Geografia commossa dell’Italia interna

Geografia commossa dell’Italia interna è un libretto piccolo piccolo, denso e morbido come il burro, profumato come il pane, colorato e caldo come le foglie d’autunno.
L’ho scelto dopo la folgorazione di Cedi la strada agli alberi, dello stesso Franco Arminio, l’ho ordinato perché introvabile e l’ho letto a fine settembre, come testimoniano i turni di ottobre scritti sulla quarta di copertina (i miei libri sono diventati una specie di diario, dato che non scrivo quasi più).

Comincia così:

Sono partito dalla percezione del corpo, perché il corpo mi dava pensieri, il corpo faceva salire alla testa pensieri più che sensazioni. Questi pensieri si mettono in un’area della testa che si potrebbe chiamare area dell’apprensione: è quest’area che mi porta a disperare del mio corpo, a sentirlo incapace di avvenire.

Tuttavia, non c’è da disperare, tutta la speranza è riposta nella “paesologia“, una disciplina indisciplinata, che raccoglie le voci del mondo, che cerca di ricostruire un progetto comune bypassando l’imbroglio della modernità, che ci impedisce di credere ancora alla nostra avventura su questo pianeta, che ci toglie le percezioni lasciandoci solo le opinioni, che ci fa dimenticare la Terra, le nostre terre.

La paesologia è una disciplina che pone attenzione ai paesi, luogo della memoria e il punto per ripartire verso un nuovo futuro, per salvare il presente stretto tra immagine e commercio.

C’è solo un modo per la salvezza, dare attenzione ai luoghi marginali, costruire un nuovo umanesimo delle montagne, mettere in atto la rivoluzione, mettere insieme “amore, politica e poesia”.

Essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

Ecco cosa bisognerebbe fare, non arrendersi, non fare finta che va tutto bene, non ignorare la malinconia, anzi proprio “darsi all’ardore e alla malinconia”.

Tra queste due cose sembra non essere possibile la conciliazione, ma bisogna cercarla, forse il luogo dell’intreccio è nella poesia.

Giuliana

Cedi la strada agli alberi

Cedi la strada agli alberi è la raccolta delle “poesie d’amore e di terra” di Franco Arminio, edito da Chiarelettere, uscito a febbraio 2017.

Siamo a giugno 2017.

Come mai ho aspettato tanto? C’è da vergognarmene.

In ogni libro che leggo trovo elementi terapeutici, è vero, ma questo.

Questo libro, dal piccolo formato profumato da tenere sempre con sé, è una raccolta di terapie in pillole, una raccolta di immagini e suggestioni che racchiudono tutto il bene della poesia (la ricercatezza e la cura delle parole, l’immediatezza, la brevità), tutto il bene dell’amore (l’appartenenza, la gentilezza, la cura delle persone, la sensualità) e tutto il bene degli alberi e della natura (il rispetto, l’autenticità, la forza, il benessere, la riflessione).

Conoscevo l’autore solo di nome e dopo la lettura, fatta a sorsi dissetanti come l’acqua fresca per l’anima accaldata, ho scoperto la paesologia di Franco Arminio.

La paesologia nasce quando i paesi stanno finendo. In questo finire apparente si aprono fessure che danno emozione.
La paesologia ha capito che i luoghi sono importanti. Bisogna guardare quello che ci facciamo coi luoghi, bisogna saperci fare coi luoghi. Non può essere solo una faccenda di urbanisti o di sociologi.
nell’italia di oggi essere paesologi significa dare valore ad alcune cose piuttosto che ad altre: la percezione piuttosto che l’opinione, il dettaglio piuttosto che l’astrazione, la fragilità piuttosto che l’arroganza.
non è una disciplina scientifica, ma emotiva, una postura che guarda il mondo dall’altezza del cane, uno sguardo sul mondo che non ha paura di nascondere le proprie incertezze, le proprie ossessioni, un egocentrismo che sa ascoltare.

Cedi la strada agli alberi mi ha lasciata senza parole, mi ha commossa, mi ha parlato di paure e affetti che conosco, da voce all’amore per la terra, per il silenzio, per i fili d’erba, per il vento, per gli alberi, per le parole, per le solitudini.

Cedi la strada agli alberi è un antidepressivo fatto di parole, parole che ci fanno scoprire certi significati, ci fanno rispondere a certe domande, come ad esempio, che senso ha la nostra vita? Che ci facciamo con la nostra vita?

Un buon indizio per tentare di rispondere lo troviamo nel titolo: cominciamo a cedere la strada agli alberi.

Ricordatevi che siamo a giugno 2017, non è mai troppo tardi, ma è un peccato lasciar passare il tempo senza avere questa bellezza tra le mani.

Giuliana

P.S. La mia poesia preferita è quella che segue. Penso al mio luogo perfetto, il mio posto nel mondo, forte, fragile, sacro. Sono parole che accarezzano le mie paure, ma “bisogna ripartire da qui”.

Bellissima l’Italia
annidata sull’Appennino.
E’ la mia Italia,
è l’Italia che trema,
in cui mi inginocchio ogni giorno
davanti alle porte chiuse,
ai muri squarciati.
Bisogna ripartire da qui,
qui c’è il sacro che ci rimane:
può essere una chiesa, una capra,
un soffio di vento,
qualcosa
che non sa di questo mondo
né di questo tempo.

Franco Arminio