Le mamme ribelli non hanno paura

Avete presente il pacco in regalo che viene consegnato in regalo alle neo mamme dall’ospedale? Ecco, questo libro Le mamme ribelli non hanno paura (Giada Sundas, Garzanti) dovrebbe essere inserito in quel pacco.

Non è che si diventa mamma appena subito dopo il parto, non è detto che l’amore scoppi all’improvviso, non è così scontato che ad ogni domanda si abbia sempre in risposta la giusta direzione da seguire.

E’ legittimo essere stanche, sentirsi incomprese, possedere più insicurezza che aria per respirare, arrabbiarsi quando gli altri sono pieni di consigli saggi che forse vanno bene per loro, ma non per noi.

E’ normale sentire di perdere tempo: mentre tutto scorre si resta in pigiama per giorni a studiare pianti e sguardi amati, ma sconosciuti.

Questo libro è un inno alle mamme che costruiscono se stesse a dispetto dei giudizi e dei saggi consigli degli altri, che sanno di sbagliare, ma fanno quello che possono infischiandosene dei concetti di perfezione altrui.

E’ un libro divertente che, con una risata dà coraggio e spiega la realtà delle cose, che non hanno quasi mai la forma di romanzo, ma quella di spinacine e cordon bleu buttati nel forno all’ultimo minuto, di torte alla vaniglia senza vaniglia, di facce lavate alla fontanella della scuola, di maglie sempre sbavate, di occhiaie e disordine, di pazienza a fasi alterne, tutto però essendo semplicemente se stesse, consapevoli dei propri limiti.

Nelle ultime pagine una riflessione commovente mi ha lasciata piena di gratitudine per tutto lo sforzo, gli errori, la grinta, la pazienza perduta e ritrovata, i buoni propositi realizzati e disattesi di questi anni insieme ai miei figli.

Giuliana

 

Vorrei solo che nessuna donna si sentisse in colpa per come sta affrontando il suo percorso, facciamo cadere l’omertà e diciamo al mondo che essere madre è anche un po’ una rottura di palle.

 

 

 

 

Storie della buonanotte per bambine ribelli

Storie della buona notte per bambine ribelli
Elena Favilli, Francesca Cavallo
Mondadori, 2017

Nonostante la stroncatura di Michela Murgia, ho letto lo stesso Storie della buona notte per bambine ribelli ai miei bambini, tutti e due, il maschio e la femmina.

Sono d’accordo con la Murgia con l’idea che, destinato com’è prevalentemente alle bambine, rischia di diventare sessista, ma io l’ho letto anche a Simone, 6 anni quasi e è piaciuto anche a lui, anche se ad un certo punto ha domandato: “Ao ma qui sono tutte femmine?”.

Anche io, come la Murgia, penso che la scelta di alcune storie non sia stata tanto felice, mi vengono in mente ad esempio Margaret Thatcher, oppure quella di Alek Wek, che, scappata dalla guerra in Sudan, ha avuto la fortuna di essere notata in un parco di Londra e è diventata modella, oppure l’esploratrice Ruth Harkness che voleva un panda, se lo andò a prendere in Cina, lo strappò alla sua famiglia e alla sua natura e lo portò in uno zoo negli Stati Uniti, ove i visitatori “compresero che tutti gli animali selvatici meritano rispetto e amore”.
Terribile.
Ma ne abbiamo approfittato per disquisire sugli zoo e sul rispetto vero per gli esseri viventi.

Anche il linguaggio con cui sono raccontate le 100 vite di donne straordinarie non mi ha fatto impazzire, non basta un c’era una volta iniziale per raccontare storie ai bambini, neppure è sufficiente un linguaggio più semplice, perché rischia di diventare semplicistico, ci vuole empatia, che in effetti un po’ manca nei racconti.

Tuttavia è passato un messaggio importante:

solo con le idee chiare, lo sforzo, la determinazione ci si può ribellare all’idea che gli altri si fanno di noi, ai progetti degli altri per noi, per realizzare unicamente noi stessi.

Inoltre, abbiamo conosciuto tante storie bellissime che non sapevamo, musiche e parole che in ogni caso ci hanno arricchito.

Penso a Ameenah Gurib-Fakim, presidentessa delle Mauritius e scienziata:

Le piante più umili nascondono segreti sorprendenti.

Ann Makosinski, inventrice.

Chiunque sia vivo, produce luce.

Le Cholita Climbers, alpiniste mettevano scarponi e ramponi sotto alle gonne colorate.

Ritrovarsi in vetta è magnifico. E’ un altro mondo.

Harriet Tubman, combattente per la libertà

…E pregai Dio di rendermi forte e in grado di lottare, e da allora è sempre stata questa la mia preghiera.

Ma la mia preferita è la scrittrice Maya Angelou, che da bambina smise di parlare perché aveva paura di ferire le persone, cominciò a memorizzare quello che sentiva e leggeva e quando  cominciò a scrivere “fu come una musica che fluiva dalla sua penna“.

La missione della mia vita non è soltanto sopravvivere, ma prosperare e farlo con passione, compassione, umorismo e stile.

Penso che Storie della buonanotte per bambine ribelli sia un libro non perfetto, ma da leggere.

Giuliana  

 

In nome della madre

Erri-De-Luca-In-nome-della-madre-download-extra-big-1680-853 “Il nome del padre inaugura il segno della croce. In nome della madre si inaugura la vita.”

Questa è solo la premessa del bellissimo libro di Erri De Luca, “In nome della madre” che è, a mio parere, il più bello, il più commovente, un libro che parla di una madre che da sola ha sfidato il mondo.

Così è la notte, una folla di madri illuminate, che si chiamano stelle.

La storia è la nascita di Gesù, raccontata dal punto di vista di Maria, in un modo enormemente coinvolgente, manco l’autore avesse partorito egli stesso; Erri da prova di un’empatia rara e contagiosa, traducendo in poesia quel che la sua mamma gli raccontò rispetto ai nove mesi di gravidanza e al parto.

C’è da dire che questo libro non l’ho letto, ma l’ho ascoltato dalla stessa voce di Erri, è stato il mio primo esperimento di audiolibro e sono stata folgorata.

Maria-Miriam è la donna piena di grazia, dove per grazia si intende qualcosa di incredibilmente umano:

“La grazia non è un’andatura attraente, non è il portamento elevato di certe nostre donne bene in mostra. È la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero senza neanche spettinarsi.”

Maria-Miriàm non è ancora sugli altari, ma è una donna coi piedi a terra, non magica, non remissiva, ma decisa, orgogliosa, serena, coraggiosa.

E Giuseppe-Iosèf non è affatto un vecchio decrepito, nessun vangelo lo dice, egli è un ragazzo che per amore crede a Maria-Miriàm e non scaglia la prima pietra, un uomo tenero e coraggioso anch’egli che, pur caricando l’asina di bagagli e di una donna prossima al parto e conducendola a Betlemme da solo, ha tutte le caratteristiche di un uomo:

“Gli uomini sono buoni a fare qualche mestiere e a chiacchierare, ma sono persi davanti alla nascita e alla morte. Sono cose che non capiscono.”

Potrei star qui a citarvelo tutto questo bellissimo libro, ma vi consiglio di leggerlo, di ascoltarlo, non è una questione di religione, è una questione di amore.

Concludo con un’ultima citazione.

Maria-Miriam parla a suo figlio nel ventre, usando parole che ogni madre ha più o meno consciamente usato per il proprio bambino nella pancia, parole che ogni madre continua, più o meno consciamente a ripetersi guardando i propri figli andare per il mondo:

“Occupa tutto il mio spazio, non solo quello del grembo. Sta nei miei pensieri, nel mio respiro, odora il mondo attraverso il mio naso. Sta in tutte le fibre del mio corpo. Quando uscirà mi svuoterà, mi lascerà vuota come un guscio di noce. Vorrei che non nascesse mai.”

Grazie, Erri, grazie.

Giuliana

Donne che corrono coi lupi

Proviamo a festeggiare la donna in modo non scontato.
L’8 marzo non è un giorno di festa, è un giorno di lutto per donne sacrificate e vittime.
L’8 marzo deve essere un giorno di presa di consapevolezza del potere della Natura Selvaggia, della Psiche Istintiva, perché NESSUNA DONNA, MAI PIU’, SIA SACRIFICATA E VITTIMA, lo dico ad alta voce, urlando persino.
Ho il libro giusto, ovviamente.
E’ un libro che ho in giro per casa da quasi un anno, in attesa di una recensione che sia alla sua altezza, ma poi ho capito che anche le migliori parole non renderanno giustizia a questo saggio, romanzo, insieme di racconti e esortazioni.
Dunque questo articolo non è una recensione di “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés.

E’ un invito a leggerlo, a tutte le donne che oggi si festeggiano, a quelle che non sanno cosa si festeggia, a quelle che soccombono, che si rassegnano, che parlano con un filo di voce, a quelle che camminano a testa bassa sotto il peso di una vita che non hanno capito, a quelle donne che sanno di doversi curare l’anima da sole, ma non sanno come fare.

Ecco un valido aiuto, questo libro, anche per le donne soddisfatte di sé e che comunque devono sempre allenarsi a correre coi lupi, ad esprimere la Donna Selvaggia, a vivere col cuore e senza riserve.
La vita, per la donna, è un allenamento.
Ecco dunque alcuni consigli alle donne, me compresa, che vogliono essere felici:

1) Esercitatevi ad ascoltare la voce interiore, seguite ciò che vi suggerisce l’intuito, esso è espressione della Psiche Istintiva, di quella parte più vera, più “natura”, che non sbaglia mai.
2) Ponetevi domande, siate curiose, come delle bambine
3) Vedete quel che si vede, non negate l’evidenza, non nascondetevi sotto la sabbia
4) Ascoltate quel che si ascolta
5) Agite in base a ciò che sapete essere vero
6) Curate un giardino, avvicinatevi alla natura, perché ciò che accade a un giardino può accadere all’anima
7) Accendete il fuoco della vostra parte creativa e alimentatelo
8) Quando è tempo è tempo, quando è ora di prendervi il vostro spazio e il vostro tempo, dite “vado” e andate.

E ricordatevi, ricordiamoci, ricordati tu piccola donna dai grandi occhi verdi che dai luce alla mia vita:

Non cedete. Non cedete. Fate il vostro lavoro. Troverete la vostra strada. Alla fine del racconto, i cigni, prima che l’anatroccolo si riconosca in loro, lo riconoscono come uno di loro“.

Andate e lasciate che le storie, ovvero la vita, vi accadano e lavorate queste storie dalla vostra vita, non quella di qualcuno altro, riversateci sopra il vostro sangue e le vostre lacrime e il vostro riso finché non fioriranno, finché non fiorirete.
Questo io spero. Questa è l’opera. La sola opera
“.

Giuliana

 

La mia prima casa

la mia prima casa

La prima casa di ciascuno di noi è il ventre materno, proprio da qui comincia uno scambio tra feto e madre che non ha mai fine.
Nel libro La mia prima casa, autori Salvatore Mancuso e Mariella Zezza, è descritta una straordinaria scoperta: ogni feto rilascia nel circolo ematico materno le proprie cellule staminali (è scienza, hanno infatti trovato cellule dei propri figli in donne che avevano partorito 30 anni prima) .
Queste cellule arricchiscono la madre donando verosimilmente la migliore longevità delle donne rispetto agli uomini, andando a curare là dove c’è un problema.

Ogni feto, dunque, lascia il segno, anche quelli che sfortunatamente non riescono a nascere.

(ma una donna questo già lo sapeva)

Manila Graneri, ostetrica