Casa Terapia

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La “casa” dei miei sogni somiglia tanto alla casa di De Gregori. Né ferro, né cemento, né tetto, né pavimento, solo quattro porte per far entrare il cane, dovesse aver paura dei temporali.

Di legno e di cartone, meglio ancora di carta pura, da scrivere, tutta da scrivere.

Senza inizio e senza fine, piuttosto sul confine, sulla linea imprecisa che mi separa dal mondo, sempre indecisa se star meglio da soli o nel mondo, meditando o ascoltando musica di sottofondo, giocando o correndo, scrivendo o leggendo.

Quattro rose, noi quattro, quattro spine, quattro paure sempre dietro l’angolo di casa, che raccontano la vita e l’amore, da portare dentro al cuore.

Le vigne nel verde, il vino e il campo, la terra e il sole, più fuori che dentro.

La scommessa, dunque, è che io voglio amare sempre la mia casa e quel che c’è dentro e ci gira intorno.

La scommessa è, infine, prendermi cura della mia casa di fuori (mura, mobili, ordine e pulizia) con la stessa intensità con cui mi occupo della mia casa di dentro (anima e cuore, pensieri e sogni).

Vinco la scommessa ogni volta che rientro a casa e mi sento bene, meglio, al sicuro, circondata da tutto questo amore e da tutti questi libri.

Giuliana

Libri che parlano di CASA:

Spaceclearing, libera il tuo spazio trasforma la tua vita
Manuale di pulizie di un monaco buddhista

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L’educazione affettiva

foto My Therapy

foto My Therapy

Tutti vogliono i figli intelligenti da un punto di vista cognitivo, dicevo.
Non tutti sono consapevoli dell’importanza di un figlio emotivamente intelligente, però.
Il bambino che impara presto ad avere a che fare con le emozioni, che sa riconoscerle presto e che impara di conseguenza a gestirle, a non immagazzinarle senza elaborazione, col rischio di una bomba devastante a distanza di tempo, è un bambino più ricco, più adattato al mondo, con più “successo”.
Non è facile insegnare le emozioni.
Io, che ci lavoro da anni, ho problemi seri a veicolarne il senso ai miei figli, bisognerebbe avere il sangue freddo e la pazienza di “pensarle” prima di “agirle”, se io mi arrabbio non sempre riesco a soffiare via la rabbia dal naso, ritrovare l’equilibrio per essere la persona ragionevole che i miei figli meritano. Capita che io urli e questo oltre che inutile è anche dannoso. Un attimo dopo l’urlo lanciato io mi vedo “da fuori”: sembro una pazza che spaventa i miei cuccioli.
Vorrei insegnar loro l’esatto contrario e sappiamo bene che i bambini crescono con l’esempio e io fallisco miseramente.
Quanto può aiutare un cane in questo.
(Perdonatemi se parlo sempre di cani, conosco loro meglio di altri pet, ma sono curiosa di altre esperienze, serpenti a parte).
Un cane arrabbiato non si sfoga col primo che gli capita a tiro.
Un cane felice e innamorato lo dimostra, senza mezzi termini, senza sottostare a ripicche e ricatti.
Un cane annoiato ve lo dice, senza parlare.
Il cane è a disposizione del vostro tempo, senza farvelo pesare, non vi fa mai sentire soli, da senso alle vostre giornate perché comunque sia lui è sempre enormemente grato a voi e alle vostre cure.
Un cane aumenta l’autostima, un bambino che porta un cane al guinzaglio si sente grande, si sente bello, si sente invidiato, invincibile.
Un cane ha persino paura della morte e esprime coi suoi occhi la consapevolezza istintiva che è arrivato il suo momento.
Il cane, con un’educazione al rispetto, non vi tradisce.
La presenza del cane aiuta a capire il ciclo della vita, si nasce, si vive, si muore, dopo la morte si elabora un lutto, con dolore e difficoltà, ma si sopravvive più forti e se si è più forti non si ha paura.
Questo può imparare un bambino, vivendo insieme a un cane (un gatto, un topo, l’elefante no perché è troppo grosso).

Germi zero – relax uno

foto My therapy

foto My therapy

Mentre facevo la fila dalla pediatra ho incontrato una mamma di quelle super pulite, igieniche e igienizzate. Il suo povero bambino, alle prese con una fastidiosa dentizione, non poteva mettere le mani in bocca che lei gliele toglieva con grande disappunto: “sono sporche”.
Qualche mamma, meno costernata di me, provava a dirle “sono tutti anticorpi”, ma lei categorica “No! Non è questione di anticorpi, io pretendo pulizia, lavo ancora i suoi vestiti con il disinfettante e separatamente dagli altri, ci tengo, voglio pulizia”.
Che ansia.
Io subito a pensare ai miei carichi di lavatrici miste, boh, sarò una madre snaturata se lavo i miei calzini insieme a quelli dei miei figli? Ero snaturata quando sorridevo alle leccate goduriose del mio cane alle manine dei mie figli? Che madre sono se non lavo il pavimento tutti i giorni o se il ciucco cade e me lo ciuccio io prima di restituirlo a lui?
Mi domando: varrà la pena intraprendere una guerra quotidiana contro germi e batteri a discapito di una serenità propria e dei propri figli, di una vita leggera, di un animo rilassato e di un approccio tranquillo al mondo?

Un figlio intelligente

foto My Therapy

foto My Therapy

Tutti vogliono un figlio intelligente, iniziano le mamme in gravidanza mangiando tanto pesce azzurro, l’ho fatto anche io.
Adesso leggo tante favole ai miei figli e guardiamo insieme le figure, facciamo i versi degli animali, cerchiamo gli oggetti che conosciamo, troviamo anche quelli sconosciuti.
Cerchiamo insieme di fare nuove scoperte nel piccolo mondo di casa nostra e cerco di offrir loro anche esperienze DIVERSE.
E’ la diversità che arricchisce, è avere a che fare con la diversità che stimola la memoria, l’attenzione, la percezione, è la comprensione della diversità che aumenta la capacità di riconoscere e dare senso tutte le informazioni del mondo esterno e quindi la capacità di rispondervi, facendosi capire con parole e azioni.
È osservare e vivere in un mondo variegato che permette di sviluppare la capacità di orientarsi nel tempo e nello spazio (la deprivazione sensoriale d’altronde è considerata una vera e propria tortura).
Dunque la diversità degli stimoli rendono agili ed efficaci le abilità cognitive, che rendono i nostri bambini intelligenti.
Fatta questa premessa, risulta ovvio come un pet in famiglia aumenti la possibilità di incontro con la diversità, sempre ammesso che trattiamo il nostro cane come cane e non come uomo (ecco, ricordiamoci di trattare il nostro cane da cane, di amarlo come un cane, lui stesso ci amerà da cane, sentendosi un cane e allora si che sarà un’esperienza indimenticabile!).
Il cane, o il gatto, il pesce, il coniglio, il camaleonte, sono “diversi”, hanno un apparato digerente diverso, hanno bisogno di mangiare il proprio cibo, hanno un altro corpo da esercitare in un altro modo, non parlano, o meglio parlano ciascuno a modo proprio, e così via.
Questo comporta che conoscere il cane, anzi vivere insieme a un cane significa cedere a certe comodità, uscire a farlo passeggiare anche sotto la pioggia, non potersene stare sulla spiaggia tutti insieme e talvolta rinunciare a un ristorante, un negozio, il cinema …
Crescere con un cane significa essere consapevoli dell’altro diverso da sé e iniziare presto ad aver coscienza del proprio corpo; i bambini formano in fretta il proprio schema corporeo mentale, proprio in base alla stimolazione della propriocettività, il toccare, manipolare il corpo peloso e sentirlo diverso da sé.
Tutto ciò aiuta a considerare il “diverso” solo come diverso e non come cattivo.
Io giudico questo come un fatto avente un potere straordinario sull’educazione cognitiva di una mente in formazione, estremamente ricettiva come quella dei bambini, che hanno diritto ad apprendere non solo a scuola ma anche a casa, con il veicolo di un amore incondizionato che solo un pet può dare.

Un cane in ospedale?

Ho passato trentasette lunghi giorni in una camera di ospedale in attesa del mio secondo figlio.
Soffrivo molto la separazione dalla mia prima figlia, da mio marito e tutta la mia famiglia e amici, che venivano a trovarmi il più spesso possibile e a mia figlia era consentito l’ingresso anche in orari vietatissimi alle visite.
Mi mancava il mio cane.
Piangevo spesso per essere stata sradicata dalla mia vita, per paure sul futuro prossimo, per incertezze sulla mia salute e su quella del mio bambino.
Magari avessi potuto fare un po’ di sana pet therapy con il mio amatissimo cane, mia compagna di studi, di lavoro, di corse, di shopping, di tutto, di vita insomma.
Non dico tanto in ostetricia, ma in qualche altro reparto più separato magari avrebbero persino potuto farmelo incontrare, no?
Conosco gente che a questo punto cadrebbe persino dalla sedia pensando a un cane in ospedale.
I cani puzzano, i cani sono sporchi, i cani portano malattie, i cani devono vivere per conto loro.
Ecco dunque che mi torna in mente quella giovane psicologa che ascoltavo in uno dei corsi sulla pet therapy che ho frequetantato e che raccontava di come fosse entrata con un cane in terapia intensiva, addirittura.
Lì c’era un bambino che non reagiva alla malattia, si sentiva triste, solo, impaurito, indifeso, era triste e il suo umore non aiutava il corpo a lottare.
Ricordo bene la dolcezza della voce della psicologa mentre descriveva il cane vestito di verde, con le protezioni usa e getta ai piedi, insomma alle zampe, e quel bambino che d’un tratto non era più indifeso, né impaurito, aveva una vita accanto che soffiava e scodinzolava, non stava più in panchina a guardare giocare, adesso giocava anche lui e il suo sorriso era un bel gol alla malattia.
Alla faccia dei maniaci dell’igiene sterile e alla faccia di chi considera gli animali un puro e inutile accessorio.