Storia di chi fugge e di chi resta

storia di chi fugge e di chi resta
Terzo libro dopo L’amica geniale e Storia del nuovo cognome.
Lenù, mentre prosegue nella narrazione (cominciata a causa della sparizione di Lila, quasi una inconsapevole Scrittura Terapia), fa delle riflessioni su se stessa.
Si descrive “troppo abituata a raffreddare la vita immagazzinando idee e dati“, fa i conti con una vita passata non a pensare, non a accettare se stessa, ma a vivere all’ombra di Lila, sempre in balia di repentini cambi d’umore (che riconosco come se fossero miei!), di un diventare all’improvviso ombrosa perché non si sente aiutata da nessuno.
Molto in là nella lettura Lenù capisce che è ora di uscire dalla scia di Lila e dedicarsi a se stessa per diventare Elena Greco (anche se ora che ho letto anche il quarto e ultimo volume (Storia della bambina perduta) non sono convinta che lo sia diventata davvero).

Ecco, per chi come me, tende a fare la vittima della situazione, ad un certo punto c’è una vera e propria terapia d’urto: si piomba nel salumificio Soccavo, si lavora alle condizioni di Lila ai primi anni Settanta, sola, con un figlio, a Napoli. D’un tratto emerge una gratitudine sincera per chi ha combattuto certe lotte di dignità, di riconoscimento dei diritti sul lavoro che oggi, grazie a quelle lotte, non è più sfruttamento, per quanto non ci inciti a volare.

C’è il disordine del mondo che fa da sfondo alla storia, le paure degli anni del terrorismo, i comunisti che non sanno più quale sia la loro casa, le violenze e le insicurezze che mi ricordano tristemente qualcosa del mio tempo. Il disordine del mondo è entrato nelle vite dei personaggi, disordinandogli inevitabilmente le vite.

La storia è avvincente ma Elena e la scelta nel finale mi delude.
Se qualcosa ci insegna col suo racconto è che non si fugge! Si resta. Si affronta il nemico perché se non lo si fa tanto prima o poi ci torna davanti come un dinosauro e ci annienta.

Non mi è mai successo di allontanare via da me un libro appena finito di leggere.
Sono rimasta con una rabbia che ha cambiato anche il sapore del libro.
Mi sono sentita meglio, tuttavia, per differenza, orgogliosa di aver sempre anteposto i miei bambini a qualunque scelta.

Giuliana

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