16 dicembre

Il 16 dicembre ci consiglia il libro terapeutico per il nostro Avvento dei Libri, uno scrittore che non conosco personalmente ma che ho imparato ad apprezzare attraverso alcuni suoi libri, Soave sia il vento e La macchina del tempo esiste già, Francesco Pomponio.

Io credo alla frase di Buddha “Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo“, così pensate che belle le amicizie nate grazie, attraverso le belle parole!

Il libro che ci consiglia Francesco Pomponio è:

Le sette regole per avere successo, Stephen Covey, Franco Angeli Editore.

Anche se dal titolo può sembrare tutta un’altra cosa, il classico libro di management della domenica, è in realtà un manuale di vita.
A me personalmente ha cambiato la vita perché mi ha fatto ritrovare, messe in ordine, le cose che avevo sempre pensato ma che stavano confuse nella mia testa.
E’ un libro che non va letto e basta, va messo in pratica.
Si basa sui principi universali che sono comuni a tutti i popoli, a prescindere dalla razza, dalla religione e dal colore.
Inoltre l’autore, morto da poco, prende in considerazione le sette abitudini che dovremmo acquisire per una vita più ordinata ed efficace.
Infatti nell’originale il titolo era “Le sette abitudini della persona veramente efficace”.
E’ un libro molto facile da leggere, ma molto più profondo di quello che sembra. Non per niente è stato saccheggiato da molti consulenti che lo spacciano per farina del loro sacco.
Il presupposto per leggerlo è di voler poi mettere in pratica. Secondo me è il libro che mi porterei nella classica isola deserta. Insieme a pochissimi altri.
A me ha aiutato moltissimo. Ripeto che è uno di quei libri che ti cambiano la vita, se letto con la mente aperta e disposta a cambiare le proprie abitudini e convinzioni.
Francesco

 

La parola che si aggiunge alla lista di ieri, 15 dicembre, è PRIMA; avranno un bel da fare i miei bimbi a trovare la giusta combinazione delle parole .

La storia che ho messo nel calendario dell’Avvento l’ha scritta il mio amico di parole, Francesco Pomponio.

Ho fatto questa scelta di leggere loro non solo racconti per bambini, qualcosa non l’avranno sicuramente capita, soprattutto il piccolo Simone che ha cinque anni e mezzo e la testa tra le nuvole (tutto la mamma ), però mentre venivano lette loro parole e frasi anche difficili e poco chiare, li ho visti attenti, curiosi e questo a volte mi è bastato.

Letterina di Natale di Francesco Pomponio

Non c’è niente di speciale in un pomeriggio così.
A parte che è Natale.
Lo so, farò dei pensieri che nessuno metterebbe in un libro, non sono per niente originali e forse neanche varrebbe la pena di scriverli.
Ma io non voglio essere originale, non mi interessa più.
Sono qui, seduta davanti alla finestra a guardare il cielo grigio.
E ho nostalgia di te.
Chissà se tanti anni fa qualche altra ragazza aspettava come me che qualcuno la chiamasse il giorno di Natale per farle gli auguri…
Nella casa aleggia l’odore del tacchino e dei dolci, e le dita mi profumano di mandarino.
Fuori dai vetri vedo le strade vuote e la neve che continua piano a scendere come a ogni Natale che si rispetti.
La gente trascorre in casa questo pomeriggio di festa che potrebbe essere l’ultimo per chissà quanto altro tempo.
E pensare che due anni fa sembrava non ci potesse essere altro che pace in futuro.
E adesso mi ritrovo ad aspettarti senza sapere fino a quando.
Questi fogli di carta li ho rubati a mio padre e ti sto scrivendo una lettera.
Sì, una lettera, anche se non si usa più. Forse neanche la spedirò, però devo scriverla, se non per te almeno per me.
Un giorno, quando avremo i nostri figli, potremo far finta di arrabbiarci scoprendoli a leggerla di nascosto.
Se faremo in tempo ad avere dei figli. Se ce ne daranno il tempo.
Ma quest’ultima frase la cancellerò, non posso intristirti con le mie preoccupazioni mentre invece dovrei esserti di conforto.
In fondo sei lì per fare in modo che noi quaggiù si possa avere altri pomeriggi noiosi e tiepidi come questo.
Mia madre in cucina guarda la televisione, le solite trasmissioni che alla fine neanche ti ricordi di che trattavano. Però ti tengono compagnia.
Non si può essere sempre colti e impegnati, a volte una battuta cretina ti strappa una risata cretina, ma è tutto quello che riesci a fare con lo stomaco pieno e lo sguardo pesante.
Come il cuore.
Ma le madri non capiscono, mentre invece io i miei figli li capirò.
O forse capisce anche lei ed è per questo che abbassa il volume della TV ogni volta che c’è il notiziario…
Ne danno uno ogni mezz’ora, sempre le stesse notizie e decine di persone che ci ricamano sopra con l’intenzione di tranquillizzare, mentre invece mi fanno preoccupare di più.
Vorrei che non dicessero niente, tanto le brutte notizie arrivano lo stesso.
Ma forse dovrei davvero gettarla questa lettera, la sto rileggendo e mi accorgo che non e’ quello che volevo dirti.
Ma come faccio a dirlo?
Come posso scrivere che ho nostalgia di quella volta che facemmo la spesa insieme al supermercato, una vigilia di Natale?
Si può avere nostalgia di un supermercato? Allora non mi sembrava così bello quel momento, mentre adesso ricordo anche il vento gelato che spazzava il parcheggio, come ora le strade, e i ragazzini che aiutavano le mamme cariche di torroni e di giochi.
Fingemmo di credere a Babbo Natale e ci facemmo la foto insieme a lui.
Ora ce l’hai tu.
Camminavamo verso la macchina e tu mi portavi le buste della spesa.
Dappertutto si cantava, si scriveva, si declamava: “Pace in Terra”.
Bene, la pace in Terra l’abbiamo ancora.
Ma per averla tu stai lassù, su chissà quale stella, insieme a tanti altri come te.
Dentro un guscio di noce che chiamate astronave.
E per farmi gli auguri il giorno di Natale hai dovuto registrarli un mese prima perché le onde radio fanno una strada diversa dalle astronavi.
Tanto valeva mi mandassi una lettera, almeno avrei avuto qualcosa toccato da te.
Ma intanto l’apparecchio suona e lo schermo si illumina.
Se non sono brutte notizie allora spero che sia tu, pure se di un mese fa.

 

A domani con il consiglio terapeutico di Diego Vitali!

Giuliana

 

Francesco Pomponio

Sono nato in abruzzo, in provincia di Teramo, nella seconda metà del secolo scorso, salvo per un anno dall’essere un rudere. Nel 1951. A due anni mi hanno trapiantato a Roma e ho attecchito abbastanza bene. Ho frequentato le scuole dell’obbligo, altrimenti chi le avrebbe frequentate? Poi il liceo scientifico negli anni delle prime rivolte studentesche, giusto in tempo per prendere botte da destra e sinistra. Poi un po’ di università e quindi lavoro, che almeno mi pagavano.
Ho contato che finora ho fatto almeno 25 lavori completamente diversi. Forse me lo sentivo che avrei scritto e nella biografia dei grandi scrittori ci sta bene che abbiano fatto i mestieri più disparati. Fabbro, imbianchino, fornaio, venditore porta a porta, carabiniere, contabile, istruttore di computer, programmatore, cameraman, grafico, montatore video, e altri che preferisco non citare.
E nel frattempo ho trovato il tempo per scrivere circa 40 racconti, 5 romanzi, e un po’ di robe sparse.
Sono pigro nel farmi pubblicità e penso che se fai cose buone ti trovano. Ho un grande rispetto per chi mi legge e scrivo per loro, non per soddisfare la mia vanità. Per natura non so cosa sia l’invidia e aiuto chi posso quando mi è possibile.
Non mi piace stare in mostra e mi piace stare dietro le quinte. I complimenti mi fanno piacere il giusto, cioé poco. So riconoscere una schifezza anche se l’ho scritta io.
Scrivo poco, non più di una o due pagine di computer al giorno.
E scrivo principalmente per sapere come andrà a finire la storia.
Perché all’inizio non lo so neanche io. Dopo un po’ i personaggi fanno quello che vogliono.
Quando rileggo qualcosa dei miei libri mi chiedo, seriamente, come ho fatto a scriverli.
Adesso ho deciso che scriverò un romanzo di almeno 500 pagine. Ho il titolo e un paio di personaggi. Vediamo come va a finire“.

Francesco Pomponio

Soave sia il vento
La macchina del tempo esiste già

La macchina del tempo esiste già

la macchina del tempo esiste già

La macchina del tempo esiste già, di Francesco Pomponio (l’autore di Soave sia il vento), Diamond Editrice, è un libro per chi si annoia e vede sempre tutto uguale e non riesce a scorgere il senso più ampio delle cose, della vita.

I racconti, molti dei quali seguono il filo della stessa narrazione, sono dissacranti e irriverenti, scardinano la sacralità delle nostre credenze comuni sulla vita, sorprendono con l’alternanza di realtà nuda e pura fantascienza, stupiscono con l’ascolto di storie narrate da un insospettabile punto di vista.

E’ un libro pieno di malinconia, che però scuote dall’apatia, ci sono anche alcuni lieto fine, a cui a dirla tutta nemmeno i personaggi credono davvero, né credono ai “buchi luminosi che riempivano il cielo” e fanno bene perché il cielo cambia, ora è questo terreno, l’attimo dopo è di un pianeta alieno, in cui c’è sempre vento e l’estate è solo tiepida.

E’ un libro che non lascia indifferenti, così potente che mi ha indotto un sogno di quelli a cui non sono abituata. Intanto va detto che sogno poco, o meglio, ricordo poco i miei sogni, però come quello di stanotte non me ne erano mai capitati, non sto a dirvi i dettagli, ma ho passato un paio di giorni isolata in un albergo con mio figlio, mentre il mondo aveva a che fare con un attacco alieno. Ricordo le luci sulle nuvole e una sostanza tipo gesso che pioveva dal cielo, poi il rifugio in un albergo in toscana e la preoccupazione per il resto della mia famiglia, ma la sicurezza che sarebbe andato tutto bene.

Giuro che avevo mangiato poco la sera prima, è tutto effetto di La macchina del tempo esiste già.

Giuliana

Soave sia il vento

soave sia il vento

Che almeno sia soave il vento, viene da dire dopo aver letto questo libro, di una densità emozionale da tagliarsi col coltello (e pure di coltelli se ne incontrano più d’uno durante la lettura).

E’ un libro, Soave sia il vento, di Francesco Pomponio, Diamond Editrice, capace di scuotere le anime annoiate, i cuori resi vittime dell’indifferenza, è il libro giusto per chi non ha voglia di alzarsi a vivere, un libro che ci da qualche indicazione su come non dovrebbe essere la vita.

I personaggi sono così sofferenti da sembrare veri, nelle loro storie mai edulcorate, a volte appaiono rudi, ma non si evita di affezionarsi a loro e di desiderare per loro un finale leggero.

Sono tutti simili nella loro disillusione, nel cinismo, nella diffidenza, nella sofferenza, ma capaci di aggrapparsi coi denti alla vita e all’amore, secondo le uniche modalità che conoscono, gli unici schemi comportamentali che hanno imparato a forza di scontrarsi con la ruvidezza della vita.
Indimenticabili.

La scrittura è essenziale, senza arzigogoli, va dritta al punto, con semplicità e puntualità, le storie di ciascuno dei personaggi sembrano indipendenti e lontane, almeno quanto la distanza tra New York e uno sperduto paesino dell’Appennino abruzzese, finché poi di tante storie ne resta una.
Il continuo saltare da una storia all’altra incolla letteralmente alle pagine, ci si immerge completamente e si rischia persino di dimenticare il resto (questo è il grande potere di un libro scritto col cuore!).

A libro finito, il lettore annoiato e vittima di apatia cronica, si alzerà e prenderà la sua anima finalmente scossa e magari andrà a cucinare, o ad ascoltare Mozart, e non potrà dimenticare mai più che ciò che manca ai protagonisti di questa storia e di molte altre storie del nostro mondo malato, è l’amore!

Giuliana

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