Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto

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Dopo Nocciolo d’oliva che parla di scritture sacre, incappo in Monte Cinque, di Paulo Coelho, che parla della storia del profeta Elia, quindi ancora Dio, parola di Dio, scritture sacre.
Non ce la posso fare continuare su questo filone per così dire religioso, così ho messo via Monte Cinque, forse momentaneamente.
Ho preso Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto, sempre Coelho, libro scovato insieme a Monte Cinque in un mercatino dell’usato.

Il libro comincia con un versetto dal Vangelo di Luca.
Eddai.
C’è ancora Dio in queste nuove pagine, Dio o comunque si voglia chiamarlo, Dio che ha anche un volto di donna che conosce l’amore.

La storia parla di Pilar, giovane donna alle prese con libri e esami di una vita che sembra già “apparecchiata”, come direbbe Erri De Luca, un lavoro dietro una scrivania, un uomo da cercare e poi sposare, dei figli.

Solo che a sparecchiare la tavola arriva dal passato il primo amore di Pilar, un Lui che non ha nome, che fa i miracoli, che è innamorato di Dio ma anche di Pilar, che si trova dunque a dover scegliere tra Dio e Pilar, anche se poi sappiamo che l’amore non esclude l’uno o l’altra, l’amore è insieme, è universale.

La storia è bella e si legge d’un fiato, solo che io mi trovo a disagio coi miti e i riti delle religioni.
E’ pur vero che nei libri di Coelho si trova una grande spiritualità in senso ampio, forte e senza i legacci di una religione.

Prestiamo dunque attenzione a ciò che ci dice il bambino che serbiamo nel cuore. Non vergogniamocene. Non lasciamo che abbia paura, perché quel bimbo è solo e non viene ascoltato quasi mai.
Consentiamogli di prendere le redini della nostra esistenza.
Se non perderemo il contatto con questo bimbo, non smarriremo il rapporto con la vita“.

E’ dunque importante svegliare la nostra anima dal torpore e cercare le cose per cui vale la pena di lottare, ricordando che “l’universo cospira sempre a favore dei sognatori“, come ci ha insegnato anche Manuale del guerriero della luce.

L’amore è la risposta a tutto, non solo l’amore tra uomo e donna, l’amore come espressione della vita per la vita, l’amore che salva e restituisce ai sogni, restituisce i sogni.

C’è sparso in tutto il libro, inoltre, il senso della potenza delle parole, soprattutto quelle scritte.
Il chiarimento di Pilar con se stessa, il tentativo di lasciar andare il suo dolore avviene grazie alla scrittura:

Scriva tutto ciò che sente. Lo tiri fuori dall’anima, lo metta sulla carta e poi lo butti via. Dice la leggenda che il fiume PIedra è talmente freddo che tutto ciò che vi cade si trasforma in pietra. Chissà che non sarebbe buttare nelle sue acque anche la sofferenza!“.

Il chiarimento tra Pilar e il suo amato avviene proprio al passaggio dei fogli scritti da Pilar, dalle sue mani alle mani di lui, anziché alle acque gelide del fiume.
Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto: le lacrime sono andate via col fiume, i sogni no.

Va a prendere le tue cose. I sogni richiedono fatica“.

Giuliana

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