Il GGG

il gggSofia è una piccola orfanella che soffre di insonnia, sa bene che si rischia a stare svegli nell’Ora delle Ombre, ma tant’è.

Si affaccia alla finestra e vede un Gigante che soffia qualcosa nelle case (scopriremo poi che soffia sogni belli nelle camere dei bambini, con la sua portentosa tromba). Il Gigante si accorge di Sofia e è costretto a portarla via con sé, al paese dei Giganti, dove non è il solo Gigante, ce ne sono altri nove, ma tutti cattivi, mangiano bambini, lui invece no, lui è il GGG, il Grande Gigante Gentile, mangia solo gli schifosi cetrionzoli e diventa un grande amico della “zolfanella” Sofia, quasi un padre, un padre premuroso e divertente, tenero e maldestro, con quel suo linguaggio bizzarro e unico, un padre anche sognatore, che asseconda i sogni della bambina, soprattutto quel sogno grande, che sembra impossibile, di riuscire a catturare i nove terribili Giganti per impedirgli di fare strage di bambini.

La giustizia, la determinazione nella strada verso i sogni, il coraggio, la delicatezza di un racconto divertente e commovente, la gentilezza di uomini e giganti che fa sempre la differenza nel mondo, sempre.

Il GGG è una bellissima storia di Roald Dahl,  scritta nel 1982, che concentra in poche stupende pagine tutti i temi importanti per i racconti ai bambini, le paure, i sogni da realizzare, i sogni di notte, buoni e cattivi, i pregiudizi sulla diversità, sempre sbagliati, le difficoltà di linguaggio che diventano in certi casi una sperimentazione di parole nuove, inventate, bellissime, alcune delle quali le abbiamo adottate anche noi, nella nostra quotidianità familiare (I Petocchi! Smaccheramelloso!).

Dopo aver letto Il GGG coi i miei bambini abbiamo visto il film, uscito da poco, diretto da Steven Spielberg. L’accoppiata libro-poi-film risulta sempre vincente, fatelo anche voi, ve lo consiglio di cuore, il libro è ovviamente più bello, ma il film ha costruito un GGG davvero emozionante.

Un grazie speciale a Manuel e Mattia che hanno regalato Il GGG a Lucia per il suo nono compleanno, è stato un regalo per tutta la famiglia!

Giuliana

 

 

Harry Potter e i doni della morte

Avvincente, Harry Potter e i doni della morte.

Avvincente ma dal sapore nostalgico, già malinconico, si sa, la saga finisce qui, la giovinezza raccontata finisce qui, da qui in poi si farà i conti con le beghe dell’età adulta, che grosso modo sono le stesse per babbani e maghi.
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Il racconto mi è parso un po’ troppo arzigogolato, un po’ come se bisognava inventarsi per forza qualcosa di straordinario e sorprendente, forse ha perso un po’ di quella naturalezza di vita raccontata che, pur nel genere fantasy, c’era negli altri libri, ma senza dubbio è la degna conclusione di una serie di storie stupendamente costruite e raccontate e immaginate.

La morte di alcuni dei protagonisti, di cui avevo sentito parlare, è stata comunque terribile, ci si affeziona ai personaggi, persino al custode e a Peeves, figuriamoci a Silente, ai gemelli Weasley, a Lupin e Tonks, al piccolo Dobby, l’elfo libero.
Il finale me lo sono lasciato per la notte fonda e, passati pure i 19 anni dopo, chiuso il libro, fatto il sospiro, uno di quei sospiri rari a fine lettura, sono rimasta così, in silenzio a guardare il vuoto, chiedendomi: e adesso?
E adesso.
Adesso ricomincio, alternandolo a altre letture, ricomincio magari in lingua originale, ricomincio leggendolo ai miei bambini, perché credo in tutto ciò che ho scritto in Harry Potter Terapia, perché ho quarantadue anni, ma non mi vergogno mica a dire che è stata una delle letture più belle della mia vita, non fatta prima per pregiudizi sul genere, ma ho rimediato e non è mai troppo tardi per concedersi il lusso di viaggi fantastici e avventurosi.
E’ una lettura che somiglia a un’esperienza e lo leggerò ai miei bambini, perché è talmente avvincente che insegna il gusto e il piacere della lettura, e io questo voglio, che loro amino leggere e cerchino i libri.
Lo leggerò a Lucia e Simone perché è un percorso di crescita corale e soprattutto individuale, c’è intimismo e riflessione, ma anche l’invincibile forza del lavoro di squadra.
Lo leggerò per far esercitare loro la memoria e l’attenzione ai particolari, per stimolare la curiosità e il mai accontentarsi di risposte preconfezionate, il gusto per la ricerca e per l’intraprendere la strada dei propri pensieri, delle proprie intuizioni.
Lo leggerò perché comincino a credere che non tutti sono come appaiono, c’è sempre un’anima particolare dietro l’involucro della nostra apparenza, un involucro che possiamo ben portare in giro infischiandocene di ciò che di noi dicono gli altri, essere se stessi e basta, con coraggio, come Luna.

Sono ancora in tempo per aggiungere buoni propositi a questo 2017.
Eccone un altro.
Essere me stessa, ispirata e coraggiosa, portando con disinvoltura e orgoglio un bel cappello di leone in testa.

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Vi consiglio di cuore di leggere tutte le avventure del maghetto Harry Potter cominciando dalla Pietra Filosofale, ci vorrà un po’ di tempo, ma ne varrà la pena.
Promesso.
Se poi avrete una voce critica, non vedo l’ora di ascoltarla, potete scrivere nei commenti sotto o a info@mytherapy.it.

Giuliana, My Therapy is a book

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

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Harry Potter è una vera libroterapia.

Una mia collega dice che Harry Potter è il suo terapeuta da 12 anni, la cosa mi fa sorridere, ma la sento vera e non avrei mai pensato, giuro mai, di lasciarmi incantare anche io da questa storia fantasy di magia.
Eppure, come dicevo già in Harry Potter e la Camera dei Segreti questa non è soltanto letteratura fantasy, è molto di più.
E’ storia di coraggio, di lealtà, di bontà d’animo premiata, di accettazione della diversità, di passato con cui venire a patti, di un presente in cui affrontare mostri e paure, di un futuro incerto a cui forse è meglio non pensare (le similitudini con questo periodo storico in cui la terra non fa che tremare sono notevoli).
Harry Potter e il prigioniero di Azkaban mi ha tolto di dosso le ansie della continua sensazione di dondolamento, mi ha fatto divertire, anche perché, ad esempio, “l’incantesimo per respingere un molliccio sono le risate!“.
Non basta.
Non mi piacciono le storie in cui c’è da aver paura e intorno a Harry c’è sempre qualche mostro, qualche terribile prova da superare.
Eppure questa storia, che pure fa paura, ha insieme una delicatezza, una sorta di fiducia, di speranza, di leggerezza necessarie per vivere a testa alta in questo mondo di infamie e catastrofi.
Basta pensare all’incantesimo “Expecto Patronum“, il mio preferito.
Ne sono certa: non c’è invenzione letteraria più bella di EXPECTO PATRONUM: far leva sui ricordi felici e sulla speranza per sconfiggere le nostre paure.
Se non è libroterapia questa, cos’è.
😍✨

Continua a leggere le recensioni terapeutiche!

Quarto Volume: Harry Potter e il Calice di Fuoco

Giuliana

Primo Volume: Harry Potter e la pietra filosofale

Secondo Volume: Harry Potter e la Camera dei Segreti

Harry Potter e la pietra filosofale

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Harry Potter e la pietra filosofale è il primo della serie di romanzi scritti da J. K. Rowling che hanno per protagoniste le vicende del maghetto più famoso del mondo, anzi dei mondi, del mondo dei maghi e di quello dei babbani (noi, privi di poteri magici, che leggiamo di lui).
Le circostanze in cui Harry diventa orfano, i terribili zii cui viene affidato che, tra l’altro, lo confinano nel sottoscale, fanno amare sin dalle prime righe il piccolo Harry, che poi si rivelerà essere un coraggioso ragazzo, intelligente, sincero nei sentimenti, amico fidato, atleta talentuoso e molto altro ancora.

La storia è avvincente, rapisce, fa dimenticare la realtà, è la giusta lettura per chi vuole un po’ di evasione e di solitudine, per chi si annoia e non vuole, per chi vuole sentirsi raccontare storie di coraggio.

Leggere Harry Potter e la pietra filosofale vuol dire entrare nel mondo dei maghi e sentirsi dei bambini a cui piace ascoltare le storie narrate dagli adulti, sapendo che saranno storie a lieto fine quelle narrate dalla voce materna della scrittrice, storie in cui, almeno temporaneamente, il male è messo all’angolo, resta solo il bene, il coraggio, l’onestà.

E’ stata la lettura perfetta per questo periodo in cui pare che la terra mi tremi continuamente sotto ai piedi, in cui le paure post terremoto sono prepotenti, ma possono essere messe a tacere, così come temporaneamente è stato messo a tacere Voldemort.

Credo che non potrò evitare di leggere il resto, sarete prontamente aggiornati 😉

Ecco la recensione del secondo volume, infatti: Harry Potter e la Camera dei Segreti.

Io mi schiero contro ciò che si aggira per questa Foresta, Bane, proprio così, e al fianco degli esseri umani, se necessario“.
Parola di centauro.

Cecità

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Cecità, del premio nobel José Saramago, è un libro sconvolgente, che non lascia intatta la realtà del lettore perché scardina la quotidianità, è una descrizione talmente reale che ogni tanto, durante la lettura, si alzeranno gli occhi per verificare se è un’illusione o se davvero gli uomini del mondo sono tutti ciechi, è uno di quei libri che causano batticuore dalla prime pagine fino alla fine, passando per la metà del libro così crudele, così difficile da leggere per una donna.
E’ un libro assurdo e allucinante, bellissimo e durissimo, indimenticabile.

La storia è questa.

Un uomo fermo ad un semaforo all’improvviso diventa cieco, si immerge in una visione lattiginosa che si vedrà essere poi contagiosa. Un uomo in apparenza buono si offre di accompagnarlo a casa, si vedrà essere poi il ladro della macchina. Diventerà cieco anche lui. Il primo cieco si reca dal medico con la moglie e tutti, il medico, il primo cieco, i pazienti in attesa del medico, tutti diventeranno ciechi e si ritroveranno in una inutile e drammatica quarantena, in un ex manicomio, sostenuti soltanto dalla moglie del medico che si finge cieca per seguire il marito, ma si vedrà poi essere l’unica vedente rimasta al mondo.

Gli occhi della moglie del medico ci raccontano una realtà cruenta, odori nauseabondi di una umanità senza più vergogne, pudore, speranze, resta solo il male, gli uomini che sfruttano altri uomini, tutti ciechi ma tanto trovano il modo di abusare, uccidere, sfruttare.
Resta solo il male.

No, non solo il male, restano anche gli occhi della moglie del medico, il suo cuore grande, il suo immenso coraggio, che piano prende con sé il suo gruppo e lo conduce alla salvezza.

C’è un pessimismo di fondo in questo libro, dicono alcuni.
Non è certamente un libro facile, da prendere alla leggera, la narrazione che trasforma i dialoghi in un flusso di pensiero molto coinvolgente, fa si che ci si possa immedesimare, si smette di respirare per la paura e per non sentire la puzza, si arriva in fine col cuore in mano e le lacrime agli occhi, ma poi c’è sollievo, il premio per non aver mai perso la speranza, per essersi presi cura di chi aveva bisogno, di chi era in difficoltà e si lasciava trasportare dall’onda della miseria.

Si resta con la spiacevole sensazione della brutalità atavica dell’uomo, che privato della vista e dei condizionamenti della civiltà, tende a diventare una sorta di animale preoccupato solo di reperire il proprio sostentamento, anche a discapito di altri poveri derelitti, come lui.

Ma a proposito di animali.
Un animale c’è, fedele, non di peso, asciuga le lacrime.

A questo punto sarei curiosa di leggere commenti sul seguito di Cecità, ossia Saggio sulla lucidità.
Come per Il buio oltre la siepe non sono disposta a mettere in discussione la nobiltà e la vita stessa dei personaggi di Cecità, quindi non leggerò il seguito.

Giuliana

Un terremoto a Borgo Propizio

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Borgo Propizio è un piccolo Borgo medioevale dove alcuni si rifugiano e altri scappano, un paesino che risplende del suo Castelluccio e di alcuni suoi personaggi molto umani, fatti di carne, errori, sogni, delusioni cocenti, dolori, tradimenti, ritrovamenti, gioie.

Un terremoto a Borgo Propizio è il terzo della saga di questo Borgo, dopo Borgo Propizio, E le stelle stanno a guardare, dell’autrice Loredana Limone, tutti editi da Salani.
Cominciare a leggere le vicende dal terzo volume potrebbe apparire quanto mai inutile ai fini della comprensione, invece no, è tutto molto chiaro, i riferimenti alle storie passate non mancano e la scrittura, densa e ricca di aggettivi, aiuta ad affezionarsi a coloro i quali, più che personaggi, sembrano persone, appunto. Ma soprattutto, nelle poche pagine iniziali, la narrazione aiuta ad affezionarsi al Borgo, tanto che quando si verifica il terribile terremoto che apre una ferita nel centro storico, si soffre come soffrono gli amanti non corrisposti.

Tuttavia, l’amore per la propria terra, per il proprio piccolo paese incontaminato e libero dai fumi delle città, supera ogni difficoltà, persino gli effetti di un misterioso delitto che ha luogo al Borgo e che crea suspence e fa divorare le pagine fino a che l’assassino è scovato, pure se pareva impossibile che fosse uno degli abitanti del Borgo.
Sul finale, si percepisce che Borgo Propizio rinascerà non per miracolo, ma per la buona volontà e l’amore dei personaggi, che hanno smarrito per un momento solo le stelle come guida, si sono lacerati, dilaniati, ma la terra poi ha smesso di tremare, è tornata stabile, certa, come la speranza.
E’ una storia ricca di speranza, che regala forza e coraggio e fa passare alcune ore letteralmente in balia delle vicende, come rapiti da Borgo Propizio, tanto che pare di sentire il profumo di un paesino antico di montagna, pieno di ricordi e di sentimento.

Borgo Propizio è anche questo: un balsamo per il cuore, un posto da favola dove vivere una fiaba, un luogo che ha il sapore delle ricette riuscite. Borgo Propizio è terapeutico.

Giuliana

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