Scrivere i propri ricordi

foto giorgini

Scrivere i propri ricordi

Una casa in un dipinto e osservatori non casuali che recuperano memorie e trattengono emozioni globali e attuali. Ne scrivono.
Ne nasce una storia quasi d’amore, di ricordi e malinconie, di profumi di casa e di immagini dolci di un tempo lontano, di cucine e gesti che non ci sono più, ma che hanno plasmato l’anima e il corpo di chi scrive.
Grazie a tutti per aver contribuito a questo post colmo di amore e per questo trasporto col quale è nata la concatenazione cercata.

Amalia:
Nella casa di mia nonna, la cucina era una grande stanza. Dalla finestra vicino all’acquaio entrava una luce variabile secondo il tempo e le stagioni, che non riusciva a illuminarla tutta. 
La parete accanto era dominata dal grande camino, scuro, affumicato, in cui una brace covava sotto la cenere in ogni stagione, usata, se non per riscaldare l’ambiente, per cuocere e tenere al caldo semplici vivande: il latte per la colazione della mattina, il caffè d’orzo preparato nel bricco con il manico di legno e il lungo beccuccio, oppure il panciuto tegame di coccio (la pigna) in cui si mettevano a cuocere a lungo i fagioli. 
Al centro della stanza, un grande tavolo di legno scuro e massiccio, attorniato da sedie di legno dai sedili impagliati. Sul tavolo, stoviglie di terracotta a chiazze verdi e gialle apparecchiavano la tavola coperta da una lunga tovaglia di tela grezza e ruvida.
I bicchieri si coloravano del rosso del vino versato dal fiasco e l’acqua si tirava su con un mestolo dalla brocca di rame, appoggiata sull’acquaio di scuro granito, o si versava nei bicchieri dalla brocca di coccio color ocra.
 Dirimpettaia al camino la credenza: di legno verniciato di un celeste-azzurro stinto.
 Le ante a vetri graffiti, tra trasparenze e opacità, custodivano tazze e bicchieri spaiati: le tazze con il loro filetto dorato e disegni di dame vestite di rosa e celeste in stile impero o decorate a piccoli fiori e roselline, i bicchieri di fragile cristallo.
 Sotto alla vetrina, ante di legno racchiudevano i piatti della festa, bianchi di ceramica, con disegni in rilievo e anch’essi con il loro filetto dorato, insieme alle posate d’ottone lucidato (non potendo permettersi l’argento).
 Accanto alle stoviglie, il cesto col pane avvolto in un ruvido e spesso canovaccio di canapa, ricavato dal rotolo di tela filato e tessuto a mano. Il pane doveva resistere almeno per una settimana, fino al giorno della successiva panificazione, che avveniva in casa con la sua lunga procedura di lievitazione e cottura nel forno che si trovava nel “fondo”, al piano terra, sotto alla cucina. 
In pentola bolliva il brodo dorato per la minestra, dall’odore di pomodoro e maggiorana.
 Nell’aria, che faceva “corrente” attraversando la porta della camera di fronte quando anche quella finestra era aperta, si diffondeva a sprazzi il profumo di gerani e garofanini, verso l’ampio panorama di campi e colline verdeggianti della campagna tuderte. 
In questa casa ci andavamo d’estate, alla fine della scuola.

Alfredo:
Il bacile era il catino bianco smaltato, usato per la toilette mattutina, collocato nelle camere da letto quando ancora non c’era né bagno, né acqua corrente. Dalla brocca, la nonna versava l’acqua e il nonno mi sollecitava: «Dai, su, lavati gli occhi, soffiati il naso e vieni con me nell’orto a prendere il fresco del mattino che fa così bene. Le prugne di Santa Rita sono pronte, belle profumate».
Acqua fresca, pulizia del naso, fresco del mattino, profumi dell’orto: così iniziavano le mie giornate estive di bambino in campagna. Ancora oggi, quando mi sveglio, mi vengono in mente quei semplici precetti igienici.
Anna: … e davanti a quel bacile, mia nonna mi circondava il collo con un asciugamano di tela leggera (era d’estate) per lavarmi il viso e fare in modo che l’acqua non scolasse lungo il collo a inumidire la sottoveste…avrò avuto quattro o cinque anni…

Chiara:
Ricordo le vacanze a casa di mia nonna. Ci preparava la minestra di fagioli che io adoravo e che invece detestava mia cugina Francesca. La minestra di fagioli era l’unica cosa che ci divideva, per il resto eravamo tanto legate. E lo siamo tuttora, nonostante viviamo in due città diverse. Alla fine del pranzo mia nonna ci chiedeva sempre se avevamo ancora fame e, nel caso, ci avrebbe preparato all’istante un uovo al padellino. Il gatto invece sarebbe arrivato nella mia vita dopo tanti anni. E dalla mia vita se ne sarebbe andata, era una gatta, all’improvviso, lasciando un grande vuoto. Non ci sono più nè mia nonna nè la mia gatta, ma nel cuore rimangono tanti bei ricordi. Sono ricordi passati e recenti, ricordi che vanno e vengono, ricordi che questa immagine evoca ora, in questo preciso istante
Francesca: … ora la minestra di fagioli mi piace!!
Elisabetta: mi hai fatto commuovere
Anna: di gatto, io ne ricordo uno nero appollaiato su un otre coperto da un coperchio di legno. L’otre era messo lì a decorare un pianerottolo, dopo la buia rampa di scale che, da casa di mia nonna (questa in città), portava all’appartamento soprastante in cui viveva una misteriosa “vecchia”, arcigna a temuta per i racconti che ne facevano a me bambina…non volevano che salissi quelle scale…
Chiara: … e di nonno, il marito della nonna della minestra di fagioli, ricordo che anche lui ci faceva respirare l’aria fresca del mattino, non nell’orto ma in riva al mare. Al mattino presto prendevamo il 7 rosso/barrato: in fila come una serie di soldatini che dovevano passare la revisione del capitano, io e i miei fratelli e cugini, aspettavamo alla fermata l’arrivo dell’autobus. Quando nonno vedeva sopraggiungere il mezzo, alzava il bastone come fosse un segno di comando e ci faceva diligentemente salire. Eravamo dieci nipoti con le nostre sacche da mare con colazione e palette per la sabbia: ci mettevamo tranquillamente seduti e scendevamo, al cenno del nonno, allo stabilimento balneare “La Bicocca”. Ricordo che, mentre noi giocavamo in riva al mare, nonno ci sorvegliava con pazienza ed amore, in canottiera e pantaloni. Non ricordo di averlo mai visto in costume da bagno. All’ora di pranzo, sempre diligentemente, prendevamo il 7 rosso/barrato e tornavamo dalla nonna: la minestra di fagioli ci aspettava!…
Francesca la storia dell’uovo al padellino della nonna di Chiara, Francesca, Riccardo, Paola, Simonetta, Andrea, Stefano,Cristina, Paolo e Valentina, è rimasta ben impressa nelle menti di tutti noi tan’tè che alla fine di pasti luculliani, anche oggi spesso ci scappa la battuta ripetendo la domanda della nonna:”ti faccio un uovo al padellino?”..la cucina della nonna aveva un suo fascino, buona e profumata ed anche mi affascinavano i pentolini smaltati con il manico lungo, la nonna ne aveva uno rosso ed io sono ancora alla ricerca di pentolini smaltati con il manico…ma è difficile trovarli!… nella cucina della nonna circolava non un gatto ma il nostro cane Brik, un breton che si metteva al pari di noi bambini e la nonna gli riservava sempre appetitosi avanzi in una gavetta a forma di fagiolo (a proposito di fagioli!) nello sportello in basso del lavandino davanti al quale lui si piazzava entrando in casa come un razzo finchè non gli si dava il dovuto… mio nonno paterno, a ragione, lo chiamava “Rimedia”… e dalla nonna si rimediava tutti sempre qualcosa: “i biscotti doria, le caramelle mou e le rossana!…..”

Silvia:
In un misto italiano-spagnolo voglio scrivere e condividere con voi I miei ricordi dell’Italia, la prima volta.
Sono arrivata a Fiumicino in febbraio di 1994. Ero incinta, nei primi mesi di gravidanza, piena di curiosità per quel che il nuovo paese mi, anzi, ci avrebbe portato nei prossimi tre anni…. Un amico argentino era andato a prendermi al aeroporto. Era sera tardi già. Dopo salutarci e sentire il forte freddo di febbraio, abbiamo messo i bagagli nella sua macchina e cominciamo ad andare verso Terni… Io, con la mia curiosità abituale domandavo tutto…. e dopo approssimativamente mezz´ora di viaggio, domando al mio amico ” Ma dov’è la campagna qua? Ci sono sempre luci anche se Roma e´già lontana…” Lui ha incominciato a ridere e´mi ha detto… “Giustamente Cara, quella é la prima differenza che troverai con l´Argentina. Qui dove vai vedrai luci, anche in campagna sempre vedrai una casa, delle persone…”.
In Argentina, in campagna, si fanno cento chilometri senza vedere niente e nessuno, soltanto grano e bestiame… E si, fu tutto un cambio nella mia testa… ero in un altro paese, molto diverso dal mio, tutto compatto, con pochissime casse basse e con piazze senza alberi (da noi le piazze sono verdi, come i vostri parchi).
E veramente sono stata molto bene in Italia, mi ha cattivato, il paese, le bellezze, ma sopratutto la gente… Adesso ho un pezzetto del mio cuor lá… Nel paese che di notte sempre si vedono luci….

Barbara
Un viaggio nei ricordi…dunque vediamo..sicuramente mi viene in mente la casa di mia nonna Ardita, la casina con il giardino davanti al bar, ora non è più nostra, è di mia cugina ma ci giocano ugualmente i miei figli quando veniamo a Marmore. Mi vengono in mente i pomeriggi lì a rincorrere il mio gatto Lilli, che puntualmente si arrampicava sull’albero di albicocche. le ginocchia sbucciate quando ho provato i pattini (non era per me), e quando frugavo nel cassetto di mia nonna…quante cose c’erano!!!!!! E poi l’altalena davanti all’oratorio e il bigliardino…ci giocavo con Serena, era la mia vicina di casa e i pomeriggi li passavo con lei.
Marmore nel cuore.

Anna Maria
Il gattone, la cucina bianca,la campagna fuori della finestra, Adamo ed Eva uniti dal serpente e dalla mela che lei offre. Per me il gatto è l’animale magico che tanto ho amato da bambina e da ragazzina : piccolissima ne portavo alcuni ,cuccioli, a spasso per casa con la carrozzina che da poco aveva ospitato me; un pò cresciuta ho adottato un gattone rosso semiselvaltico, addomesticato poi dalla dolcezza e da mille coccole; già mamma ,pochi anni fa, mille cure dedicate a Jimbo, il gatto nero dei miei figli non gli impedivano di mordermi quando era nervoso…ma una volta era rimasto chiuso nella lavastoviglie..in azione nella mia cucina bianca che è stata ed è il cuore della vita di famiglia. Aspetto ora , in questo momento di passaggio, forse di trasloco nella campagna che mi aspetta e che desidero, aspetto con ansia un gatto tutelare che mi accompagni e mi permetta di riconciliarmi con tante coccole con il genere felino. Non vedo l’ora di riabbracciarlo !e certo vorrei che il mio Adamo sia presente a condividere le gioie e le difficoltà del nuovo paradiso terrestre.

Alessia:
Ricordo i pomeriggi con mia nonna e le mie cugine passati raccogliendo pinoli e nocciole con cui preparavamo una merenda speciale : il croccante!!! Ricordo ancora il profumo e il buonissimo sapore…che bello! Lo racconterò ai miei figli, vorrei trasmettergli la semplicità e la gioia di un pomeriggio passato in famiglia.

Loredana
La stufa.. mia nonna e i pomeriggi trascorsi a casa sua, il calore che sprigionava in quella cucina stretta, la pentola sopra per cucinare.
il macinino del caffè.. “gioco” proibito da cercare di prendere di nascosto da mia madre che lo utilizza ancora come soprammobile in cucina.

Galadriel
Il primo ricordo che affiora è la cucina di una mia amica d’infanzia…con la nonna sempre seduta accanto la stufa a legna e come entravi diceva” assettate e che te offro”, C’ERA SEMPRE ODORE DI qualcosa di buono, e il calore e l’ospitalità di quella stanza non la dimenticherò mai…neanche il gatto che entrò e per la paura che gli abbiamo messo saltò sopra la stufa incandescente!!!bellissima infanzia!

Fernanda
L’immagine proposta raffigurante una cucina con sfondo di campi evoca altre due cucine che sono state abitate e vissute da me nel mio passato di bambina, ragazzina e giovane donna. Sono la cucina di mia nonna nel paese dove viveva e dove d’estate mi ospitava insieme a mio cugino S. E la cucina della mia casa romana dove ho abitato per i primi venti anni della mia vita insieme alla mia numerosa famiglia formata da mamma, papà, due fratelli, due zie, la nonna paterna e un cugino. Una folla!
 



 Altri tempi! molto distanti dalla mia vita attuale, non solo per il tempo trascorso, ma perché tutte quelle persone che hanno attraversato, vissuto, abitato, occupato quelle due cucine non ci sono più. Sono tanti i ricordi che affiorano alla mia mente, troppo poco lo spazio in questa mail.

Andrea
Il primo ricordo è l’inverno nella casa dove abitavamo insieme a tutti i nonni quando ero bambino… stufa a legna sempre accesa, casa calda e piena di gente: vicini di casa, cugini, amici… e soprattutto sempre qualcosa da mangiare nel forno della stufa! Un dolce, la pizza “rancia” di Lucia (una vecchia signora della via che diceva sempre che la sua pizza era “rancia” anche se non so perché…), pane, caffè, ecc.!!! E io che in questo caos amichevole e caloroso stavo li a fare i compiti o a giocare con il mio amichetto di sempre Mauro!!! Che bei ricordi!!!

Anna
Vacanze, sapori antichi,
aria fresca del mattino in campagna o al mare
e nonne e nonni
gatti tutelari e cani fedeli
amici e cugini
e la strada da attraversare
igiene minima in un catino,
asciugamani leggeri
prati verdi
finestre spalancate
presenze ormai passate
e acqua nella brocca
il focolare acceso
minestra di fagioli e uovo al tegamino
tegamini smaltati
bianche piastrelle in cucina
biscotti e caramelle da rimediare
profumi dell’orto
e la campagna dove traslocare
l’albero di albicocche da conquistare
e le prugne di Santa Rita profumate
il croccante di pinoli e nocciole
la stufa e il macinino del caffè…
e
“un pezzetto del mio cuor là…
Nel paese che di notte sempre si vedono luci…”

2 pensieri su “Scrivere i propri ricordi

    • Ciao!
      Questo post è il riepilogo di un evento già concluso, però nella vita non si chiude mai niente, quindi anche qui sotto puoi postare il tuo contributo!
      Se vuoi restare in contatto seguici su facebook e presto daremo vita ad altri eventi come questo.
      Grazie e buona scrittura!

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