Siddharta

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Siddharta è il figlio del brahmino, bello, dal passo garbato e snello, studioso, stimato, amato da tutti, fortunato.
Eppure inquieto, con lo spirito assetato, scontento, non gli bastano i bramini, non bastano i samara, perfino Buddha non basta.
Siddharta vuole scendere dentro se stesso, non vuole dottrine, vuole trovare la verità solo attraverso se stesso.
Soffre e sperimenta, guarda il mondo con diffidenza, si trova da solo, cerca la sua patria in questo mondo, attraverso il suo corpo.
Fa esperienza anche dell’amore corporeo, del commercio, degli affari.
D’un tratto la rivelazione dell’Om gli fa capire la pochezza delle cose di mondo, quanto effimero sia il piacere dei sensi, gli agi della vita, la ricchezza dovuta al commercio, i cibi che gli fanno ingrassare il ventre.
Capisce qual è stata finora la sua malattia: il “non saper amare nulla e nessuno”.
Poi quando incontra l’amico di una vita gli rivela che “l’amore, o Govinda, mi sembra di tutte la cosa principale”.
Siddharta ci insegna a riappropriarci di noi stessi, a vedere il mondo attraverso i nostri occhi, a viverlo attraverso il nostro corpo, tutto come una unica entità, come un respiro solo, al suono dell’Om, della perfezione.
Ci insegna il valore dell’ascolto profondo, della meditazione, dell’attenzione al presente, per il raggiungimento della felicità e della pace interiore.
Nelle sue pagine tutto ci parla, perfino il fiume.
Un fiume che fa da spartiacque tra due vite di una stessa persona, un fiume che ride, che deride, che ascolta, parla e insegna.

Siddharta, 1922, è un romanzo di Hermann Hesse enormemente famoso, ma non è un libro facile.
Parla di noi stessi e della nostra natura profonda e divina e non lo capiamo se non siamo pronti a capirlo, a capire noi stessi.
Io non so se l’ho capito, a dirla tutta.
So che la prima volta che lo lessi, al liceo, una vita in trasformazione fa, non mi piacque nemmeno un po’.
Oggi, in questa nuova trasformazione di me stessa, lo trovo uno dei libri migliori che io abbia avuto tra le mani, uno di quei gioielli che faccio fatica a lasciare perché non ho trovato ancora un posto abbastanza speciale.
Siddharta è mio fratello, mio amico, mio compagno di irrequietezze e di ricerche.
Qualcosa ho trovato, viva il cielo: un altro spirito assetato.

Giuliana

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