10 dicembre

I social network hanno dei pregi e molti difetti, conta spesso solo l’apparenza, ci si fraintende e si rischia di perdere di vista la sostanza delle cose, delle parole, delle situazioni, delle persone.
Eppure capita di trovare nel mucchio qualcuno che sembra parlare la tua stessa lingua di emozioni e sacralità di parole mai spese a caso.
In questo, chi segue My Therapy lo sa, il mio maestro preferito è Erri De Luca e con la scusa di Erri ho trovato un gruppo che è lì a spargere in giro i semi dei fiori che Erri pianta.
Nel bel mezzo di questo gruppo ho trovato Sonny Lau, che ci consiglia il libro terapeutico del 10 dicembre.
Nel mio intimo avevo la speranza, la quasi certezza che fosse un libro di Erri.
Ma voi lo immaginavate un Avvento dei Libri senza libri di Erri De Luca?
Eh, io no eh.

Se dovessi scegliere un libro che, veramente, ogni volta che rileggo cura la mia anima ma la mette anche a dura prova emozionale è “Non ora,non qui”.
E’ terapeutico perchè ogni volta mi insegna come si fa a ricordare, com’è bello e com’è anche necessariamente doloroso ricordare la propria terra, la propria famiglia, la propria infanzia.
Sonny Lau

Oggi i miei bimbi hanno trovato la parola BOCCA, un po’ di caramelle, uno stencil di Babbo Natale e un paragrafo tratto da “Il giorno prima della felicità“:

“Per forza vuoi trovare un santo.
Non ce ne stanno e nemmeno diavoli.
Ci sono le persone che fanno qualche mossa buona e una quantità di cattive.
Per farne una buona ogni momento è giusto, ma per farne una cattiva, ci vogliono le occasioni, le comodità.
La guerra è la migliore occasione per fare fetenzie. Dà il permesso. Per una buona mossa invece non ci vuole nessun permesso.”
Erri De Luca

A domani, con il consiglio terapeutico di Marta Mentasti!

Giuliana

Erri De Luca

erri de luca

 

 

 

 

 

ERRI DE LUCA

Ho ascoltato Erri De Luca due volte dal vivo, in Salento (ne parlo nella recensione di La parola contraria) e nella mia città, dove non ho mancato di dirgli esattamente cosa penso, nel modo che mi è più congeniale (scrivendo, come sennò).
Dovendo trovare un modo di descrivere me che ascolto lui, mi viene in mente la parola “folgorazione“.
Le sue parole, precise, che vanno a scavare nel caos tirando fuori un autentico sentimento, il passato che si mescola al presente e al futuro, frasi che evocano, similitudini che toccano, completezza, un cerchio che si chiude, la pace di ritrovare se stessi, di essere se stessi, semplicità, liberazione dai orpelli inutili della vita e della lingua, quasi un fiore che sboccia, una poesia, una favola.
Folgorazione.
Annoio i lettori di My Therapy con questa mia mania di leggere e recensire a modo mio Erri De Luca, di cui non ho letto nemmeno tutto, ma centellino le parole per farle durare di più.
Non manco mai di ringraziarlo.
E’ la mia terapia più efficace.
Grazie, Erri.

Un libro può essere vento

Tu, mio
La natura esposta
L’ospite incallito
In nome della madre
La faccia delle nuvole
Sulla traccia di Nives
Nocciolo d’oliva
Il contrario di uno
Il più e il meno
Il peso della farfalla
Montedidio
Il giorno prima della felicità
La parola contraria
Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo
Il turno di notte lo fanno le stelle
In alto a sinistra

Giuliana

Il giorno prima della felicità

il giorno prima della felicità
Ci si arrampica ovunque per attirare l’attenzione della bambina del terzo piano.
Si vanno a recuperare ovunque palloni della partita di calcio per far parte del gruppo dei più grandi.
Senza paura, perché la paura è timida, esce fuori quando si è soli.
A forza di recuperare palloni si scoprono nascondigli che sono stati la salvezza degli ebrei ai tempi tristi della seconda guerra mondiale.
Nel nascondiglio si scoprono i libri.
Fu così che il ragazzino senza famiglia prese “il  vizio di leggere”.
Il libro “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca è appena cominciato e già ne sono innamorata.
Non devo raccontarvi la storia, trovate il riassunto ovunque.
Devo convincervi che è pieno di poesia e che le parole giuste nelle frasi pettinate vi faranno stare bene.

Il cielo strafottente del settembre del ’43: una tovaglia ricamata ai bordi, fresca e pulita senza una briciola di polvere, una macchia. Turchino fisso: scendi un poco qua in terra cielo cie’, facciamo a cambio, portati là sopra la fetenzia e stendi a terra ‘sta tovaglia tua.”

Finché arriva quella domenica di settembre del ’43 dell’insurrezione di Napoli, quando il vento “non veniva dal mare ma da dentro la città: mò basta, mò basta”, e le persone sono capaci di unirsi e farsi popolo e di cacciare le forze armate tedesche, e liberarsi.

Don Gaetano, il portiere che si prende cura di questo ragazzino senza genitori, gli racconta le storie della guerra, così se diventerà presidente e starà per mettere la firma per fare la guerra, si ricorderà di queste storie narrate e dirà: non firmo.

Presidente io? Non so dire due parole in fila”.
Tu? Perché no? Tu stai a sentire. Questa è la prima qualità di chi deve parlare”.

La seconda qualità potrei dire che è la capacità di non abituarsi alle stelle, come fanno loro malgrado i pescatori che a forza di uscire in mare di notte, nemmeno si accorgono più del cielo.

Davvero poteva un uomo abituarsi a quello? Stare in mezzo alle stelle e neanche scrollarsele di dosso?. Grazie, grazie, grazie dicevano gli occhi per essere li”.

Raccontare è terapeutico, quei racconti di Don Gaetano diventavano ricordi del ragazzo.

Riconoscevo da dove venivo, non ero figlio di un palazzo, ma di una città. Non ero orfano di genitori, ma la persona di un popolo”.

Leggere “Il giorno prima della felicità” è terapeutico, ci scappano anche delle risate: quando la Capa parla delle “cacatombe” che ha visto a Roma, quando la Signora Sanfelice non trova il suo canestro.

Leggetelo e dite se davvero fa effetto!

Giuliana