Cedi la strada agli alberi

Cedi la strada agli alberi è la raccolta delle “poesie d’amore e di terra” di Franco Arminio, edito da Chiarelettere, uscito a febbraio 2017.

Siamo a giugno 2017.

Come mai ho aspettato tanto? C’è da vergognarmene.

In ogni libro che leggo trovo elementi terapeutici, è vero, ma questo.

Questo libro, dal piccolo formato profumato da tenere sempre con sé, è una raccolta di terapie in pillole, una raccolta di immagini e suggestioni che racchiudono tutto il bene della poesia (la ricercatezza e la cura delle parole, l’immediatezza, la brevità), tutto il bene dell’amore (l’appartenenza, la gentilezza, la cura delle persone, la sensualità) e tutto il bene degli alberi e della natura (il rispetto, l’autenticità, la forza, il benessere, la riflessione).

Conoscevo l’autore solo di nome e dopo la lettura, fatta a sorsi dissetanti come l’acqua fresca per l’anima accaldata, ho scoperto la paesologia di Franco Arminio.

La paesologia nasce quando i paesi stanno finendo. In questo finire apparente si aprono fessure che danno emozione.
La paesologia ha capito che i luoghi sono importanti. Bisogna guardare quello che ci facciamo coi luoghi, bisogna saperci fare coi luoghi. Non può essere solo una faccenda di urbanisti o di sociologi.
nell’italia di oggi essere paesologi significa dare valore ad alcune cose piuttosto che ad altre: la percezione piuttosto che l’opinione, il dettaglio piuttosto che l’astrazione, la fragilità piuttosto che l’arroganza.
non è una disciplina scientifica, ma emotiva, una postura che guarda il mondo dall’altezza del cane, uno sguardo sul mondo che non ha paura di nascondere le proprie incertezze, le proprie ossessioni, un egocentrismo che sa ascoltare.

Cedi la strada agli alberi mi ha lasciata senza parole, mi ha commossa, mi ha parlato di paure e affetti che conosco, da voce all’amore per la terra, per il silenzio, per i fili d’erba, per il vento, per gli alberi, per le parole, per le solitudini.

Cedi la strada agli alberi è un antidepressivo fatto di parole, parole che ci fanno scoprire certi significati, ci fanno rispondere a certe domande, come ad esempio, che senso ha la nostra vita? Che ci facciamo con la nostra vita?

Un buon indizio per tentare di rispondere lo troviamo nel titolo: cominciamo a cedere la strada agli alberi.

Ricordatevi che siamo a giugno 2017, non è mai troppo tardi, ma è un peccato lasciar passare il tempo senza avere questa bellezza tra le mani.

Giuliana

P.S. La mia poesia preferita è quella che segue. Penso al mio luogo perfetto, il mio posto nel mondo, forte, fragile, sacro. Sono parole che accarezzano le mie paure, ma “bisogna ripartire da qui”.

Bellissima l’Italia
annidata sull’Appennino.
E’ la mia Italia,
è l’Italia che trema,
in cui mi inginocchio ogni giorno
davanti alle porte chiuse,
ai muri squarciati.
Bisogna ripartire da qui,
qui c’è il sacro che ci rimane:
può essere una chiesa, una capra,
un soffio di vento,
qualcosa
che non sa di questo mondo
né di questo tempo.

Franco Arminio

La leggenda del panpepato

la leggenda del panpepato

Ho ritrovato questa mia recensione mai pubblicata, scritta a Ferragosto 2014, che parla di un libro della mia terra.
Amo i libri della mia terra, i dolci della mia terra, le leggende della mia terra.
Li considero, indovinate un po’? Terapeutici, perché fanno affondare le proprie radici e più siamo ben saldi a terra più possiamo guardare il cielo senza paura di cadere.

La leggenda del panpepato, di Maria Bronzini

Un dolce di Natale a Ferragosto serve a ricordarci che le cose sono molto di più di quello che appaiono soltanto. E questo vale per ogni stagione dell’anno. 
I luoghi magicamente narrati in “La leggenda del panpepato” sono poco distanti da Terni Città, la mia città, e dal punto in cui mi trovo adesso, affacciata dal Belvedere superiore della Cascata delle Marmore.

In questa storia c’è un piccolo popolo possidente di pozioni magiche che è probabilmente imparentato con i folletti, gli gnomi e le fatine che abitano le grotte carsiche della Cascata, in effetti il terreno fertile è molto simile.
Delle ragazze zitelle, buone ma niente affatto belle, andarono ad abitare nella pianura tra Colleluna e Valleantica. Erano apprendiste maghe e volevano imparare i segreti delle erbe per guarire i mali dei bambini del mondo.
Il popolo fatato che abitava all’ombra della “torre magica” di Colleluna teneva il segreto delle pozioni e delle erbe e on volevano diffonderlo, così le maghe pensarono di dar forma ad una dolcissima pietanza da barattare con i tesori del piccolo popolo. Utilizzarono i frutti della fertile pianura, ghiande, miele e bacche piccanti e crearono il dolce più brutto e più buono del mondo, che chiamarono Panghianda, antenato nobile e fatato del nostro amato, ternano, natalizio Panpepato.
Il piccolo popolo lo assaggiò riluttante per la bruttezza, ma fu subito convinto dalla squisitezza del dolce, lo accompagnò con succo di distillato di coccole di ginepro e accettò il baratto.
Niente è come sembra, dietro a una apparente bruttezza può esserci un cuore dolce e un sapore universale.
Buon Ferragosto!

Oggi poi vi dico Buon Natale!

Giuliana

Storia della bambina perduta

storia della bambina perdutaDunque la storia di Elena Ferrante finisce con “Storia della bambina perduta” (tra l’altro, finalista al Premio Strega 2015).
Una storia appassionante, quattro libri per complessive milleseicentotrenta (!) pagine che personalmente non mi hanno dato scampo, mi hanno inchiodata ad esse finché non sono terminate.
La storia è travolgente e i personaggi sembrano vivere: credevo davvero che una volta tirati su gli occhi dalle pagine avrei trovato nella mia realtà Lila, Nino, le bambine di Elena, il rione di Napoli da cui volevo scappare anche io che leggevo.
Immedesimarmi in Elena è stato piuttosto semplice, lei mi somiglia, così bisognosa di certezze e conferme, e così identificata com’ero è stato fastidioso leggere della scelta di lasciare le bambine, l’ostinata permanenza a Napoli, la dipendenza insopportabile da Nino e da Lila.

Da leggere, comunque.
Soprattutto chi vuol fare i conti con le età della vita, chi vuol lasciare la propria terra ma ci è legato da morire e non sa come fare, chi si vuol liberare da legami non sani e vuole un esempio concreto di quel che ci si può aspettare se non lo fa.
Infine, per quella parte di noi che sogna le rivoluzioni, c’è un messaggio neanche troppo nascosto: più delle rivoluzioni, l’amore riordinerà il mondo.

Giuliana

L’amica geniale
Storia del nuovo cognome
Storia di chi fugge e di chi resta

Piediluco è … una favola!

piediluco è una favola

Piediluco è … una favola!”, Edizioni Thyrus, è un libro per bambini e per quei grandi che vogliono ancora sognare.
E’ stato un vero piacere averlo tra le mani, solido e piccolo, e leggerlo anche in inglese, riconoscere le vie di Piediluco nelle illustrazioni.
Parla della mia terra e ha qualcosa di magico per questo.
Questa è la storia.
C’era una volta, e per fortuna c’è ancora, un paese vicino a un lago ai piedi del Monte Luco.
C’erano, e molto probabilmente non ci sono più, due oche e un cucciolo di cane meticcio che correva sempre in loro aiuto e che amava, riamato, una nobile barboncina con pedigree.
I due innamorati non potevano convolare a nozze per via dell’umana un po’ snob della barboncina, la contessa Della Valle Prata.
Come in ogni avventura degna di essere raccontata, c’è un piccolo dramma da superare, un tesoro in fondo al lago, un eroe, una storia d’amore contrastata, un’umana cattiva poi redenta, e un lieto fine.
Questo libro “Piediluco è … una favola!” è come un bel regalo inaspettato, che porta in dono un momento di serenità e persino la possibilità di guardare con occhi nuovi le stesse terre, senza più uno sguardo scontato, ma con consapevolezza, gratitudine e meraviglia.
Non vedo l’ora che il tempo sia mite da permettermi di portare i miei figli per le vie di Piediluco, piene di riflessi dal lago, alla ricerca delle tracce dei quattro amici di questa storia, per sentire le loro risa all’ora di pranzo.
Se non è felicità questa di cercare la magia della vita, cos’è?
Se non è libroterapia questa, cos’è?

Giuliana

Iscrivetevi qui per rimanere aggiornati sulle nuove recensioni di libroterapia!
Newsletter