24 dicembre

Siamo arrivati alla fine, oggi, 24 dicembre è l’ultimo giorno del nostro Avvento dei libri, per questo il mio grazie speciale va a tutti quelli che hanno dedicato cinque o più minuti del proprio tempo a consigliare un libro terapeutico per i lettori di My Therapy, grazie di cuore!

Oggi gli ultimi due consigli ce li regala Arnaldo Casali, giornalista e autore di Valentino. Il segreto del Santo innamorato.

Il primo consiglio:

Sherlock Holmes: “Uno studio in rosso” o “Le avventure di Sherlock Holmes”, Arthur Conan Doyle

Lo considero terapeutico perché è l’unica lettura che riesce a rilassarmi completamente, e al tempo stesso è anche una lettura che stimola il cervello.

Il secondo consiglio:

Il piccolo principe, Antoine de Saint – Exupéry

Se dovessimo parlare di terapia dell’anima, invece, direi Il piccolo principe.
Più che un libro è un viaggio dentro la vita stessa, quindi è una lettura completamente rigenerante, che ti rimette a posto con l’esistenza. In qualche modo davvero ti riordina tutti i vari pezzi della tua anima dispersi nella vita.

L’ultima parola trovata dai miei bimbi nel calendario è la parola METTERE.
lucia-paroleOra al lavoro per costruire la frase!

Ecco tutte le parole:

MOMENTO
VITA
SECONDO
IN
SECONDO
IL
NON
FELICE
DELLA
BOCCA
IL
PIU’
IL
SECONDO
COINCIDE
PRIMA
MIELE
CON
DI
QUEL
A
NESSUNO
E’
METTERE

 

Vi lascio con un brano tratto da Il piccolo principe, il brano in cui appare la volpe, uno dei più belli, secondo me.

Capitolo XXI

In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domando’ il piccolo principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire ?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
“Che cosa vuol dire ?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire …”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.
“Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’e’ un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
“Oh! non e’ sulla Terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembro’ perplessa:
“Su un altro pianeta?”
“Si”.
“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
“No”.
“Questo mi interessa. E delle galline?”
“No”.
“Non c’e’ niente di perfetto”, sospiro’ la volpe. Ma la volpe ritorno’ alla sua idea:
“La mia vita e’ monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio’. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara’ illuminata. Conoscero’ un rumore di passi che sara’ diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara’ uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu’ in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e’ inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e’ triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara’ meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e’ dorato, mi fara’ pensare a te. E amero’ il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardo’ a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia’ fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu’ amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guardero’ con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu’ vicino…”
Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo della felicita’! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro’ mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
“Che cos’e’ un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa e’ una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e’ un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e’ un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Cosi’ il piccolo principe addomestico’ la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangero'”.
“La colpa e’ tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
Poi soggiunse:
“Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua e’ unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero’ un segreto”.
Il piccolo principe se ne ando’ a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e’ per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si puo’ morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e’ piu’ importante di tutte voi, perche’ e’ lei che ho innaffiata. Perche’ e’ lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche’ e’ lei che ho riparata col paravento. Perche’ su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche’ e’ lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche’ e’ la mia rosa”.
E ritorno’ dalla volpe.
“Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale e’ invisibile agli occhi”.
“L’essenziale e’ invisibile agli occhi”, ripete’ il piccolo principe, per ricordarselo.
“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi’ importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurro’ il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verita’. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripete’ il piccolo principe per ricordarselo.

 

Buone Feste!

Giuliana 🎄

Valentino. Il segreto del Santo innamorato

Mi sono cimentata in una lettura insolita per me, che miro sempre alla crescita personale, alle letture terapeutiche, alle storie magiche e terapeutiche.
Ho tra le mani un romanzo storico, “Valentino il segreto del Santo innamorato”, di Arnaldo Casali, edizioni Dalia.
A guidarmi in questa scelta due motivi principali:
il primo, é quasi il giorno di San Valentino e io ho bisogno di una lettura che mi parli d’amore senza dover passare per le banalità.
Il secondo, è che qui si sta parlando di “casa” mia, la mia città, di queste mie radici così profondamente innamorate di questa terra.
La storia comincia con un istinto improvviso, quello che prova il narratore nel prendere un libro preciso tra tanti, un istinto che conosco bene e mi ha salvato un sacco di volte e assecondo sempre.
La lettura è avvincente e questo continuo cambio di prospettiva temporale mi fa un po’ girare la testa, ma mi lega al romanzo e non posso fare a meno di andare avanti saltando in ordine sparso dall’anno 198, al 1590, al 1884, poi indietro al 201 poi al 1606, fino al 2011, e ritorno.
Poi c’è il fatto che certi autori mi fanno affezionare ai personaggi e questo Valentino, che per me finora è stato solo lo sconosciuto Patrono della mia città e degli innamorati, questo Vescovo martire morto decapitato, ora mi appare un uomo, uno che ha fatto una scelta di vita e per la sua missione ha sacrificato la vita stessa, Valentino era un bambino e fa niente se la papera Oranga in realtà non sia stata davvero sua amica, ma rifletto sul fatto che Valentino sia stato un bambino e un uomo innamorato (di una donna, dell’amore, di un ideale, non cambia).
Quanto di vero e quanta immaginazione c’è in questa narrazione ricca di storia?
In realtà non mi importa saperlo. D’altra parte, sapere quanta verità c’è, ad esempio, in “Una piccola libreria a Parigi”, non cambia il mio parere sul libro.
Come può essere un romanzo storico terapeutico?
Ecco questa è già una domanda più stimolante.
Conoscere la categoria a cui appartiene una storia che leggo è un’altra questione che non mi importa.
E’ una storia che parla d’amore, di un sacco di tipi d’amore.
L’amore che emerge dalle parole dell’autore per la sua (e mia!) terra, che emerge anche dalla lotta impari che un giovane decide di intraprendere contro Thyrus, per la salvezza della sua città.
L’amore di un uomo per una donna, di una donna per un uomo.
L’amore di un uomo per un ideale, un sogno, una verità, una rivelazione, qualunque essa sia, anche quella del giovane William, che ci insegna che le occasioni non tardano ad arrivare per un uomo che sa esattamente cosa vuole.
Ve lo devo dire, però, a tratti non è una lettura facile, occorre un po’ di impegno, occorre un po’ di cuore e di cognizione, come per tutte le cose profonde di questo mondo.
Ma a tratti c’è una poesia che mi lascia incantata: “Li osservava commosso, ma non per la tragica sorte che aveva reciso quei fiori così giovani e belli. Piangeva per quell’amore, quell’amore così fragile eppure così forte, così eterno. Capace di sfidare la terra e il cielo”, o quando d’un tratto mi trovo lì con loro, Valentino, Lorenzo e Cecilia a guardare le stelle: “Capelli tra l’erba. Pelle a pelle con il mondo. Libero di perdersi nel cielo”, o quando a Valentino chiedono di ripudiare la sua sposa perché pagana e lui risponde “no, mai, io l’amo” (in fondo l’amore non ha tempo né religione), o quando all’improvviso appare lo scintillio della Cascata, il suono di rami spezzati, Byron che canta, strapiombi, il bosco e poi il lago, alla ricerca di Eco.

Dappertutto, in “Valentino. Il segreto del Santo innamorato”, c’è questo amore generalizzato e mai scontato, perciò, se non l’aveste capito, ve lo consiglio!

Giuliana