Fiori Terapia

Qualche giorno fa ho fatto una seduta di Fiori Terapia.
Le fioriste di Natural Fiori hanno organizzato dei pomeriggi creativi, ci siamo messe intorno a un tavolo e abbiamo creato con le nostre mani un centrotavola per le feste.
Io che conosco bene le mie mani, ho portato con me mia figlia.
L’avevo in braccio e insieme abbiamo appiccicato, incollato, glitterato, stagliuzzato, spelacchiato.
Lei adora fare degli “artattack”, si è divertita e ne è uscita profondamente soddisfatta.
Io, che vivo della sua felicità, pure (anche perché a dirla tutta non ho perso nemmeno un’occasione per baciarmi tutta quella testolina bionda in movimento tra me e il centrotavola in costruzione).
Fiori, piante, frutta, pigne, brillantini hanno persino ubbidito al nostro tentativo di assemblaggio e ne è venuto fuori un capolavoro!

Primo Step: lei ha scelto la base
uno

 

 

 

 

 

 

 

Secondo Step: i materiali!
due

 

 

 

 

 

 

Terzo Step: primo assemblaggio
tre

 

 

 

 

 

 

 

Quarto Step:glitter!
quattro

 

 

 

 

 

 

 

Infine … particolari del capolavoro
infine

 

 

 

 

 

 

 

Grazie Mariana e Fata Milli di Natural Fiori!

Dentro alla borsa di una mamma

Porto sempre con me il borsone della palestra, per evitare di portare una borsa per lei, una per lui e una per me. È come una valigia, infatti spesso mi chiedono se parto.
Non parto, semplicemente esco di casa. E se lei, bevendo, dovesse buttarsi l’acqua addosso? Come se non fosse mai successo! E se lui all’improvviso fosse preda di attacchi di riempimento incontrollato di pannolino? Hai visto mai.
E se dovessero aver sete o fame in un luogo dove cibo e acqua non sono immediatamente accessibili? Intendo a un prezzo dignitoso, se tutti i giorni dovessi comprare due bottigliette d’acqua, hai voglia a tirar su quelle due lire della cassa integrazione!
E se dovessero starnutire come fanno a volte lasciandomi perplessa sul contenuto di quei due piccoli nasini?
E se servisse un cerotto e del disinfettante?
Se fosse freddo? Guanti e cappello!
Se si annoiassero? Dei giochi per lei e dei giochi per lui, matite e colori, palline e bamboline!
Se dovesse salirmi un’improvvisa ispirazione? I miei blocchi, fogli, penne, una usb a forma di coniglio, sempre utile nell’era della scrittura telematica.
Se lei soffrisse di mal d’auto? Braccialetti antinausea.
Se avessi tempo di rifarmi il trucco? (il trucco? Quale trucco? E comunque hai visto mai, cipra e lucidalabbra, burrocacao, pinzette, forbicette …).
C’è il sole? Occhiali per tutti?
Piove? Ombrello!
Che dire dello scotch, può sempre servire.
In tutto questo poi vai a cercare il portafoglio per pagare il parcheggio e le chiavi della macchina prima che il parcheggio pagato scada!
D’altra parte, come diceva mio nipote da piccolino, se mi serve mi serve e non c’è galanteria di mio marito che tenga, lui a volte si offre di tenermi quella piccola casa prefabbricata, ma io lo vedo che a lui pesa e a me francamente sta d’incanto, invece!

Il tempo per me

Casa limpida e in ordine.
Nessun vestito da lavare né da stirare né da riporre.
I bimbi a scuola, al sicuro, in buona e istruttiva compagnia.
Ecco.
Ho tempo per me, me lo posso godere.
Cosa faccio?
Scrivo.
Leggo.
Corro.
Una doccia lunga.
Mi metto lo smalto e lo lascio persino asciugare.
Esco con la mia mamma a fare shopping.
Vado a mangiare una pizza a casa della mia amica single con le mie altre amiche, sfogo libero, parolaccia libera – e checazzo – dialogo semplice ma profondo, empatico, tipico di chi si conosce, si apprezza, ride dei propri e altrui difetti.
Ecco.
Non riesco a fare nemmeno un quarto di tutto questo, però.
Al mattino ho un fantastico corso di qualifica obbligatorio, completamente inutile e deprimente, che non offre alcuna prospettiva sensata alla cassaintegrata che sono.
Arrivata a casa poi c’è il piccolino da far addormentare mentre mangio al volo un pezzo di parmigiano, correre di qua e di la appresso a vestiti, giochi, merende, bibite, pannolini, vestiti, giochi …
Poi torna anche la mia regina e lei vuole me, vuole stare con me, vuole me punto e basta.
Se non c’è pallavolo, la riunione con le maestre, il pediatra, il dentista, la spesa alla coop arrivano le sette di sera in un battibaleno, insieme alla cena da preparare, tavola da apparecchiare, mani da lavare, giochi da spostare anche solo per passare.
Poi la tavola da sparecchiare, mani, piedi e culetti da lavare, pigiami da mettere e occhietti da vedere chiusi, belli de mamma, dormite a mamma, su.
Si sono fatte le dieci, in tutto ‘sto traffico ho incontrato solo di sfuggita mio marito, l’ho incrociato per caso in una stanza o l’altra mentre aveva a che fare con un figlio a caso.
Finalmente siamo soli.
Ci vediamo un film?
Ci piazziamo comodi sul divano, stretti l’uno all’altro, sotto un copertone caldo.
In cinque minuti dormiamo profondamente, tutti e due.
Non ci vediamo un film, parliamo un po’.
Lui parla, io ascolto, ma in cinque minuti perdo i sensi.
Io parlo, lui ascolta, ma in cinque minuti perde i sensi.
Non parliamo, dormiamo va.
E arriva il mattino, dopo aver dormito a strattoni, esserci alzati quindici volte, aver percorso otto chilometri tra camera e cameretta, inutilmente comunque, perché poi ci si risveglia in quattro, tra un calcio e una gomitata.
Bene.
Chissà se esiste un organizzatore di giornate, che infili tra le mie ore farcite di cose essenziali, un pochino, pochissimo superfluo, che poi superfluo non è, è il mio equilibro.
Intanto, proprio ora mentre scrivo, tutta la mia famiglia allargata è seduta a tavola, mi guardano tutti con sospetto e un pizzico di silenzioso disprezzo, mia madre sono venti volte che mi chiede di andare a tavola.
L’unico a salvarsi è mio marito che sta dando la pappa ai bimbi, e anche i miei bimbi si salvano a dirla tutta, perché la amano la mamma scrittrice e danno valore al tempo che passo scrivendo.
Belli loro tre.
Adesso vado a cena, va prima che qualcuno mi lanci una forchetta.