Che impresa, leggere un libro di milletrecentocinquantanove pagine.

Un viaggio fantastico (non solo in senso “fantasy”), sorprendente, vivido, pieno di emozioni e lacrime, come riesco così bene io negli ultimi tempi.
Una storia ricchissima di particolari, un mondo così dettagliato da avere la certezza che sia vero.

A volte troppo dettagliato, troppe descrizioni minuziose e troppo dettagliati i combattimenti, hanno nome anche le armi, hanno voce gli alberi, si ha compassione anche degli esseri più spregevoli, ma è il potere dell’anello, a cui si rimette persino Frodo, dopo tanto penare. La fortuna sta nell’aver avuto compassione.

Andrebbe letto Il signore degli anelli prima di ogni altri libro fantasy, anche se credo che la creazione di Tolkien sia un genere a parte, un grande classico che rende reale un universo inventato, un libro di viaggi, un libro di emozioni, un tesoro di significati di parole, una sorta di nuovo vocabolario, dove le parole prendono vita e diventano storie.

Il signore degli anelli ti cambia il modo di leggere. Di guardare alla realtà. Di emozionarsi.

Questi sono davvero giorni strani – mormorò – Sogni e leggende divengono realtà e sorgono dall’erba dei prati.

Bello è chi bello fa. Detto Hobbit

Ce la faccio – rispose Frodo – Ce la devo fare.

Non dirò: “Non piangete”, perché non tutte le lacrime sono un male” disse Gandalf

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