Erri De Luca

erri de luca

 

 

 

 

 

ERRI DE LUCA

Ho ascoltato Erri De Luca due volte dal vivo, in Salento (ne parlo nella recensione di La parola contraria) e nella mia città, dove non ho mancato di dirgli esattamente cosa penso, nel modo che mi è più congeniale (scrivendo, come sennò).
Dovendo trovare un modo di descrivere me che ascolto lui, mi viene in mente la parola “folgorazione“.
Le sue parole, precise, che vanno a scavare nel caos tirando fuori un autentico sentimento, il passato che si mescola al presente e al futuro, frasi che evocano, similitudini che toccano, completezza, un cerchio che si chiude, la pace di ritrovare se stessi, di essere se stessi, semplicità, liberazione dai orpelli inutili della vita e della lingua, quasi un fiore che sboccia, una poesia, una favola.
Folgorazione.
Annoio i lettori di My Therapy con questa mia mania di leggere e recensire a modo mio Erri De Luca, di cui non ho letto nemmeno tutto, ma centellino le parole per farle durare di più.
Non manco mai di ringraziarlo.
E’ la mia terapia più efficace.
Grazie, Erri.

Un libro può essere vento

Tu, mio
La natura esposta
L’ospite incallito
In nome della madre
La faccia delle nuvole
Sulla traccia di Nives
Nocciolo d’oliva
Il contrario di uno
Il più e il meno
Il peso della farfalla
Montedidio
Il giorno prima della felicità
La parola contraria
Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo
Il turno di notte lo fanno le stelle
In alto a sinistra

Giuliana

Il più e il meno

il-piu-e-il-meno
Quando ho ascoltato Erri De Luca dal vivo in Salento, l’ho sentito parlare della sua prosa come lontana dal concetto di poesia, per lui le poesie sono soltanto “righe che vanno troppo spesso a capo”.
Lui dice di scrivere prosa.
Tuttavia, io credo, anzi sento, che nella sua prosa ci sono dei versi, ops, delle frasi, che toccano il cuore, la parte più profonda dell’anima, il più intimo Sé, usando poche parole, metafore, immagini così nitide che quasi sembrano una poesia.
Dopo aver recensito Montedidio, Il giorno prima della felicità, La parola contraria, è abbastanza chiaro: ho un debole per Erri De Luca.
Che poi, che frase è “ho un debole”, piuttosto posso dire che i suoi libri mi danno una gran forza, la forza delle parole che hanno un peso e un valore e non vanno pronunciate a casaccio, che vanno rispettate e che devono portare rispetto, che una volta dette non possono essere ritirate. Le parole che sono “il più prezioso arnese degli oppressi“.
Quindi “ho un forte” per Erri De Luca.
In “Il più e il meno” De Luca ripercorre il più della sua vita, tra Napoli e i lavori da manovale in giro per il mondo, le lotte, l’indipendenza di pensiero, i suoi genitori, i libri, le parole.
Sono ricordi struggenti di una vita vissuta senza risparmiarsi mai, senza nascondersi, col volto in alto verso il cielo, perché se si guarda in basso non si vedono le stelle e nemmeno si nota se tante volte dovesse capitare un angelo a guidarci.
Il meno che resta da vivere ha questo sapore di autenticità, di lotta contro le ingiustizie, di arrampicata su una parete, con le mani che aggrappano e tirano su il corpo, che la fatica non è inutile perché lassù, in vetta, c’è la vertigine del vuoto, non il vuoto sotto ma quello che si apre sul cielo.

Quel giorno in Salento esitavo a dirgli il mio nome da scrivere sul libro poco sopra la sua firma.
Lo guardavo negli occhi e gli volevo dire grazie. Gli avrei voluto dire un sacco di cose, ma un grazie potente sarebbe bastato.
Non ho mai letto nessuno, né sentito parlare di questa potenza che hanno i libri nella costruzione di una vita migliore.
Mi vengono le lacrime agli occhi tutte le volte che parla di libri, e per questo un grazie al volo, poi, gliel’ho detto.
Oggi un grazie che vola lo dice anche My Therapy.

Grazie, Erri.

Giuliana