Una base solida

foto My Therapy

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Il caro vecchio John Bowlby parlava di mamma come “base sicura” dalla quale il bambino può partire per esplorare il mondo con la sicurezza di poter tornare e di saper bene dove tornare.
Ecco, non ricordo bene però se il caro compagno di mille studi dava anche indicazioni su COME diventare “basi sicure”, quali sono gli argomenti su cui riflettere.

Una casa accogliente, dicevo in un altro post, pulita, sgombra, colorata, vissuta, non da giornale di design, per dire. Il cosiddetto “nido”.

Una relazione forte, stabile, sincera con il compagno di una vita che non a caso è anche il loro padre.

Il cibo, la cui ricerca per fortuna possiamo dare per scontata, ma la “condivisione” non è scontata per niente, non è scontato il mangiare serenamente a tavola “parlandoci addosso” nel senso più dolce e intimo dell’espressione.

L’accudimento, che è il contrario della trascuratezza della quale ho conosciuto vari gradi in certi bambini e per questo rifuggo anche il più basso, sia pure perdonabile. Anche perché quanto mi piace lavarli, tagliare le unghie togliendo da sotto i colori, asciugarle i capelli, vestirli semplici, comodi, ma ricercati!

L’attenzione costante e silenziosa che non si pericolino anche solo in giro per casa, lei non tanto che è più prudente, ma lui è un arrampichino di prima classe, si arrampicava in alto già quando ancora aveva paura a camminare da solo.

Esserci, poi, la presenza. La teoria della qualità più importante della quantità io la sostengo, ma certe mie esperienze lavorative e di vita in generale hanno fatto si che io passassi, e passo ancora, molto tempo coi miei figli, così è quasi più difficile, perché nei tempi lunghi bisogna farci rientrare un sacco di cose, la cura del “nido” appunto, la preparazione dei “cibi”, l’attenzione ai vestiti e così via, ho più volte rischiato, e rischio, di dedicarmi più alle cose che a loro due. Ma il rischio lo corro, anche il rischio di perdere la pazienza e arrabbiarmi, perché il tempo passato con loro è tempo sublime, è tempo di condivisione e coccole loro sanno sempre che io ci sono, fisicamente intanto. Poi magari un giorno riuscirò a convincerli che ci sono anche con l’anima e col cuore.
Condivisione e coccole, dicevo. Per quanto i miei figli mi assomiglino in quanto a selvaticità (nessuno dei tre è “appiccicoso” come papà), è un tempo di pace quello delle coccole, da richiedere sempre. Da condividere, sempre. Così come ci piace condividere il tempo dei concerti, del cinema, delle gite fuori porta, dei musei, della spesa alla coop, dello shopping sfrenato che forse loro due un po’ odiano. Io non sono più capace a fare le cose, nemmeno quasi a divertirmi senza di loro (fermo restando che senza dei momenti solo per me diventerei la peggiore delle madri).
Insomma, un sacco di belle cose per essere una “base sicura”.
Empatia, trasmettere emozioni e valori positivi, saper accogliere quelli negativi, accettazione.
Nella pratica è tutto un po’ più difficile che nella teoria.
Certo è che la mission della mia vita è non essere la peggiore delle madri, e questa è la mia base solida.