettono in un’area della testa che si potrebbe chiamare area dell’apprensione: è quest’area che mi porta a disperare del mio corpo, a sentirlo incapace di avvenire.

Tuttavia, non c’è da disperare, tutta la speranza è riposta nella “paesologia“, una disciplina indisciplinata, che raccoglie le voci del mondo, che cerca di ricostruire un progetto comune bypassando l’imbroglio della modernità, che ci impedisce di credere ancora alla nostra avventura su questo pianeta, che ci toglie le percezioni lasciandoci solo le opinioni, che ci fa dimenticare la Terra, le nostre terre.

La paesologia è una disciplina che pone attenzione ai paesi, luogo della memoria e il punto per ripartire verso un nuovo futuro, per salvare il presente stretto tra immagine e commercio.

C’è solo un modo per la salvezza, dare attenzione ai luoghi marginali, costruire un nuovo umanesimo delle montagne, mettere in atto la rivoluzione, mettere insieme “amore, politica e poesia”.

Essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

Ecco cosa bisognerebbe fare, non arrendersi, non fare finta che va tutto bene, non ignorare la malinconia, anzi proprio “darsi all’ardore e alla malinconia”.

Tra queste due cose sembra non essere possibile la conciliazione, ma bisogna cercarla, forse il luogo dell’intreccio è nella poesia.

Giuliana

Bartleby lo scrivano

“Ho ancora davanti agli occhi quella figura: pallidamente distinta, penosamente rispettabile, inguaribilmente desolata! Era Bartleby.”

Bartleby lo scrivano è un racconto di Herman Melville, pubblicato per la prima volta nel 1856.

Ve lo lascio riassumere da Daniel Pennac.

“C’è un notaio, è il 1850, siamo a Wall Street.
Ci sono due copisti che lavorano nel suo studio e che sono davvero gli antenati della fotocopiatrice. Uno di questi copisti, di questi scrivani, non riesce a lavorare il mattino perché soffre di insonnia, il secondo non riesce a lavorare il pomeriggio perché è un ubriacone. Allora il notaio cosa fa? ne assume un terzo, Bartleby, nella speranza che possa lavorare sia al mattino che al pomeriggio. E invece assolutamente non succede così. E non accade perché Bartleby a un certo momento del suo percorso professionale nello studio del notaio inizia a rispondere a tutti i compiti che appunto il notaio gli chiede di svolgere dicendo Preferirei di no. È una specie di rifiuto, assolutamente categorico, però pronunciato e detto assolutamente con dolcezza, usando il condizionale preferirei di no. In realtà si tratta un rifiuto categorico, definitivo, senza nessuna spiegazione.
La cosa sconvolge moltissimo il notaio, perché egli è proprio l’uomo che per antonomasia ha sempre la spiegazione per tutto. Nel suo ufficio ci sono generazioni e generazioni di storie e storie di generazioni intere e di fronte a lui le persone si confessano. Il notaio sa assolutamente tutto, capisce tutto ed è proprio la cellula sociale che ingloba il resto della società. Improvvisamente questo notaio si trova di fronte un uomo calmissimo che però rifiuta – senza dare alcuna spiegazione – di fare le cose. C’è dunque un confronto fra l’uno e l’altro: uno che vuole sapere tutto e l’altro che invece rifiuta di dare qualsiasi spiegazione.”

Bartleby è il diverso, è l’uomo di pochissime parole, è l’uomo inconoscibile, colui che spiazza e scardina tutte le convenzioni sociali con la sua calma e la sua unica riposta a tutte le domande:

 

Preferirei di no.

Bartleby è un personaggio incredibile, indimenticabile, quasi buddista nella sua imperturbabilità, quasi invidiabile nella sua calma.

Eppure.

Il notaio, alla fine, tenterà di trovare una spiegazione per il comportamento di Bartleby, è solo un’ipotesi, non sappiamo se è vero, non sapremo mai se è calma ragionata e conquistata, quella dello scrivano, oppure soltanto un tentativo di dimenticare il passato annientando il presente con il suo “preferirei di no“.

Noi restiamo nel mezzo, tra il notaio che vuole capire e tenta di spiegare, e Bartleby irremovibile nel suo mutismo; piano piano, a forza di pensare a questo racconto, diventiamo consapevoli della nostra dualità interna, siamo tutto e il contrario di tutto, siamo loquaci e taciturni, siamo felici e depressi, siamo pieni e privi di speranza.

E’ uno di quei testi in cui ognuno trova qualcosa di diverso, trova se stesso.

In una parola, grandioso.

Giuliana

 

Animali fantastici e dove trovarli

Mentre la lettura di Harry Potter e la maledizione dell’erede mi è sembrata impoverita dalla forma di rappresentazione teatrale, Animali fantastici e dove trovarli è stata una lettura veloce e avvincente, anche grazie al suo essere una sceneggiatura.

Animali Fantastici e dove trovarli è uno dei libri di testo della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, il cui autore è Newt Scamander, ma è di fatto un libro che non esiste, in questo screenplay si racconta di come è venuta all’autore l’idea di scriverlo (di scrivere un libro che non esiste, stratagemma cervellotico e fantastico, tipicamente harrypotteriano).

La storia qui narrata è ambientata in mezzo al mondo dei non maghi, i maghi lottano per salvare il proprio mondo, per non lasciarsi scoprire e nel mezzo di questa lotta, proprio al centro di una New York degli anni Venti, sgattaiolano da tutte le parti gli animali fantastici fuoriusciti da una valigia magica.

La storia è carina e leggera, non c’è quel misto di sentimenti profondi e insegnamenti morali che abbiamo trovato nella saga di Harry Potter, non c’è la delineazione precisa dei personaggi che appaiono un po’ superficiali, ma è una lettura d’evasione, che non annoia e regala dei momenti di relax.

Non ho ancora visto il film, vi saprò dire,

Giuliana

P.S. Adesso sto leggendo Emma, Jane Austen, ma domani faccio un salto in libreria perché ho giusto giusto tre libri-desiderio, di quelli che immagino leggerò in un lampo.

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Non ora non qui

Non ora non qui è il primo libro che Erri De Luca ha pubblicato alla soglia dei quarant’anni (1989), dopo aver percorso innumerevoli strade di vita (operaio, muratore, volontario in Africa, autista …).

Non ora non qui è la storia (breve e intensa, come tutte le storie di Erri) di un uomo di sessant’anni che tiene in mano una vecchia fotografia che ritrae una donna intenta a guardare un bambino in un autobus in transito.

L’uomo riconosce nella donna sua madre che osserva lui stesso, bambino.

D’un tratto il bambino diventa l’uomo che guarda la foto, il quale inizia un dialogo sommesso e accorato con la donna, raccontandole emozioni e storie che hanno trasformato quel bambino nel sessantenne con la foto in mano.

Le emozioni vanno di pari passo alle vicende narrate, le parole usate per narrarle sono semplici, senza arzigogoli, profondissime e evocative.

Non ora non qui va letto per comprendere l’inestimabile valore della memoria, adatto per chi vuole una lettura breve ma coinvolgente, scorrevole ma mai superficiale.

Fa bene al cuore, Erri De Luca, perché evoca di continuo immagini e metafore che districano i pensieri e fanno sentire ancora più in contatto con le cose autentiche della vita:

la terra amata, il rispetto per l’altro, il perdono di se stessi e per il proprio passato, che va accettato pur con un po’ di nostalgia, il rispetto del silenzio, dei modi antichi, delicati e gentili, di toccare cose e persone.

 

Ho in corpo il peso di un ricordo

Splendido, come sempre, il mio amato Erri De Luca, senza tempo.

I lettori affezionati di My Therapy conoscono il mio debole (il mio forte!) per Erri, lo leggo piano, a sorsi, intervallandolo a altro, poi torno ai suoi libri, perché mi fa sentire a casa, in pieno contatto con la mia anima, non con la testa tra le nuvole, come mio solito, ma con i piedi ben piantati in una terra sempre amorevolmente descritta, con il cuore tra le persone sempre così empaticamente raccontate, con la testa tra le parole, sempre così precisamente vicine ai sentimenti.

Ho trovato alcune espressioni, quasi poetiche, che mi hanno in qualche modo riportato a me stessa, ve ne faccio partecipi.

Ero un bambino più assorto che quieto.

 

L’adolescenza era una delle stazioni della pazienza, aspettando di consistere in future completezze. Erano anni stretti e il mondo immenso.

 

Faceva ridere, non se ne risentiva. Per quale miracolo alcune creature non si addolorano delle risate versate sui loro sforzi, sui loro inciampi? Mancò a me sempre la sua grazia in questo.

 

Si cresce tacendo, chiudendo gli occhi ogni tanto, si cresce sentendo d’improvviso molta distanza da tutte le persone.

 

Oltre la calma ti spiaceva anche la mia distrazione: Mi facevo assorbire dalle assonanze. Molte cose finite sotto i miei sensi evocavano un altrove. Ero, lo sono ancora, spesso assente di un’assenza impenetrabile.

Non ora non qui ha avuto la capacità incredibile di raccontare cose di me stessa.

Se non è libroterapia questa, cos’è! 

Giuliana

Il vestito dei libri

Il vestito dei libri è un piccolo volume di 62 pagine, pubblicato in Italia da Ugo Guanda Editore nel 2017, scritto da Jhumpa Lahiri, scrittrice londinese con origini bengalesi.

Il vestito dei libri è una riflessione, intima e allo stesso tempo corale, sulla formazione delle copertine dei libri.

È così importante la copertina da scriverci un libro?

La copertina giusta è come un bel cappotto, elegante e caldo, che avvolge le mie parole mentre camminano per il mondo.

La copertina mette in gioco un’aspettativa,

può sedurre il lettore, può tradirlo.

Vale la pena farci una riflessione perché scatena l’atavica diatriba fra apparenza e realtà, anche perché i vestiti dei libri sono come i vestiti che indossiamo, manifestano la nostra personalità, i nostri gusti, i nostri desideri, la nostra persona, quindi riflettere sulle copertine dei libri che leggiamo ci aiuta, in linea teorica, a comprendere di più anche le parole che sono “avvolte” da quel cappotto.

Questo, appunto, in linea teorica, perché le case editrici spesso seguono una loro linea commerciale e decidono una copertina che magari non piace all’autore, per il quale dunque la copertina può essere anche un travaglio, perché rischia di diventare, per il lettore, un inganno.

Questo piccolo libretto, che si legge in un’ora, ci spinge a guardare con cuore e mente le copertine dei libri che scegliamo, chiederci perché li scegliamo, chiederci quali sono le nostre aspettative, cosa ci aspettiamo da quel libro raccolto in quella copertina, ci spinge anche a fare una riflessione su noi stessi (ecco dunque la nostra cara, indispensabile libroterapia), sulle scelte che facciamo per avvolgere le nostre parole, le nostre emozioni, le nostre esperienze.

Inevitabilmente, ho fatto anche io la mia riflessione.

Non mi curo granché dei miei vestiti.

Se ho qualche soldo da spendere ci provo a cercare abiti e accessori, ma poi mi ritrovo sempre tra gli scaffali dell’una o dell’altra libreria. L’apparenza non mi interessa, aspiro alla sostanza. Eppure c’è una vocetta dentro di me che completa il famoso proverbio dell’abito e del monaco.

L’abito non fa il monaco.
Ma lo veste.

Un abito dice qualcosa di chi lo indossa, lascia intendere, comunica, avvolge di bello un contenuto, è l’estetica della sostanza.

E io?
Io riuscirò a smuovere la mia indomita pigrizia e ri-cercare degli abiti che siano all’altezza dei sentimenti che ho?

Giuliana 💃

Che tu sia per me il coltello

Che tu sia per me il coltello è un libro del 1998, scritto da David Grossman (l’autore di Qualcuno con cui correre).

Un uomo, Yair, scorge in un gruppo di persone una donna che lo colpisce nell’anima e comincia a scriverle, una vera e propria scrittura terapia sotto forma di lettere indirizzate alla donna, lunga tre quarti di libro, in cui l’uomo si rivela nel profondo, tralasciando in parte la quotidianità, spesso costruendo storie e immaginazioni che però sono reali nella misura in cui parlano esattamente di quello che l’uomo prova.

L’ultimo quarto del libro è dedicato invece alle parole di lei, che rendono chiaro il motivo per cui l’uomo si è lasciato trasportare dalla sua immagine e ha preso a scriverle: lei, Myriam, è una donna meravigliosa, lei è intrisa di sofferenza e coraggio, lei, con la sua semplicità e autenticità, è davvero il coltello con cui Yair scava dentro di sé per far emergere i lati bui e guarirli.

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.

Che tu sia per me il coltello è un romanzo epistolare unico nel suo genere, intimistico, immaginativo, curativo nella scrittura ma anche nella lettura.

Leggendolo, infatti, mi è venuto in mente Proust che diceva:

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.

Non ho amato molto il personaggio di Yair, anzi mi ha a tratti addirittura indispettito. Mi sono domandata cosa ci fosse in lui a darmi così fastidio, ho riflettuto molto su me stessa e mi sono data delle risposte, seguendo la tecnica di marzulliana memoria.

Concludendo, il libro non mi è piaciuto molto, nonostante sia uno dei libri meglio recensiti, ma è stato davvero terapeutico, è stato letteralmente un coltello con cui scavare e tirare fuori emozioni e comprensioni, una vera e propria libroterapia scritta in forma evocativa, ricca di suggestioni emotive.

Giuliana

“Ti prego solo di non andartene, perché se te ne vai ora non fai più ritorno. Fuggirai oltre i confini del mondo e non vorrai ricordarti di quello che è iniziato qui, tra me e te, quando l’anima si apre così, lentamente e con dolore, verso un’altra persona. Non smettere di scrivere, aggrappati alla penna con la forza che ti è rimasta. Stai tremando per lo sforzo, ma continua a scrivere, affondando in me le tue radici. Non avere paura. Nemmeno di quel pensiero che hai fatto un milione di anni fa, o due giorni fa, quando avresti voluto risvegliarti senza memoria, dopo un incidente o un intervento chirurgico, ricordando a poco a poco, la tua storia e la mia per raccontarla a te stesso, dall’inizio senza sapere, nemmeno per un momento, se in quella storia tu sei l’uomo o la donna. Vorrei che tu potessi ricordare come ci si sente quando si è donna, e come ci si sente quando non si è né uomo né donna. Solo “essere”, prima di tutto, prima delle definizioni, dei pronomi personali, delle parole e dei generi. Forse in questo modo, potresti anche arrivare, quasi per caso, alla possibilità primordiale di essere me.”

 

Libroterapia due: un nuovo viaggio nell’universo dei libri, perché leggere salverà il mondo

Libroterapia il primo dell’anno, libroterapia tutto l’anno!

Vi ricordate il libro Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri?

libroterapia-due-libro-1Ecco, uno degli ultimi libri letti nel 2016 è stato Libroterapia Due: un nuovo viaggio nell’universo dei libri, perché leggere salverà il mondo. Non un vero e proprio secondo volume di Libroterapia, ma davvero “un nuovo viaggio nell’universo dei libri, perché leggere salverà il mondo”.

Io credo davvero che leggere può salvare l’uomo, e un uomo in equilibrio e in pace può dare il suo contributo positivo a questo mondo che pare andare a rotoli.

Il manuale, proprio come il primo, è un libricino ricco di citazioni sui libri che mirano a validare la teoria secondo cui i libri danno positività alla mente dell’uomo.

“Negli uomini è la mente che dirige il corpo verso la salute e la malattia, come verso tutto il resto”

Antifonte il Sofista

Inoltre, “a ogni libro letto corrisponde un gradino salito” nelle altezze della nostra anima, che va affinandosi sempre di più, evolve come un buon vino, e diventa capace di avere a che fare con la felicità.

La felicità esige del talento. L’infelicità no. Ci si lascia andare. Si affonda. È per questo che l’infelicità piace.”

J. Cocteau

 

Leggere, dunque, è un grande allenamento alla felicità. 

Un uomo felice, con l’anima evoluta, potrà rendere felice ed evoluto il mondo in cui vive.

Io voglio leggere per essere felice!

Se anche voi lo volete, seguite la pagina Facebook di My Therapy is a book e nei prossimi 18 giorni scopriremo i 18 motivi elencati in Libroterapia Due: un nuovo viaggio nell’universo dei libri, perché leggere salverà il mondo, per cui i libri salveranno il mondo.

Buon 2017, ricco di libri e di felicità! 🎉🎊💥

Giuliana

 

 

Il conte di Montecristo

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Chiudo l’anno con uno dei libri più belli che ho letto in tutta la mia vita, Il conte di Montecristo, di Alexandre Dumas (completato nel 1844 e pubblicato nei due anni successivi come una serie in 18 parti).

Sono una lettrice strana, legata al fantasy di Harry Potter che però si lascia ammaliare da un classico dell’Ottocento di oltre milletrecento pagine.

L’una e l’altra scelta, pur nelle loro differenze macroscopiche, sono inevitabili, non che io li voglia paragonare, ci mancherebbe altro, ma per motivi diversi vanno letti, vanno assolutamente letti.

Il Conte di Montecristo è una voluminosa opera con una trama intricata, colpi di scena, batticuore di ogni tipo che accompagnano le mille avventure del giovane Edmondo Dantès, con il quale facciamo un viaggio indietro nel tempo, nella Francia della Restaurazione della monarchia di Luigi Filippo, nelle campagne romane, a Marsiglia, nell’isola di Montecristo, negli anni tra il 1815 e il 1838.

Più che un libro è un universo; i personaggi hanno una psicologia così ampiamente e profondamente trattata da renderli reali, vicini a noi, pur così distanti nel tempo; le descrizioni sono piene di meraviglia e non sono mai noiose; l’ironia, neanche troppo velata, fa scorrere piacevolmente la lettura, durante la quale siamo sempre in bilico tra senso di giustizia e voglia di rivincita, o peggio, tra voglia di vendetta e bisogno di perdono.

Non riusciamo mai a capire se il conte sia un angelo inviato da Dio a fare giustizia o abbia stretto un patto col diavolo e abbia in sé il potere occulto di vita e di morte.

Lo scopriamo solo alla fine, quando si rivela ai nostri occhi l’anima di quel giovane gentile marinaio sfortunato, che ha conservato una straordinaria eleganza interiore e che impara dagli errori che pure ha commesso e si avvia verso una meritata felicità.

Il conte di Montecristo va letto, perché è un capolavoro, perché rende la nostra vita migliore, perché la riempie di bellezza, perché ci fa scoprire un nuovo universo di storie, di persone, di passioni, di sentimenti violenti e delicati.

Vi lascio con la domanda di Corot: «Cosa è l’arte se non dà gioia?» e con l’augurio dal cuore di un anno pieno di bellezza, di storie, di arte, di gioia. E di libri!

Giuliana

“In quanto a voi, ecco tutto il segreto della condotta che ho tenuto verso voi: non vi è né felicità né infelicità in questo mondo, è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Quegli solo che ha provato l’estremo dolore è atto a gustare la suprema felicità. Bisognava aver bramato la morte, per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: Aspettare e sperare.”

 

 

In cordata. Storia di un’amicizia tra due generazioni da zero a ottomila metri

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In cordata. Storia di un’amicizia tra due generazioni da zero a ottomila metri, Simone Moro e Mario Curis. Rizzoli.

Ecco un altro libro di montagna.

I lettori di My Therapy sanno che mi piace molto leggere di montagna, mi fa respirare nuove atmosfere, mi fa vivere sfide che difficilmente posso vivere davvero, mi incita a non mollare mai perché se le persone raggiungono certe vette senza ossigeno, allora tutto è possibile, persino superare le beghe quotidiane, i problemi di ogni giorno.

Il libro In cordata è nato dalla penna di due alpinisti molto diversi tra loro, per età e convinzioni, Simone Moro e Mario Curnis.
Nel libro sono descritti due modi di vedere e vivere la montagna: Curnis, che è stato affascinato dagli alpinisti che scendevano felici la domenica, la vive solo per sé, per essere felice, appunto, Moro invece che ne fa una professione.
Entrambe le visioni, seppure così diverse, regalano al lettore la visione univoca di montagna.

La montagna come libertà conquistata, come riscatto verso le profezie sfigate, la montagna che stimola l’intelligenza, l’identificazione con i personaggi “mito”, quelli che incitano a sognare, quelli che ti consegnano tra le mani, in poche righe, il sogno vero e proprio.

La montagna con cui vieni a patti per forza, perché se non lo percorri da solo, tu e la tua anima, il sogno non lo realizzi.

La montagna che ti insegna ad essere uomo (“Non si può scalare se si è sporchi dentro”, Mario Curnis), ma non ad essere eroe (“Gli alpinisti non sono eroi: eroi, semmai, sono quelli che stanno a casa in silenzio ad aspettare il loro ritorno”, Curnis).

La montagna, che tira fuori il bello e il brutto dell’anima di ciascuno: il morale, i valori, la capacità di relazionarsi.
La montagna insegna il senso vero della cordata, in montagna e nella vita (che poi è la cordata che conta di più), la montagna insegna di chi ci si può fidare, a chi ci si può legare.

La montagna che ti tempra, che ti fa ragionare, che ti insegna il superfluo e l’essenziale, l’umiltà, la gratitudine, la forza di un sogno.

E’ un libro molto bello, l’ho letto mentre ero immobilizzata a letto col piede operato ed è stato un bel viaggio immaginario che ho fatto sulle vette più alte del mondo.

Giuliana

Se volete acquistare In cordata. Storia di un’amicizia tra due generazioni da zero a ottomila metri, ecco il link:

Messaggio per un’aquila che si crede un pollo

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Messaggio per un’aquila che si crede un pollo, di Anthony De Mello è un libro che parla di spiritualità, dove per spiritualità si intende il concetto di risveglio.
Viviamo la nostra realtà quotidiana superficialmente, come fossimo addormentati, sicuri e racchiusi all’interno delle nostre convinzioni che non vogliamo mai mettere in discussione.
Svegliarsi significa essere consapevoli, ovvero interrompere gesti, pensieri e sentimenti meccanici, significa comprendere che ci fa piacere sentirci dire che siamo ok, ma noi non siamo né giusti né sbagliati, siamo noi e basta e svegliarsi significa smettere di vivere in funzione delle aspettative degli altri, o in base ai giudizi che ci danno.
Svegliarsi, va bene, ma come?
Si comincia con l’autosservazione, cioè

“Guardare, osservare quel che accade dentro di noi e intorno a noi come se accadesse a qualcun altro”.

Conoscere i propri sentimenti negativi aiuta a contenerli ed essi vanno contenuti perché non sono utili, si rischia di identificarci con essi (è meglio dire “provo un po’ tristezza”, piuttosto che “sono triste”).
Noi non siamo i sentimenti che proviamo!
L’autosservazione, insieme alle pratiche di consapevolezza, possono far miracoli, pensate alla storia del leone che si imbatte in un branco di pecore:

“Con sua grande sorpresa trova un leone tra le pecore. Si trattava di un leone cresciuto nel gregge da quando era piccolo. Belava come una pecora, si muoveva come una pecora. Il leone si dirisse dritto verso di lui e quando il leone-pecora si trocò davanti il leone vero, si mise a tremare come un fuscello. IL leone gli disse: ‘Cosa fai in mezzo a queste pecore??, il leone- pecora gli rispose: ‘Sono una pecora?.
E l’altro ? Oh, no che non lo sei. Adesso vieni con me?. Portò il leone pecora fino a uno specchio d’acqua e disse: “Guarda!”.
Quando il leone-pecora vide il proprio riflesso nell’acqua emise un potente ruggito. In quel momento si trasformò, e non fu mai più lo stesso.”

Questo è il miracolo della comprensione di noi stessi.

E’ un libro utile perché ci sono consigli e piccoli esercizi che ci fanno comprendere che è necessario aprire gli occhi per essere felici, sbarazzarci delle etichette che gli altri ci mettono, che spesso ci mettiamo addirittura da soli.
Bisogna porci una domanda fondamentale: siamo disposti ad essere felici senza le cose che desideriamo?
Il nodo della felicità è tutto qui.
La felicità non è rinunciare ai desideri, la felicità si ottiene capendo che non sono le cose che ci rendono felici, la felicità è il presente, la felicità è sganciarsi dalle cose, la felicità si ottiene con lo sforzo estremo di aprire gli occhi e riconoscere l’aquila che è in noi, e cominciare a volare.

Allo stesso modo è importante osservare intorno a noi. Ma osservare cosa?

Il viso delle persone, la forma degli alberi, un uccello in volo, un mucchio di pietre, l’erba che cresce.

Forse così si può riuscire a superare i limiti che pensieri e parole ci hanno imposto, forse così riusciremo a capire che la realtà va oltre parole e concetti, così metteremo spiritualità nella nostra esistenza, e forse così potremo essere felici.

Un libro utile, insomma, l’ideale per cominciare bene l’anno nuovo.

Se volete leggere altri libri sulla spiritualità e sulla felicità, cliccate sulle parole azzurre.

Giuliana

“La vita è quella cosa che ci accade quando siamo impegnati a fare altri progetti”.

24 dicembre

Siamo arrivati alla fine, oggi, 24 dicembre è l’ultimo giorno del nostro Avvento dei libri, per questo il mio grazie speciale va a tutti quelli che hanno dedicato cinque o più minuti del proprio tempo a consigliare un libro terapeutico per i lettori di My Therapy, grazie di cuore!

Oggi gli ultimi due consigli ce li regala Arnaldo Casali, giornalista e autore di Valentino. Il segreto del Santo innamorato.

Il primo consiglio:

Sherlock Holmes: “Uno studio in rosso” o “Le avventure di Sherlock Holmes”, Arthur Conan Doyle

Lo considero terapeutico perché è l’unica lettura che riesce a rilassarmi completamente, e al tempo stesso è anche una lettura che stimola il cervello.

Il secondo consiglio:

Il piccolo principe, Antoine de Saint – Exupéry

Se dovessimo parlare di terapia dell’anima, invece, direi Il piccolo principe.
Più che un libro è un viaggio dentro la vita stessa, quindi è una lettura completamente rigenerante, che ti rimette a posto con l’esistenza. In qualche modo davvero ti riordina tutti i vari pezzi della tua anima dispersi nella vita.

L’ultima parola trovata dai miei bimbi nel calendario è la parola METTERE.
lucia-paroleOra al lavoro per costruire la frase!

Ecco tutte le parole:

MOMENTO
VITA
SECONDO
IN
SECONDO
IL
NON
FELICE
DELLA
BOCCA
IL
PIU’
IL
SECONDO
COINCIDE
PRIMA
MIELE
CON
DI
QUEL
A
NESSUNO
E’
METTERE

 

Vi lascio con un brano tratto da Il piccolo principe, il brano in cui appare la volpe, uno dei più belli, secondo me.

Capitolo XXI

In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domando’ il piccolo principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire ?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
“Che cosa vuol dire ?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire …”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.
“Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’e’ un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
“Oh! non e’ sulla Terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembro’ perplessa:
“Su un altro pianeta?”
“Si”.
“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
“No”.
“Questo mi interessa. E delle galline?”
“No”.
“Non c’e’ niente di perfetto”, sospiro’ la volpe. Ma la volpe ritorno’ alla sua idea:
“La mia vita e’ monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio’. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara’ illuminata. Conoscero’ un rumore di passi che sara’ diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara’ uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu’ in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e’ inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e’ triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara’ meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e’ dorato, mi fara’ pensare a te. E amero’ il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardo’ a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia’ fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu’ amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guardero’ con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu’ vicino…”
Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo della felicita’! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro’ mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
“Che cos’e’ un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa e’ una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e’ un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e’ un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Cosi’ il piccolo principe addomestico’ la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangero'”.
“La colpa e’ tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
Poi soggiunse:
“Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua e’ unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero’ un segreto”.
Il piccolo principe se ne ando’ a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e’ per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si puo’ morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e’ piu’ importante di tutte voi, perche’ e’ lei che ho innaffiata. Perche’ e’ lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche’ e’ lei che ho riparata col paravento. Perche’ su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche’ e’ lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche’ e’ la mia rosa”.
E ritorno’ dalla volpe.
“Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale e’ invisibile agli occhi”.
“L’essenziale e’ invisibile agli occhi”, ripete’ il piccolo principe, per ricordarselo.
“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi’ importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurro’ il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verita’. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripete’ il piccolo principe per ricordarselo.

 

Buone Feste!

Giuliana 🎄

23 dicembre

Siamo arrivati quasi alla fine dell’Avvento dei libri e gli ultimi due giorni che ci restano prima del Natale sono più intensi, due consigli terapeutici al giorno!

Oggi, 23 dicembre, i nostri ospiti sono la scrittrice e blogger Grazia Lodigiani, e la mia collega di lavoro Monia Mariani. I lettori di My Therapy lo dovrebbero ben sapere dove lavoro, in quel luogo meraviglioso e colmo di ispirazione, che oso persino parzialmente maledire nei giorni infuocati di ferragosto, ma che è il mio vanto e d’inverno manca come manca la poesia, il bosco, la perfezione dell’armonia tra natura e uomo. Questo luogo qui:

cascata

 

 

 

 

Torniamo al nostro Avvento dei Libri.
La prima ospite è Grazia Lodigiani, autrice dell’interessantissimo blog towritedown.com, e scrittrice che ha pubblicato alcuni racconti, Fermata Tre Torri (in “Respirare parole”, Marcos y Marcos), Giri di Valzer (in “Racconti di fiume”, casa editrice Pontegobbo), Dondolare (in “La venticinquesima ora” in uscita a febbraio).

l libro che ci consiglia è:

Mal di pietre, Milena Agus (Nottetempo)

Mi piace consigliarlo a chi non smette mai di tessere la propria vita come un romanzo.
Grazia

Ecco il link per chi fosse incuriosito e volesse acquistarlo:

Secondo consiglio di oggi, 23 dicembre. La mia collega, Monia Mariani, che ama la montagna, i cani e i libri, ci consiglia:

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson.

E’ un libro ironico e divertente, dove le parole scorrono in maniera ritmata ed è difficile smettere di leggere, Un libro che si legge tutto di un fiato e col sorriso sulle labbra.
Alla casa di riposo dove Allan è ospite tutto è pronto per i grandi festeggiamenti.Ma Allan decide di passare in maniera diversa il suo centesimo compleanno: scavalca la finestra e, in pantofole, se ne va. Ed inizia un viaggio ingarbugliato. Ed il viaggio diventa un’avventura surreale che Allan vive con una normalità disarmante. Una valigia, strani incontri, imprevisti e malintesi, fortune e sfortune trasformano questo viaggio nell’avventura forse più importante della sua vita!
E Allan è un esperto di avventure, e di incontri straordinari e improbabili.
L’avventura di oggi si alterna al racconto del passato di Allan. Personaggi incredibili e storie che entrano nella storia del Novecento. Storie che fanno il giro del mondo e poi ritornano. Dalla Svezia alla Spagna, alla Russia, alla Cina, all’Iran, passando per l’Himalaya. E ancora, ancora.

Monia

I miei bimbi hanno quasi finito di mangiare cioccolatini, hanno trovato nel calendario dell’avvento la parola è,  e una poesia triste ma realista, tanto per non perdere di vista il fatto che, mentre noi siamo qui a festeggiare, pieni di cioccolatini e di regali, in parecchie parti del mondo altri bambini fanno esperienze di privazione, di paura, di solitudine, di guerra.
Lucia e Simone festeggiano.
Ma io non voglio che dimentichino i bambini di Aleppo.

Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi

A domani con il doppio consiglio letterario di Arnaldo Casali!

Giuliana

22 dicembre

Il 22 dicembre a casa mia è un giorno speciale! Il 22 dicembre di 9 anni fa a quest’ora ero in viaggio verso Ikea di Roma, un viaggio terminato con una fuga veloce verso l’ospedale della mia città, sotto scacco di un distacco di placenta.

Ma il 22 dicembre a casa mia è un giorno incredibile, perché nonostante i rischi, verso sera  ecco che mi ritrovai in braccio un batuffolo profumato e morbido di nome Lucia, una bocca piccola e due occhi intensi che hanno cambiato colore e che hanno l’effetto, nei nostri cuori, dei fari abbaglianti delle macchine.

Ah, l’amore!

Buon compleanno, amore della mia vita! 

Sono perdonata per questa digressione?

Torniamo al nostro Avvento dei libri, oggi il nostro ospite è la scrittrice Daniela Farnese, che  presto ne saprà qualcosa di batuffoli profumati e morbidi e alla quale rivolgo il mio augurio di una vita bellissima.

Daniela Farnese è l’autrice di A noi donne piace il rosso, l’ispiratrice del mio post sulla scrittura (cliccate qui se volete anche voi seguire le mie riflessioni semi logiche), e l’autrice del recente Donnissima. che è già nella mia lista dei libri da leggere.

donnissima

 

 

 

 

 

Daniela Farnese ci consiglia:

Leda – Fandango Editore

Anarchica e futurista, musulmana e anticonformista. Leda Rafanelli, una vita da romanzo. La biografia a fumetti di una donna sempre in lotta con il proprio destino. Una storia vera che attraversa gli anni più tumultuosi del Novecento.

E’ terapeutico perché parla di una donna straordinaria, fuori dal comune, artista, scrittrice, tipografa, anarchica, chiromante, musulmana. Libera in un’epoca in cui le donne erano ancora considerate la metà di un uomo. Una lettura appassionante su una protagonista poco conosciuta. Un libro che fa bene, insomma.

Daniela Farnese

Questo è il link su cui cliccare per acquistarlo:

Leda, Fandango Editore

Oggi i miei bimbi troveranno nel calendario dell’Avvento giusto un paio di caramelle gommose a forma di ciuccio (loro le chiamano ciucciumelle), la parola NESSUNO  e la storia presa dal web intitolata “La Perfezione del mondo”.

LA PERFEZIONE DEL MONDO

Dopo aver giocato con i suoi compagni, un fanciullo si sedette sotto una grande quercia.
Guardò in su e vide che l’albero aveva tante piccole ghiande.
Poi abbassò lo sguardo e vide che lì nei paraggi c’era un campo con dei grandi cocomeri.
Così pensò tra sé e sé:
“Che strano è il mondo! Un albero così grande che fa dei frutti così piccoli, mentre delle piccole piante in un campo fanno dei frutti così grandi. Chissà perché mai?!”.
Non aveva ancora terminato quel pensiero che all’improvviso gli cadde una ghianda sulla testa.
E allora tutto felice, esclamò:
“Beh’. È proprio una fortuna che sull’albero non crescano cocomeri!”.
“Quando le nuvole della mente si sono dissipate, non si potrà che sorridere alla perfezione del mondo”.

 

A domani con ben due consigli di libri terapeutici!

Giuliana

20 dicembre

Al liceo avevo come compagne una Maria Serena (vedere il post del 18 dicembre) e una Maria Cristina, mi sembrò allora una combinazione inusuale, ma allora, per quanto pensavo di essere profonda, non ero altro che un’adolescente in perenne crisi adolescenziale.

Poi sono cresciuta, almeno negli anni, ho trovato una vaga stabilità nelle relazioni e nell’anima, una sorta di equilibrio emozionale e con tali emozioni, più certe, più stabili, più solide, ho potuto guardare negli occhi anche Maria Cristina, e riconoscermi.

maria-cristina-neriSono andata a trovarla nella sua agenzia viaggi, Ludomar Travel e mi ha colpito il sorriso, l’entusiasmo, la gioia negli occhi, la dolcezza del cane che le faceva compagnia.
Tutte cose che avevo perduto al liceo, ma che per fortuna ho recuperato.

Così le amicizie ripartono, guardandosi negli occhi.

Maria Cristina Neri ha anche collaborato con My Therapy in qualche occasione (Sauris, Marmellata di Prugne, Una bambola con gli occhiali, Stupri di guerra, Uno splendido disastro), e oggi è il nostro ospite d’onore per l’Avvento dei Libri, ed è anche un onore farle gli auguri di compleanno🎉 🎉!

Il libro di oggi 20 dicembre che Maria Cristina ci consiglia è:

Il Museo dell’Innocenza,  Orhan Pamuk

Come può un libro che ci racconta una storia d’amore durata tutta una vita, pur nel suo tragico epilogo, non far bene alla mente e al cuore dei lettori? Pahmuk, con la cornice della Istanbul degli anni ’70, ci fa capire che l’amore tra un uomo e una donna, se vissuto in maniera totalizzante e unica, può essere davvero eterno e sopravvivere nei ricordi con un’estrema dolcezza, senza mai cadere nella banalità.

“Il Museo dell’Innocenza” ci fa vivere, attraverso gli occhi di Kemal,  un amore fatto di piccoli gesti spontanei, di tensione amorosa e soprattutto un amore raccontato in una minuziosa raccolta di confortanti oggetti, che a volte diventano vere e proprie reliquie. E sarà proprio grazie ad esse che l’amata Fusun potrà sopravvivere nel cuore di Kemal e nel ricordo dei lettori, diventando testimonianza di una inflessibile e mai risolta passione.

Ed ecco allora che, attraverso le numerose pagine del romanzo, capiamo che l’amore non è leggerezza ma piuttosto il vero mezzo di salvezza per l’uomo, anche nelle situazioni più tragiche e che ognuno di noi può e deve trovare il proprio modo di viverlo, costruendo il proprio “museo della vita”.

Maria Cristina

Fa venir voglia di leggerlo!

Oggi i miei bimbi hanno trovato, nel calendario che si va svuotando, la parola QUEL e un breve, ma efficace dialogo, preso dal web.

FERIRE E CHIEDERE SCUSA

-Prendi un piatto e tiralo a terra.
-Fatto.
-Si è rotto?
-Si.
-Adesso chiedigli scusa.
-Scusa.
-E’ tornato come prima ?
-No.
-Ora capisci ?
( Francesco Sole )

Ci vediamo domani con il consiglio terapeutico di Claudia Ravaldi!

Giuliana

Come al solito, vi metto il link di Amazon se volete acquistare “Il museo dell’Innocenza”.

 

Harry Potter e l’Ordine della Fenice

Harry Potter e l'Ordine della FeniceHarry Potter e l’ordine della Fenice è il libro di Harry adolescente che entra, un piede dopo l’altro, nel mondo della maturità, un mondo che è ricco di insidie e pericoli, delusioni, dolori atroci, incomprensioni e qualche amicizia nuova, terapeutica (Luna Lovegood ad esempio, un personaggio meraviglioso).

Harry è sempre più coraggioso senza averne scelta, ma Harry ha a fianco un valoroso e fidato esercito che lo sostiene e combatte a fianco a lui. Harry è in pericolo, ma non è solo e questa è la sua forza, la sua incredibile magia, di cui tra l’altro possiamo fare esperienza anche noi “babbani”  (ehi un momento, babbano a chi?).

E’ il libro più lungo della saga, ma, come gli altri, non lascia scampo fino al termine della lettura che fa collezione di begli aggettivi: piacevole, commovente, divertente, rilassante, intrigante.

E’ una storia d’amore, di coraggio, di amicizia, di onestà, di dedizione, ci insegna il valore della famiglia, il rispetto delle creature diverse da noi, ci ricorda, semmai ce ne dimenticassimo, gli effetti devastatori che la guerra ha su cose e sentimenti.

Si trovano tutti, nell’Ordine della Fenice gli elementi positivi per quella che ho chiamato Harry Potter terapia e mi viene proprio da chiedermi che ne sarà di me quando avrò terminato la lettura (semplice, ricomincio da capo!).

Ho chiesto a Babbo Natale se gli va di portarmi gli ultimi due, così tante volte dovesse farmi un regalo giudicando che non sono stata poi così male in questo 2016.

Nel frattempo, però, mi sono dedicata a altre letture, soprattutto perché sono in convalescenza dopo un piccolo intervento al piede e sono stata inchiodata a un letto e a un divano, una immobilità forzata che mi ha innervosita non poco, non foss’altro per il dolore al piedone, ma … fortuna i libri!

Presto avrete le recensioni terapeutiche di “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” di Anthony De Mello, LIbroterapia 2 di Miro Silvera, e In cordata di Mario Curnis e Simone Moro.

Inoltre sono a più della metà della vicenda stupefacente del Conte di Montecristo di Alexander Dumas.

Insomma come vedete le letture per distrarmi non mancano, ma Harry è sempre Harry, lo prendo a sorsetti, lo gusto piano piano, per farlo durare di più.

Se avete voglia leggete le recensioni degli altri libri:
Harry Potter e la Pietra Filosofale
Harry Potter e la Camera dei Segreti
Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban
Harry Potter e il Calice di Fuoco

Invece, proseguendo su questo cammino, si presenta a noi Harry Potter e il Principe Mezzosangue.

Come al solito, vi metto qui il link di Amazon nel caso voleste acquistare Harry Potter e l’Ordine della Fenice:

 

Giuliana

16 dicembre

Il 16 dicembre ci consiglia il libro terapeutico per il nostro Avvento dei Libri, uno scrittore che non conosco personalmente ma che ho imparato ad apprezzare attraverso alcuni suoi libri, Soave sia il vento e La macchina del tempo esiste già, Francesco Pomponio.

Io credo alla frase di Buddha “Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo“, così pensate che belle le amicizie nate grazie, attraverso le belle parole!

Il libro che ci consiglia Francesco Pomponio è:

Le sette regole per avere successo, Stephen Covey, Franco Angeli Editore.

Anche se dal titolo può sembrare tutta un’altra cosa, il classico libro di management della domenica, è in realtà un manuale di vita.
A me personalmente ha cambiato la vita perché mi ha fatto ritrovare, messe in ordine, le cose che avevo sempre pensato ma che stavano confuse nella mia testa.
E’ un libro che non va letto e basta, va messo in pratica.
Si basa sui principi universali che sono comuni a tutti i popoli, a prescindere dalla razza, dalla religione e dal colore.
Inoltre l’autore, morto da poco, prende in considerazione le sette abitudini che dovremmo acquisire per una vita più ordinata ed efficace.
Infatti nell’originale il titolo era “Le sette abitudini della persona veramente efficace”.
E’ un libro molto facile da leggere, ma molto più profondo di quello che sembra. Non per niente è stato saccheggiato da molti consulenti che lo spacciano per farina del loro sacco.
Il presupposto per leggerlo è di voler poi mettere in pratica. Secondo me è il libro che mi porterei nella classica isola deserta. Insieme a pochissimi altri.
A me ha aiutato moltissimo. Ripeto che è uno di quei libri che ti cambiano la vita, se letto con la mente aperta e disposta a cambiare le proprie abitudini e convinzioni.
Francesco

 

La parola che si aggiunge alla lista di ieri, 15 dicembre, è PRIMA; avranno un bel da fare i miei bimbi a trovare la giusta combinazione delle parole .

La storia che ho messo nel calendario dell’Avvento l’ha scritta il mio amico di parole, Francesco Pomponio.

Ho fatto questa scelta di leggere loro non solo racconti per bambini, qualcosa non l’avranno sicuramente capita, soprattutto il piccolo Simone che ha cinque anni e mezzo e la testa tra le nuvole (tutto la mamma ), però mentre venivano lette loro parole e frasi anche difficili e poco chiare, li ho visti attenti, curiosi e questo a volte mi è bastato.

Letterina di Natale di Francesco Pomponio

Non c’è niente di speciale in un pomeriggio così.
A parte che è Natale.
Lo so, farò dei pensieri che nessuno metterebbe in un libro, non sono per niente originali e forse neanche varrebbe la pena di scriverli.
Ma io non voglio essere originale, non mi interessa più.
Sono qui, seduta davanti alla finestra a guardare il cielo grigio.
E ho nostalgia di te.
Chissà se tanti anni fa qualche altra ragazza aspettava come me che qualcuno la chiamasse il giorno di Natale per farle gli auguri…
Nella casa aleggia l’odore del tacchino e dei dolci, e le dita mi profumano di mandarino.
Fuori dai vetri vedo le strade vuote e la neve che continua piano a scendere come a ogni Natale che si rispetti.
La gente trascorre in casa questo pomeriggio di festa che potrebbe essere l’ultimo per chissà quanto altro tempo.
E pensare che due anni fa sembrava non ci potesse essere altro che pace in futuro.
E adesso mi ritrovo ad aspettarti senza sapere fino a quando.
Questi fogli di carta li ho rubati a mio padre e ti sto scrivendo una lettera.
Sì, una lettera, anche se non si usa più. Forse neanche la spedirò, però devo scriverla, se non per te almeno per me.
Un giorno, quando avremo i nostri figli, potremo far finta di arrabbiarci scoprendoli a leggerla di nascosto.
Se faremo in tempo ad avere dei figli. Se ce ne daranno il tempo.
Ma quest’ultima frase la cancellerò, non posso intristirti con le mie preoccupazioni mentre invece dovrei esserti di conforto.
In fondo sei lì per fare in modo che noi quaggiù si possa avere altri pomeriggi noiosi e tiepidi come questo.
Mia madre in cucina guarda la televisione, le solite trasmissioni che alla fine neanche ti ricordi di che trattavano. Però ti tengono compagnia.
Non si può essere sempre colti e impegnati, a volte una battuta cretina ti strappa una risata cretina, ma è tutto quello che riesci a fare con lo stomaco pieno e lo sguardo pesante.
Come il cuore.
Ma le madri non capiscono, mentre invece io i miei figli li capirò.
O forse capisce anche lei ed è per questo che abbassa il volume della TV ogni volta che c’è il notiziario…
Ne danno uno ogni mezz’ora, sempre le stesse notizie e decine di persone che ci ricamano sopra con l’intenzione di tranquillizzare, mentre invece mi fanno preoccupare di più.
Vorrei che non dicessero niente, tanto le brutte notizie arrivano lo stesso.
Ma forse dovrei davvero gettarla questa lettera, la sto rileggendo e mi accorgo che non e’ quello che volevo dirti.
Ma come faccio a dirlo?
Come posso scrivere che ho nostalgia di quella volta che facemmo la spesa insieme al supermercato, una vigilia di Natale?
Si può avere nostalgia di un supermercato? Allora non mi sembrava così bello quel momento, mentre adesso ricordo anche il vento gelato che spazzava il parcheggio, come ora le strade, e i ragazzini che aiutavano le mamme cariche di torroni e di giochi.
Fingemmo di credere a Babbo Natale e ci facemmo la foto insieme a lui.
Ora ce l’hai tu.
Camminavamo verso la macchina e tu mi portavi le buste della spesa.
Dappertutto si cantava, si scriveva, si declamava: “Pace in Terra”.
Bene, la pace in Terra l’abbiamo ancora.
Ma per averla tu stai lassù, su chissà quale stella, insieme a tanti altri come te.
Dentro un guscio di noce che chiamate astronave.
E per farmi gli auguri il giorno di Natale hai dovuto registrarli un mese prima perché le onde radio fanno una strada diversa dalle astronavi.
Tanto valeva mi mandassi una lettera, almeno avrei avuto qualcosa toccato da te.
Ma intanto l’apparecchio suona e lo schermo si illumina.
Se non sono brutte notizie allora spero che sia tu, pure se di un mese fa.

 

A domani con il consiglio terapeutico di Diego Vitali!

Giuliana

 

15 dicembre

Il libro terapeutico di oggi, 15 dicembre, ce lo consiglia Eleonora Piras, presidente dell’Associazione di promozione sociale Alma Mater di Rieti.
alma-materQuesta associazione si occupa di sostegno alla buona nascita e alla genitorialità consapevole, supporto delle mamme in allattamento e una miriade di altre nobilissime e difficili attività di sostegno alle donne e alle mamme
(Alma Mater).

Eleonora Piras ci consiglia:

La chimica della calma. Smettere di preoccuparsi e cominciare a vivere pienamente, di Emmons Henry

“Gli effetti debilitanti dello stress possono mettere a repentaglio benessere, salute, longevità, produttività e relazioni personali. In “La chimica della calma” il dottor Henry Emmons presenta il suo Programma di Resilienza: un trattamento creato per alleviare l’ansia e recuperare la salute fisica e mentale. Questo programma, che guida il lettore passo dopo passo verso la tranquillità mentale e la sicurezza emotiva, si concentra sui metodi per creare la stabilità in grado di sconfiggere l’ansia nella vita di tutti i giorni grazie alle più recenti scoperte in fatto di: alimentazione, esercizio fisico, consapevolezza con tecniche di meditazione per donare calma al corpo e al cervello.”

Oggi i miei bimbi hanno trovato, nel loro calendario dell’Avvento, la parola coincide e la storia presa dal web, intitolata “Non arrendersi mai”.

NON ARRENDERSI MAI

C’erano una volta due ranocchie che caddero in un recipiente di panna. Immediatamente intuirono che sarebbero annegate: era impossibile nuotare o galleggiare a lungo in quella massa densa come sabbie mobili. All’inizio, le due rane scalciarono nella panna per arrivare al bordo del recipiente però era inutile, riuscivano solamente a sguazzare nello stesso punto e ad affondare.

Sentivano che era sempre più difficile affiorare in superficie e respirare. Una di loro disse a voce alta: «Non ce la faccio più. È impossibile uscire da qui, questa roba non è fatta per nuotarci. Dato che morirò, non vedo il motivo per il quale prolungare questa sofferenza. Non comprendo che senso ha morire sfinita per uno sforzo sterile».
E detto questo, smise di scalciare e annegò con rapidità, venendo letteralmente inghiottita da quel liquido bianco e denso.

L’altra rana, più perseverante o forse più cocciuta, disse fra sé e sé: «Non c’è verso! Non si può fare niente per superare questa cosa. Comunque, dato che la morte mi sopraggiunge, preferisco lottare fino al mio ultimo respiro. Non vorrei morire un secondo prima che giunga la mia ora». E continuò a scalciare e a sguazzare sempre nello stesso punto, senza avanzare di un solo centimetro. Per ore ed ore! E ad un tratto… dal tanto scalciare, agitare e scalciare… La panna si trasformò in burro. La rana sorpresa spiccò un salto e pattinando arrivò fino al bordo del recipiente. Da lì, non gli rimaneva altro che tornare a casa gracidando allegramente”.
Jorge Bucay

 

Bene, facciamo il riepilogo delle parole trovate finora nel Calendario dell’Avvento dei miei bambini.

lavvento-dei-libri

 

 

 

Vi ricordate? Tutte le parole, il 24 dicembre, formeranno una frase (L’Avvento dei libri).
Provate a costruirla con noi?

MOMENTO
VITA
SECONDO
IN
SECONDO
IL
NON
FELICE
DELLA
BOCCA
IL
PIU’
IL
SECONDO
COINCIDE

A domani con il consiglio terapeutico di Francesco Pomponio!

Giuliana

13 dicembre

Il 13 dicembre, oltre che un anticipo di festa per la mia bambina Lucia, è il giorno in cui ci consiglia il libro terapeutico la conduttrice di Radio Capital, Doris Zaccone, speaker, autrice, giornalista, ma soprattutto ideatrice del meraviglioso Capital in the world, io lo adoro, che vi devo dire, occhi chiusi, un leggero sorriso, storie da raccontare, posti da vedere, cibi, tradizioni, storie, storie, storie, sempre con gli occhi chiusi, immagini nitide pur se mie solo di riflesso, un luogo per sognare, soprattutto per chi come me viaggia poco e niente con il corpo, ma si sa mettere bene a disposizione, con l’anima, di racconti di altrui viaggi.

doris

Doris Zaccone consiglia, per il nostro Avvento dei Libri:

Stoner, di John Williams.

Ti senti addosso tutto il dolore del mondo e provi empatia, compassione, vicinanza per gli esseri umani. Grazie a questo libro il dolore non ti allontana dagli altri, ma ti avvicina. E quando lo finisci sai che c’è un piccolo Stoner dentro di te e hai voglia di accarezzarlo e di incoraggiarlo ad essere felice.
Doris

 

I miei bimbi oggi hanno trovato la parola IL (domani facciamo il riepilogo delle parole trovate finora, tanto per farci un’idea di che frase andremo a costruire!) e una storia, presa dal web, che insegna che non si può essere felici se gli altri sono tristi.

UBUNTU
Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta. Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio. Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero: “UBUNTU: come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”

(Ubuntu, nella cultura africana sub-sahariana, significa “Io Sono, perché Noi Siamo!”)

 

A domani con il consiglio terapeutico di Piera Rossotti Pogliano di Edizioni Esordienti E-book!

Giuliana

My Therapy is a book: il benessere a portata di libro

9 dicembre

Ospite d’onore del 9 dicembre dell’Avvento dei libri di My Therapy è Márcia Theóphilo, poetessa e antropologa brasiliana, candidata al premio Nobel per la letteratura.
Tutta la sua opera ruota sulla foresta amazzonica, le sue genti, i suoi fiumi, le sue specie animali e vegetali, le sue leggende e la salvaguardia di questo patrimonio immenso dagli scempi e dalle aggressioni.
Oggi Márcia ci consiglia la sua opera:

Amazzonia, l’ultima arca, prefazione di Walter Pedullà, Passigli Poesia

 

Noi sognatori siamo i sensi dell’universo, qualcosa di più della scienza.
Siamo l’anima della materia.
Siamo imprevedibili e profondi quanto l’universo infinito.

 

Io sono pietra e vivo in ogni angolo.
Sono un uccello e non conosco l’inverno.
Sono aria,acqua e vengo dalle viscere della terra.
Io sono vivo ed voglio che lo sappiano, l’umido della pioggia, il calore e la frescura del vento.
Sono un uccello che vola solo perchè è tutto.
Sono il frutto d’un albero.

 

Solo quando il sistema stesso riuscirà a capire che le piante non sono solo ornamento e paesaggio, ma esseri vivi sacri e anche vita e ossigeno, quando capirà che violare l’infanzia è mettere a repentaglio anche il futuro degli adulti, solo allora le cose possono cambiare.
E spero che sia presto.

                                 Márcia

 

I miei bimbi hanno trovato nella casella numero 9 del loro calendario i cioccolatini di rito, la parola DELLA e la poesia di Márcia Theóphilo, Oceano di Alberi.

Che bello scoprire che anche le parole e le storie e la poesia sono diventate di rito!

Giuliana

5 dicembre

Avevo un cane speciale, sensibile e delicata nelle relazioni, tanto che feci alcuni studi sulle attività e terapie assistite con gli animali e subito dopo feci degli esperimenti, dei giochi più che altro, momenti di gioco e relax, pura emozione soprattutto con chi aveva le emozioni sepolte sotto una crosta di rughe, gli anziani di una residenza protetta in cui lavoravo come psicologa.

Gli studi mi portarono a conoscere una fisiatra, Chiara e uno zooantropologo, Nicola e di conseguenza conobbi anche l’Istituto di Formazione Zooantropologica (www.siua.it) fondata dall’etologo Roberto Marchesini, che grazie a Nicola potei conoscere in un congresso a Bellinzona.

La zooantropologia è “la disciplina che si occupa della relazione tra l’essere umano e le altre specie“, considerando valore la diversità specie specifica e l’approccio rispettoso per le diversità di ciascuna specie.

Poi il mio cane speciale se ne andò e ne arrivò un altro, grazie a Silvia.
Un pelosissimo e candido batuffolo che ha sovvertito tutte le mie convinzioni sui cani, ha scombinato casa, famiglia e relazioni e siccome io avevo fortissimamente voluto un compagno di vita per i miei bambini, ma il candido animale tutto sembrava tranne che aver voglia di bambini, ho deciso di affidarmi a mani esperte, a competenze approfondite che mi aiutassero a capire il piccolo cane pazzerello e a gestire meglio le relazioni.

Dopo diversi tentativi non molto fruttuosi ecco che trovo lei, Barbara Corrai, Educatore cinofilo Siua della mia città, Terni. Per me “Siua” era una garanzia, così senza esitare Barbara cominciò a far parte delle nostre relazioni umano-canine un pò scombinate.

barbara-corrai

 

Ebbene, il piccolo peloso Biagio cominciò ad essere decifrato, una vota capito è stato facile rispettare le sue necessità, la voglia di spazio, il bisogno di conferme, l’essere un pò restio alla manipolazione fisica e così via.

 

 

Tornando al nostro Avvento dei Libri, oggi ci lasciamo consigliare un libro proprio da Barbara Corrai.

Ricordi di animali, di Roberto Marchesini.

Un romanzo biografico del Fondatore della approccio cognitivo-zooantropologico in pedagogia cinofila. Bello avvincente e terapeutico perché ci racconta come il rapporto con gli animali possa aiutarci a vivere meglio, poi in contatto con noi stessi e quindi più felici!

Barbara

Oggi i miei bimbi hanno trovato nella casellina numero 5, oltre i cioccolatini, la parola SECONDO e due poesie di Lord Byron, quella che dedicò alla Cascata delle Marmore e quella che dedicò al suo cane.

Lord Byron, la Cascata e un Cane.

Cominciare la giornata con parole così belle e commoventi fa tornare a guardare il mondo dalla giusta angolazione.

PS: se volete seguire l’Avvento dei Libri sappiate che My Therapy is a Book è presente sui vari social, seguiteci e avrete tante belle idee per i regali di Natale.

A domani con il consiglio terapeutico di Roberta Isceri!

Giuliana