Pausa caffè

foto My Therapy

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Tiene svegli, solleva l’umore, allevia il mal di testa e il senso della fame, in dosi moderate non interferisce con sonno o cuore, anzi ha azioni preventive contro Alzheimer e Parkinson, le sue sostanze antiossidanti aiutano ad eliminare i radicali liberi.
L’espresso, poi, ancora di più, ha più gusto e meno caffeina.
Bere il caffè deve poter essere un’esperienza globale, che coinvolge i cinque sensi, gusto e olfatto ovviamente, vista perché deve poter essere un bel nocciola dai riflessi ramati, bello da vedere, udito perché è musica il suono del caffè che risale la moka o che scende dall’espresso, tatto perché un buon caffè è morbido e cremoso.
Coinvolge i cinque sensi, dunque ma anche la mente e persino il cuore, non a caso alla Illy hanno un laboratorio di ricerca in cui si indagano i rapporti tra stimolo sensoriale e risposta cognitiva e emozionale.
(E’ proprio quello che io cercavo nel mio lavoro, un’esperienza globale che coinvolgesse corpo, cuore e mente. Questi signori della Illy fanno psicologia pura  intorno al CAFFE’, sentitevi piccole e insignificanti azienducole prossime al fallimento.)
Il caffè spesso vuole dire pausa. Stop. Breve relax. Due chiacchiere o momento di piacere solitario.
Il caffè è anche ricarica, ripristina, recupero di dati momentaneamente perduti, salva con nome.
Disidrata però, quindi ci vuole un bel bicchiere d’acqua subito dopo.
Adesso ne faccio my therapy, per questo devastante mal di testa, per certe frustrazioni solidificate, per certa solitudine antipatica, per una stanchezza cronica.
Vediamo se funziona.